L’ULTIMO DESIDERIO di Pietro Favari (quattordicesima puntata)

A seguire un’altra puntata del romanzo di Pietro Favari.

QUATTORDICESIMA PUNTATA

67

In Albaro giunge una auto di lusso e staziona davanti all’ingresso della villa di Giordano, uno degli uomini più ricchi e potenti di Genova. Dall’auto scende un signore sulla cinquantina, vestito elegante, con sopra un camice da medico.

In una mano ha una boccetta di alcol. Sembra a disagio mentre si avvicina al citofono. Si guarda intorno. Beve un sorso dalla boccetta, poi la nasconde nella tasca della sua giacca. Suona al citofono. Il cancelletto viene aperto.

L’uomo entra e si dirige in una delle stanze della villa. Dove nella sala operatoria improvvisata esegue un’operazione.

Espianta il cuore dal torace di una giovane donna nera, sotto lo sguardo attento di una infermiera bianca, sua coetanea, dall’aria sprezzante..

Il chirurgo suda molto. L’infermiera gli tampona il sudore e gli fa bere un sorso.

Il chirurgo procede con maggiore vigore all’espianto di altri organi vitali, che l’infermiera ripone con cura negli appositi contenitori e li consegna ad un tipo dall’aria da poco raccomandabile. Quest’ultimo esce dalla sala con i contenitori.

Il chirurgo e l’infermiera si scambiano uno sguardo complice.

68

Gaston sta ancora rimettendo ordine nel centro di accoglienza.

Arriva Emilia con un computer portatile che apre e accende.

<<Noi due dobbiamo parlare seriamente>>.

<<Di che cosa?>>.

<<Della tua immagine…>>.

<<Cosa c’è che non va nella mia immagine? Ne ho solo una>>.

<<C’è che non c’è. Sta sparendo. Dopo le punte successive alla partita di calcio e relativi scontri c’è stato un calo. I frequentatori del tuo sito sono diminuiti drasticamente e con loro le inserzioni pubblicitarie… Forse si aspettavano qualcosa di altrettanto clamoroso e invece sono rimasti delusi. Devi fare qualcosa per rilanciare la tua immagine. Per esempio potresti fare qualche miracolo in pubblico… Sei in grado di farli?>>.

<<Tu non credi in me, vero?>>.

<<Francamente no. Però potresti provare a convincermi. Proprio con i miracoli… Ai tuoi tempi ne hai fatti parecchi…>>.

<<Vuoi che io ti guarisca da qualche male?>>.

<<Un pensiero gentile il tuo ma io, grazie a Dio, sto benissimo. Piuttosto mia cugina…>>.

Mostra la foto di una donna di mezza età che poi gli infila in tasca.

<<Ha un marito disoccupato, tre figli, il cancro e malgrado ciò crede ancora in te. Sarebbe cosa buona e giusta se tu la guarissi…>>.

<<Oh creature prive di fede! Se non vedete miracoli e portenti non credete. Il vero credente non si convince perché vede i miracoli ma per effetto della propria fede>>.

<<Già troppo facile credere ai miracoli… Insomma, non vuoi guarire mia cugina. E poi, perché guarire proprio lei? Perché te la raccomando io? Da parte tua potrebbe sembrare un favoritismo. Non sarebbe giusto nei confronti degli altri milioni di malati di cancro sparsi per il mondo… Eppure hai guarito anche l’emorroissa…

Piuttosto le guerre… Non puoi fare qualcosa per farle smettere?>>.

<<Non è il Figlio di Dio che provoca le guerre…>>.

<<E’ vero, siamo noi figli di puttana che le facciamo, altrimenti perché ci avresti fatto dono del libero arbitrio, la scelta tra il bene e il male… Il fatto è che vince quasi sempre il male. Ma era proprio necessario, il libero arbitrio? Ne facciamo un uso pessimo… E’ stato come mettere una scatola di fiammiferi nelle mani di un bambino deficiente…>>.

69

Gaston è nella cucina del centro. Sta bevendo un bicchiere di latte che ha preso dal frigorifero.

Mohamed e quattro dei suoi compagni passano davanti alla cucina e lo vedono.

Lo avvicinano.

Mohamed si rivolge ai suoi.

<<Ecco il nostro Cristo che si nutre! Latte…>>.

Gaston riempie un bicchiere con il latte e lo porge a Mohamed.

<<Vuoi?>>.

Mohamed con uno schiaffo fa cadere per terra il bicchiere.

Prende un coltello di cucina. Uno dei suoi compagni afferra Gaston per le braccia mentre Mohamed minaccia Gaston.

<<Se sei Cristo non te la puoi cavare con un bicchiere di latte. Devi nutrirci con la tua carne e con il tuo sangue. Se ti mangiamo, chissà, forse ci convertiamo e diventiamo dei crociati anche noi…>>.

Mohamed vibra una coltellata sulla mano di Gaston facendogli uscire del sangue.

Gli prende la mano, succhia il sangue di Gaston, poi invita gli altri ad imitare il suo gesto.

<<Avanti, fratelli…>>.

Si rivolge a Gaston.

<<Come dite voi cristiani vampiri, beviamo il sangue di Cristo>>.

Le urla di Gaston fanno arrivare dei carabinieri che arrestano Mohamed e suoi amici.

70

Carlo arriva al cancello di una lussuosa villa in Albaro e suona al citofono. Esce una specie di guardaspalle armato di una piccola mitragliatrice. Scruta Carlo.

<<Chi sei? Cosa vuoi?>>.

<<Sono Carlo Parodi, un compagno di università di Giordano. Ho un appuntamento con lui>>.

Il guardaspalle estrae dalla tasca un cellulare e parla a bassa voce.

Dopo la chiamata, lascia entrare Carlo.

Il guardaspalle accompagna Carlo che viene accolto da Giordano, un signore elegante, suo coetaneo, seduto sul bordo della piscina intento a bere un Martini, in ottima compagnia femminile.

<<Ciao. Chi non muore si rivede. Credevo che tu fossi morto>>.

<<Non sono morto. Neanche tu e mi sembra che vivi bene…>>. Indica la villa.

<<Ti ricordi quando facevamo politica? Io no. Ho dimenticato tutto. Ho voluto dimenticare>>.

<<I soldi che hai fatto ti avranno aiutato…>>.

<<Non ho avuto fortuna, ho avuto intuito. Lavoro per una multinazionale ricca e potente>>.

<<La ragione sociale è: mafia?>> chiede Carlo.

<<Se proprio vuoi darle un nome. Se ti fa piacere…>>.

<<E’ per questo che sono qui. Sono un investigatore privato, adesso. La ragazza che cerco è una minorenne, potrebbe essere finita in un giro di prostituzione, di pedofili e forse di traffico di organi…>>.

<<Come sei vintage… Credi davvero che noi ci occupiamo di questo? Un tempo lontano, forse. Ora invece trattiamo grossi affari, socialmente utili anche…>>.

Sorride. <<Smaltimento di rifiuti, per esempio. Riciclaggio di denaro sporco… Insomma, cerchiamo di fare pulizie. Diamo lavoro al sud, che senza di noi starebbe anche peggio di come sta>>.

<<Niente più prostituzione dunque? Magari neppure droga o pizzo?>>.

<<Dio come sei antico! Con te mi sembra di essere finito in una fiction televisiva di basso profilo… La piovra!>>.

71

Gaston è nell’infermeria del centro. Maria gli sta medicando la mano.

In un televisore con l’audio spento passano le immagini di L’ultimo desiderio.

Infastidita, Maria prende il telecomando e cambia canale. Appaiono le immagini di un telegiornale che trasmette filmati di guerra in un paese africano.

Gaston le guarda turbato.

<<E’ giunta l’ora che io faccia ritorno>>.

Gaston guarda fisso le immagini. Maria lo osserva con aria perplessa.

Marion sta guardando alla televisione una fiction sulla mafia. Si sentono le voci degli interpreti.

Marco rientra, prende il telecomando dalle mani di Marion e spegne il televisore.

<<Cosa stavi guardando?>>.

<<Non guardavano verso la telecamera, quindi fingevano. Questa era una storia di mafia. Non mi è piaciuta. Quella di prima sì, invece. Era una storia di genitori e figli… Tu hai figli?>>.

<<No>>.

<<Perché?>>.

<<Dimentichi sempre che non voglio che mi fai domande… Se avessi avuto una figlia oggi forse avrebbe la tua età>>.

<<Ti manca?>>.

<<Ancora domande… Che vita avrei potuto offrirle? Faticavo per vivere… per cercare lavoro…>>.

<<Non posso essere io tua figlia?>>.

<<Non hai più i tuoi genitori?>>.

<<Non li ho mai conosciuti. Una conseguenza della guerra civile>>.

<<Mi spiace… Saresti una figlia ideale! Senza genitori, senza passato, senza ricordi… Come se tu nascessi adesso>>.

Marco si inginocchia davanti a Marion e le prende le mani.

72

Tre sorelle: Santina, Addolorata, Crocefissa. Vestite di nero, in testa dei foulard con stampata l’immagine del Papa (non quello attuale, uno del futuro e italiano), comprati in qualche negozio di souvenir a Roma nei pressi di San Pietro.

Tutte e tre sono in ginocchio per terra in una chiesetta di campagna. Rosario in mano. Pregano. Un borbottio confuso, da cui ogni tanto affiora un “Ave Maria”, un “Nel primo mistero gaudioso si contempla…”, un “Mater divinae gratiae ora pro nobis”.

Dopo un po’ Santina si alza per andare ad accasciarsi su una sedia. Smette di pregare e si rivolge alle altre due.

<<Se devo proprio dire la verità, non mi è mai andato giù il fatto di doverlo chiamare “Santo Padre”>>.

Anche Addolorata si alza e raggiunge un’altra sedia.

<<E come lo volevi chiamare? Così si chiama il Papa>>.

Santina alza le spalle.

<<Perché è mio fratello! Mi pare ridicolo chiamare “Santo Padre” mio fratello minore! Quando eravamo bambini lo prendevo anche a sberle e adesso mi tocca chiamarlo “Santo Padre”! Non ha neanche avuto figli…>>.

<<Ma siam tutti figli suoi!>> esclama Addolorata.

E Santina ribatte <<Ma io sono la figlia maggiore!>>.

<<Certo che ne ha fatta di strada!>> dice Addolorata con ammirazione.

<<Papa! Mi sembra ieri che ha preso i voti!>>.

Santina fa una smorfia. <<Niente mi toglie dalla testa che si è fatto prete a causa di Caterina. Te la ricordi la Caterina?>>.

Ad Addolorata scappa da ridere. <<Ci aveva proprio perso la testa dietro alla Caterina!>>.

<<Che poi non so cosa ci vedesse in lei…>> aggiunge Santina.

<<Aveva anche le gambe storte. Comunque niente. Non ha voluto saperne di nostro fratello e si è sposata il Giuseppe. Te lo ricordi il Giuseppe, quello della segheria?>>.

Addolorata ha uno sguardo di ammirazione.

<<Come no! Il padre era proprietario di mezzo paese! Non c’è che dire, il Giuseppe era proprio un buon partito>>.

Santina ribatte. <<Perché nostro fratello no? Guarda che carriera ha fatto… Papa! Mica è diventato Papa il Giuseppe>>.

<<Se è per questo ho saputo che il Giuseppe ora è pieno di debiti e deve vendersi la segheria. Così Caterina sarà là che si morde le mani…>>.

Crocefissa si alza anche lei e raggiunge le altre.

<<Ma non si può neanche pregare in pace con voi due! Scusate, ma se nostro fratello sposava la Caterina neanche lui diventava Papa>>.

<<Ah, meglio così, che la Caterina non mi è mai piaciuta con quelle gambe… E poi non aveva una lira di dote. Comunque lui si è fatto prete per fare dispetto a lei che non l’ha voluto>>.

<<E anche per fare dispetto a papà…>>.

<<E’ vero, perché era comunista convinto! Figurarsi! Ha chiamato il figlio Fidel! Santina si fa il segno della croce.

<<Un futuro Papa! In compenso nostra madre ti ha battezzata Addolorata!>>.

<<Pensa per te, che ti chiami Crocefissa!>>.

<<Il Santo Padre con il papà suo non c’è mai andato d’accordo>> conclude Santina.

<<Perché papà l’avrebbe voluto in officina con lui>>.

<<E invece Fidel si era messo in testa la storia della vocazione…>>.

<<E così il povero papà è rimasto da solo a mandare avanti l’officina>>.

Santina si commuove un po’al ricordo. <<Un solo maschio e tre figlie femmine…

Mica potevamo aiutarlo noi. Io non so neanche gonfiare una ruota alla bicicletta>>.

<<Che il sogno di papà, lo sapete, no? Era quello di ingrandirsi, di aggiungere un reparto di elettrauto, un altro di gommista…>>.

<<Se il figlio maschio lo aiutava, chissà…>>.

<<Magari si comprava anche la segheria del Giuseppe…>> aggiunge Addolorata.

<<E che se ne faceva papà? Era un meccanico>>.

<<Ma, non so. Si fa per dire. Investimenti differenziati… Niù economì… Insomma, quella roba lì.

Crocefissa interviene seccata. <<No, scusate. Sembra che vi dispiaccia se nostro fratello è diventato Papa!>>.

<<Ma no, che c’entra>> si giustifica Addolorata. <<Si diceva tanto per parlare…>>.

<<A sentir voi sembra che fare il Papa sia una cosa che capita in tutte le famiglie, come uno fa l’idraulico, un altro il ragioniere alla cooperativa!>>.

Santina la tranquillizza.

<<Lo sai che anche a noi fa piacere come a te…>>.

Addolorata è orgogliosa. <<Quando lo si vede in televisione…>>.

<<Che le prime volte non sembrava vero, neanche ci si credeva che era proprio lui! Sembrava impossibile, un italiano finalmente! Dopo tanti Papi stranieri!>>.

<<E poi a lui è sempre stato bene il bianco…>>.

Santina è dubbiosa. <<Trovi? Non so… Io credo che gli donasse di più il porpora, quando era cardinale. Vi ricordate?>>.

<<No, meglio il bianco. Che poi con tutti quei viaggi che fa in tutti quei posti esotici, che sembrano la pubblicità della Valtur, è sempre abbronzato e il bianco lo ringiovanisce>>.

<<Ecco!>> esclama Santina. <<Tutti quei maledetti viaggi in tutti quei posti! E l’Oriente, e il Medio Oriente, e l’Estremo Oriente, e l’Oriente Express… Sarà lì che è successo. Al clima caldo di quei posti>>.

Addolorata si asciuga il sudore. <<Dici eh? Ma come sarà successo? Non riesco a farmene una ragione di questa disgrazia>>.

<<E come sarà successo? Non lo so>> dice Santina. <<Lui poi figurarsi se ne parla>>.

Addolorata è in dubbio. <<Ma non è sempre controllato a vista?>>.

Crocefissa invece è sicura. <<Sarà stata sicuramente colpa di qualche pezzo grosso, di qualche capo di Stato che doveva incontrare durante quei viaggi>>.

<<E adesso?>>.

<<E adesso è una roba grossa>>.

<<Se si viene a sapere, che scandalo!>>.

<<Certo che lo si viene a sapere!>>.

<<Lui poi vuol dirlo a tutti…>>.

Addolorata si asciuga le lacrime. <<Che scandalo! Che scandalo! Magari lo dice anche in televisione, la domenica! Che lo vengono a sapere anche qui al paese…>>.

<<Te ti stai a preoccupare del paese. E al resto del mondo non ci pensi?>>.

Crocefissa allarga le braccia. Maestosa.

<<Quando parla lui parla all’Urbi et Orbi!>>.

<<Che mi importa a me degli urbi e degli orbi!…>>.

<<Non potremo più uscire di casa!>>.

Crocefissa cerca di calmare le altre due.

<<Beh, adesso non esageriamo. In fin dei conti nostro fratello non ha mica ucciso qualcuno…>>.

Addolorata si arrabbia. <<Ecco, te lo difendi! E’ sempre stato così, anche da bambine. Te ti alleavi con lui contro di noi! Cattiva!>>.

<<Guarda te cosa stai a rivangare! Mica ho detto che ha fatto bene. Ho solo detto che non ha ucciso nessuno>>.

<<Quando si saprà, cosa facciamo?>>.

Crocefissa è rassegnata. <<Lui perderà il posto>>.

<<E’ certo che in Vaticano non ce lo vogliono un Papa convertito al Buddismo!>>.

Un lungo silenzio.

Poi Crocefissa riprende a parlare. <<Che poi pare che adesso siano in tanti, in Italia, quelli che si convertono al Buddismo. Ho letto su Novella duemila che anche quell’attore della televisione, quello bello, si è convertito. C’era anche la foto>>.

Santina sospira. <<Sì, un attore può anche farlo di convertirsi, ma il Papa no. Non pare bello>>.

<<A me sembra>> dice Addolorata <<che adesso faccia le stesse cose di prima ma in un’altra lingua…>>.

<<E’ vero!>> aggiunge Santina. <<Quando prega>>.

<<Quando fa il Gongyo>> precisa Crocefissa, che si è informata.

<<Senti, è pur sempre il Papa. Se non bastasse, è anche nostro fratello! >> dice Santina. <<Non devi insultarlo. Non è un gonzo…>>.

<<Dicono così per dire che stanno pregando>>.

<<Ah, sì? Beh, quando fanno quella cosa lì in mano hanno una roba con i grani di legno che sembra il nostro rosario>>.

Santina si fa un rapido segno della croce.

<<E’ vero!>> esclama Addolorata. <<E poi quando fa quella cosa come pregare sembra che dica la novena!>>.

<<Nam-Myho-Renge-Kyo>> esclama Crocefissa. <<Nam-Myho-Renge-Kyo… Ave Maria piena di grazia… Ave Maria… Sembra la stessa cosa>>.

<<Che differenza c’è?>>.

<<La differenza è che non ce lo vogliono in Vaticano un Papa buddista>>.

<<Che peccato!>>.

<<E che perdita per noi!>>.

<<Gli toccherà lasciare tutto quanto… Il Vaticano. Con tutti quegli stucchi…>>.

<<E tutte quelle belle pitture…>>.

<<Che vengono da tutte le parti del mondo per vederle…>>.

<<Che ci vuoi fare? Se lui è felice così… Buddista!>>.

<<Adesso è tutto eccitato>> rivela Crocefissa <<perché spera che il suo Shakubuku gli dia finalmente il Gohonzon!>>.

Silenzio imbarazzato di Santina e Addolorata.

<<Cos’è che gli devono dare? E chi glielo deve dare?>>.

<<Shakubuku sarebbe il loro missionario, mentre il Gohonzon è come un altarino, un’immaginetta sacra, una cosa così. Pare che a quelli convertiti al Buddismo glielo danno dopo almeno un anno di pratica religiosa>>.

Addolorata è stupita. <<Un anno? Ma lui, che è il Papa, lo fanno aspettare tanto? Non dovrebbero fargli una specie di sconto?>>.

<<Per esempio>> ricorda Pia <<il figlio della Gina ha cambiato facoltà e nella nuova qualche esame glielo hanno riconosciuto. Mica ha dovuto ricominciare tutto da capo>>.

<<Pare che non sia la stessa cosa. Insomma, lui deve aspettare il Gohonzon>>.

<<E dove lo aspetterà? Dal Vaticano dovrà venir via>>.

Santina ha un sospetto. <<Mi sa che toccherà a noi riprendercelo in casa…>>.

<<Tanto la sua stanza c’è ancora>>.

<<Beh, una rinfrescatina bisognerà dargliela…>>.

<<Comunque sarà una spesa… Secondo voi>> chiede Santina <<avrà messo da parte qualcosa?>>.

<<Forse avrà una pensione>> immagina Addolorata.

<<E poi cosa farà, al paese?>>.

<<Magari mette su una comunità buddista>> dice Crocefissa.

<<Potrebbe essere una buona cosa per il paese>> pensa Santina.

<<Si potrebbe mettere su una bancarella di ricordini, come quelle che ci sono al santuario della Santissima Annunziata e che fanno un sacco di quattrini…>>.

<<Con due soldi potremmo anche rilevare la locanda di Gianfilippo, che oramai è vecchio e malato. Si è anche iscritto a quella trasmissione in televisione, L’ultimo desiderio>>.

<<Se la prendiamo adesso la ce la tirano dietro!>>.

<<Trasformiamo la locanda in un monastero buddista. Pernottamento e prima colazione compresa. Come si dice? Buddha and Breakfast!>>.

<<Cosa mangeranno i buddisti?>>.

<<Saranno vegetariani…>>.

<<Si potrebbe anche comprare il negozio di frutta e verdura dell’Ernestina… Se ne voleva disfare. Insomma, vedremo>>.

<<Ci arrangeremo. L’importante è non perdersi d’animo. Se Dio ci aiuta…>>.

<<Non dovremmo chiamarlo Buddha, adesso? Se Buddha ci aiuta…>>.

Tutte insieme, in coro.

<<Magari ci compriamo anche la segheria del Giuseppe!!!>.

A seguire un'altra puntata del romanzo di Pietro Favari. QUATTORDICESIMA PUNTATA 67 In Albaro giunge una auto di lusso e staziona davanti all’ingresso della villa di Giordano, uno degli uomini più ricchi e potenti di Genova. Dall’auto scende un signore sulla cinquantina, vestito elegante, con sopra un camice da medico. In una mano ha una boccetta di alcol. Sembra a disagio mentre si avvicina al citofono. Si guarda intorno. Beve un sorso dalla boccetta, poi la nasconde nella tasca della sua giacca. Suona al citofono. Il cancelletto viene aperto. L’uomo entra e si dirige in una delle stanze della villa.…

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