Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

“Sguardi”. Dolori e riflessioni di Ester Cecere

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L’umiltà della narratrice Ester Cecere che si misura con il dolore del mondo e con la riflessione dell’esistere come dimensione empatica dell’amore in “Sguardi” riflessioni e poesie estratti dalla rivista “Quaderni Incontri per riflettere” edizioni Collana Viola Ed.Movimento Letterario-Artistico “Unidiversità” -APS PAG.120 curatrice Giuseppina Rossitto presidente de “Lo specchio di Alice Movimento letterario artistico Unidiversità. Dicembre 2020.

Leggere Ester Cecere comporta la voglia di navigare diventando timoniere, nostromo, capitano e anche naufrago cui arriva in soccorso l’immensa voglia di comprendere le piaghe dell’umanità dal consumismo all’immigrazione, all’educazione dei bambini e l’umiltà che la contraddistingue costringe il lettore a rivolgere lo sguardo nell’altrove ove dimorano problemi quali appunto l’inquinamento del mare e del nostro eco sistema piuttosto che l’annoso problema dello sfruttamento dei migranti e l’educazione delle nuove generazioni ormai vittime sin da quando escono dalla pancia della mamma di un consumismo che non guarda l’età anagrafica ma trasforma gli innocenti e il loro vagiti in continui bisogni indotti ….
La stessa autrice scrive “Immigrazione, naufragi, consumismo, educazione dei bambini, rispetto degli animali domestici, tutela delle acque dei mari… Una vastità e complessità di argomenti .Non ho la pretese di avere tetto niente di nuovo. Tuttavia, ritengo che piu’ numerosi sono i semi sparsi, maggiore sarà la probabilità di vedere le piantine”.
l’umiltà di Ester Cecere perviene ad una riflessione cui non si può condividerne l’assunto e cioè che pur non avendo la pretesa di avere narrato vicende nuove , lei sente il bisogno di riflettere a voce alta con i suoi lettori insistendo sul valore dell’educazione civile che parte dall’infanzia fino all’età adulta, in cui educare vuole dire “Seminare”…
La scrittrice è una ricercatrice del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche di Taranto e la sua professione che svolge a parere di chi scrive con la passione che solo gli artisti sanno emanare in quello che fanno , la porta ad una riflessione universale dove l’umo e’ custode della natura ma anche devastatore , persecutore, vittima di se stesso e del proprio egoismo e ansia di possesso che ci ha portati a trasformare gli oceani in discariche galleggianti sena pensare al dopo…
La Cecere si avventura in spinose questioni quali l’immigrazione facendo una puntale analisi dello sfruttamento indiscriminato del continente africano che potrebbe essere autosufficiente con le risorse naturali che detiene di cui è il primo al mondo ad avere il primato come serbatoio di risorse del sottosuolo , vegetazione foreste pluviali pensiamo al Congo e fauna…
La riflessioni acuta e sintetica invoca la misura della sorveglianza degli “addetti ai lavori” , denunciando con lucidità e a ragione la razzia costante che viene fatta a questo continente dalle multinazionali sotto “l’egida “ di vari organismi
internazionali che pur sapendo “chiudono gli occhi” rif. Pag.10 “Aiutiamoli a casa loro ,realtà o utopia” Riflessioni.
La scrittrice esorta quindi la comunità internazionale ad assolvere al proprio compito di controllare che i “i predatori” del mondo occidentale ( pensiamo al bracconaggio dell’elefante africano di cui ogni 15minuti viene ucciso tuttora un esemplare per le zanne d’avorio che vanno a finanziare le guerre e il terrorismo e che entra in conflitto con l’uomo per i l disboscamento del territorio e per il fatto che l’elefante il cui nome scientifico e’ Loxodonta Africana -che possiede i neuroni a specchio come noi umani-è ritenuto il giardiniere della terra per via della mole di semi che mangia ed espelle disseminando ogni ora della sua giornata la terra di futuri alberi disboscati che così ricrescono, grazie all’intervento dello scarabeo stercorario ).
La riflessione di Ester Cecere che io faccio mia è da condividere e da trasmettere alle future generazioni perché non diventino avidi consumisti dediti alla noia e alla continua e interrotta induzione a falsi bisogni che nulla c’entrano con l’educazione al rispetto della natura come scrive l’autrice, riferendosi all’immenso e incommensurabile patrimonio della natura che il Creatore ci ha affidato.
La responsabilità è di chi educa e passa attraverso la consapevolezza del nostro ruolo; possiamo renderci conto che possiamo scegliere se sia più produttivo l’arricchimento materiale a breve termine o lasciare ai posteri la devastazione della nostra incontrollata mania di conquistare possedere facendo tacere la natura e le popolazioni sottomesse di paesi dove il PIL è 100.000 x n. volte più basso al nostro tenore di vita e dove lo sfruttamento del suolo comporta anche lo sfruttamento dell’infanzia.
La dottoressa Cecere e’ una ricercatrice che si occupa della salvaguardia del mare e dei suoi abitanti e in veste di artista mette a servizio la sua esperienza e professione scientifica per valorizzare l’importanza della cultura dell’ambiente per esempio del mare ,dove ogni anno il Giappone e la Norvegia si accaniscono contro le balene senza spiegare che la natura ha dotato queste splendide creature della possibilita’ di neutralizzare il 20% della CO2 che noi produciamo al pari degli alberi delle foreste le balene smaltiscono il “nostro inquinamento”
Cecere però non e’ solo questo , questo libro e’ una raccolta di suoi articoli, riflessioni ,racconti e poesie che la medesima ha pubblicato sulla rivista bimestrale “Quaderni incontri per riflettere” in cui emerge l’anima della ricercatrice che si interroga in modo quasi ieratico sul “perchè delle cose”, l’enigma che incontra la volontà di raccontare come ho già avuto modo di leggerla in altra opera “Istantanee di vita”.
A pag. 69 la poesia diventa respiro potente interrogandosi sul destino che e’ parola e mistica in un’ascesi dove il Bambino Gesù diventa altro migrante
Il rifiuto presepe triste di fradici assi di pianto una capanna/nella desolata campagna non candida neve//ma poltiglia di fango/sbilenco il cielo perde le stelle/e la mutilata cometa svia il pellegrino/……………………………….
Nella spettrale atmosfera pecorelle disperse e pastori smarriti/nessuno accoglie il bambino/
La poetessa e scrittrice vive come in una moviola che riannoda il nastro il mistero delle divinità con il parallelismo dei migranti che arrivano senza una meta e un conforto che accolga il loro smarrimento vivendo la dimensione di viandanti in itinere che ad ogni stazione fermandosi raccolgono un rifiuto.
Tale rifiuto il bambinello visse e non per sua colpa quando il mistero dell’arrivo del figlio di Dio fattosi carne divenne la caccia a tutti i bambini da parte di Erode che temeva essere spodestato dal Dio fatto prima bambino e poi uomo.
Cecere suggerisce con grande acume di vedere coloro che arrivano su barconi in cerca di futuro il destino del bambinello che in epoca di Corona Virus e’ stato sostituito senza il suo consenso dal Dio Vaccino e da ricercatrice sente la necessità di far intervenire la fede come fonte di carità che per renderci umani deve mostrarsi attraverso il dolore, perché il dolore è la scuola dei meriti i quali diventano una risorsa attraverso la narrazione e il superamento del pregiudizio che è il primo mostro inventato dalla nostra mente .
La ricercatrice mette un punto fermo sulla questione ambiente
a pag. 88 dove il colore nero diventa il protagonista della devastazione che pratichiamo senza rendercene conto verso la natura che ci ospita e non il contrario “Nero delle ciminiere lo sbuffo/nuvole di insolite tempeste foriere/Nero iridescente il nuovo manto del mare/Nero e untuoso il piumaggio di un tempo candidi gabbiani/ Chi scrive coglie in questi versi l’anima delle ricercatrice che cerca in natura la verità e nell’uomo la coscienza di dire “basta” al nero di petrolio scaricato in mare che untuoso mette fine al volo dei gabbiani coperti del carbon fossile tanto nominato per essere depennato e sostituito (quando?) dalle risorse sostenibili
Poesia , verità osservazione, narrazione coerente ,una costante nella vita della ricercatrice che è tutt’uno con la dimensione di essere artista per la vita intesa come destino da ricostruire tutti insieme dove noi diventiamo artigiani del nostro divenire.
Appartenere all’associazione Movimento letterario artistico internazionale “Unidiversità” fa della dottoressa Cecere un’ancella portatrice di un messaggio universale in cui arte e scienza diventano il modo con cui migliorarci per migliorare il “nostro mondo” per passare il testimone alle future generazioni.

Barbara Appiano

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