M. T. VARRRONE DE LINGUA LATINA, Traduzione e note di Maria Rosaria De Lucia, Guido Miano Editore, Seconda ristampa 2021

“«…Meditare su vocaboli che sono comuni al nostro quotidiano ma il cui uso è, per così dire, meccani-co, aprirà nuovi orizzonti di pensiero. A titolo di esempio, l’etimologia di assiderare, considerare e de-siderare, tre verbi dai significati diversi che contengono il termine latino sidus (stella): infatti chi rimane di notte sotto le stelle, si assidera; chi osserva le stelle per trarne presagi, considera ed infine chi volge lo sguardo al cielo nuvoloso in attesa che il tempo sereno consenta di ‘riveder le stelle’ desidera. Istrut-tivo e divertente…». Iniziare da questo riferimento testuale significa capire l’importanza del lavoro compiuto da Maria Rosaria De Lucia sulla portata culturale di Varrone. Nato a Rieti nel 116 a.C., fu le-gato da salda amicizia a Pomponio Attico, a Cicerone, a Pompeo. Cesare lo incaricò di formare una bi-blioteca pubblica. Trovò serenità, dopo varie peripezie, sotto Ottaviano e morì nel 27 a.C. Se indagassimo a dovere, mettendoci a sezionare le parole della nostra lingua, poche sarebbero quelle scampate dall’influenza storico-latina. Noi continuiamo ad adoperare in ogni campo dello scibile locuzioni che ci riportano, pari pari, all’origine: ad hoc, ad perso-nam, alias, brevi manu, ictu oculi, cursus honorum, ex novo… Quindi non di certo lingua morta, ma viva, come mai, che continua col suo apporto ad infilarsi oggettivamente in ogni situazione linguistica corrente, e non solo italiana; e ad assegna-re, anche, una nuova fisonomia a quella struttura comunicativa che fu dei nostri avi…”.
Nazario Pardini (dalla prefazione)

“Considerando che il lessico tutto della Lingua italiana deriva quasi integralmente dal latino, ci riteniamo molto grati a Maria Rosaria De Lucia per l’opera di traduzione e divulgazione del varroniano De lingua Latina, opera monumentale, in 25 libri, concepita e scritta dall’autore latino tra il 47 e il 45 a. C. Questa nuova traduzione, e il complementare studio analitico e storiografico che la correda, ci consente di riap-propriarci di un patrimonio di cultura, in forma più consapevole e critica. Non soltanto, infatti, il nostro patrimonio linguistico discende dalla originaria matrice latina, ma una certa fraseologia latina è abitual-mente calata nel nostro odierno parlato, nel nostro quotidiano, a costituire inserti puri, e sempre vivi e vi-tali, all’interno di un patrimonio linguistico e lessicale modificato dal tempo e dalla storia con le contami-nazioni linguistiche dovute all’avvicendarsi dei popoli con cui siamo venuti in contatto…”.
Rossella Cerniglia

“…La presente opera pubblicata dalla Casa Editrice milanese Guido Miano Editore è stata curata per la traduzione e le note da Maria Rosaria De Lucia, studiosa qualificata della materia, laureata in Lettere con diploma di specializzazione di Paleografo-Archivista, conseguito presso la Scuola Vaticana annessa all’Archivio Apostolico. È cultrice di lingue classiche, con privilegio per latino e greco. Una recensione d’un libro – oltre che rappresentare l’esegesi del critico – a mio parere dovrebbe parlarne in modo tale da invogliare il pubblico non specializzato alla lettura, soprattutto quando, come in questo caso, il contenuto sembra arduo e lontano dai nostri maggiori interessi culturali attuali…”.
Enzo Concardi
“…La De Lucia, che arricchisce il versante traduttivo con analisi e note puntigliose e particolari, si fa te-stimonianza pregnante ed eloquente di come una distanza temporale, con tutti gli eventi storici che ne hanno caratterizzato e inciso l’accadere e il trascorrere, nell’universo linguistico sia stata non un depaupe-ramento ma un arricchimento. La lingua non è formulazione arida ma è la risultanza del pensiero in unio-ne totale col vivere in tutte le sue sfaccettature. L’universo varroniano, rigoroso riflessivo competente, si muove in molteplici ambiti: quello spazio-temporale e quello grammaticale, morfologico, sintattico e stili-stico; ciascuna parola è studiata e correlata alla concreta vita quotidiana, ne è intimamente connaturata, ne è corporeità fondante e necessaria…”.
Ester Monachino

Maria Rosaria De Lucia, nata a Roma ove risiede, ha conseguito la laurea in Lettere con una tesi sull’Innografia di Sant’Ilario di Poitiers; presso la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica ed Archivi-stica, annessa all’Archivio Apostolico, ha conseguito il diploma di specializzazione di Paleografo-Archivista; è appassionata di lingue e in particolar modo di quelle classiche (latino e greco).

MARCO TERENZIO VARRONE, De lingua Latina, traduzione e note di Maria Rosaria De Lucia, pref. di Na-zario Pardini, Guido Miano Editore, seconda ristampa 2021, pp. 246, isbn 978-88-31497-08-4.

“«...Meditare su vocaboli che sono comuni al nostro quotidiano ma il cui uso è, per così dire, meccani-co, aprirà nuovi orizzonti di pensiero. A titolo di esempio, l’etimologia di assiderare, considerare e de-siderare, tre verbi dai significati diversi che contengono il termine latino sidus (stella): infatti chi rimane di notte sotto le stelle, si assidera; chi osserva le stelle per trarne presagi, considera ed infine chi volge lo sguardo al cielo nuvoloso in attesa che il tempo sereno consenta di ‘riveder le stelle’ desidera. Istrut-tivo e divertente…». Iniziare da questo riferimento testuale significa capire l’importanza del lavoro compiuto da Maria…

0

User Rating: 3.75 ( 1 votes)

<h2>Leave a Comment</h2>