“Sadomasochismo”, testo teatrale di Massimo Triolo

Sadomasochismo

Antefatto (in un luogo imprecisato della Parigi di fine Ottocento)

Contessa: Molto bene… Quindi, cos’abbiamo qui? Un atto d’accusa e una supplica assieme…

Nikolaj: Io sono la mia stessa accusa, pensa che dovrei indirizzare la mia supplica a non altri che me?

Contessa: Astuto sillogismo ma sofistico. Lei si accusa, ma cerca solo l’esser punito, e l’accusa è un pretesto.

Nikolaj: Vuole punirmi, o serve che l’accusi prima di pedanteria?

Contessa: Si dà che talvolta la verità sia pedante… Ma non per questo il pedante la possiede. In questo caso io sono sincera e la mia sincerità val bene del rispetto.

Nikolaj: Touché.

Contessa: Adesso mi dica, cosa mette al centro della sua vita?

Nikolaj: Domanda sdrucciola… Bene, un tranello val bene un gesto che lo manometta… Io pongo al centro di questa mia vita l’appagamento pagano di ogni mio desiderio.

Contessa: Mi desidera?

Nikolaj: Più di ogni altra cosa…

Contessa: Io sono dunque un oggetto, valgo in quanto oggetto del suo desiderio…

Nikolaj: Oh, il mio desiderio la pone ben più in alto che nella scala di oggetto.

Contessa: Lei sembra molto poco dignitoso nel desiderare, le sue boutade dichiarano a chiare lettere che si considera un gaudente, un edonista e forse un individualista… Ma questi ingredienti nel suo caso non sono virtù di chi si appaga ad ogni costo per suo volere: mette nelle mie mani sé stesso per poi tornare padrone di sé quando io aderisca al suo desiderio… È un gioco delle tre carte tra chi comanda e chi si sottomette?

Nikolaj: Niente è più sublime della sottomissione in amore, e niente in amore è più afrodisiaco dell’ambiguità.

Contessa: Io non voglio un pupazzo né essere il pupazzo di alcuno.

Nikolaj: Ma via… Non le è mai successo…

Contessa: Molte cose sono successe… a me e ai miei amanti… e le camere da letto di questa città ne sono state testimoni silenti… Lei sa che dove comincia l’arte del tradimento, là v’è la pragmatica urgenza del sotterfugio e la verità diventa cosa remota come la testimonianza di qualcosa che non è avvenuto. Esistono certo i motti salaci con cui ci si punzecchia con spirito liberale tra pari, ma mai hanno per contenuto le corna, se capisce cosa intendo. Gli uomini in particolare hanno la tendenza a mostrarsi ben poco liberali quando si tratta di loro corna. In breve tutto è lecito, purché non sia mai avvenuto. Crede che avverrà qualcosa qui, tra noi, stasera?

Nikolaj: Del genere che avviene ma mai è avvenuto….

Contessa: Allora deve mettersi totalmente nelle mie mani per avermi.

Nikolaj: Niente sarà mai troppo per un simile dono avere in cambio.

Contessa: Domani dovrà dire al conte Levski, mio consorte, queste testuali parole: “Non gode chi ha privilegio di godere, ma chi s’inventa per sé il privilegio di godere a danno del rango di chi l’ha già…”

Nikolaj: Mi sembrano parole fin troppo ficcanti per essere ricevute da persona che non sia un allocco.

Contessa: Oh, ma vede il conte, mio marito, sa già ed io ho presso di lui ampio credito circa le mie novelle conquiste e anzi sono per lui fonte di libido… A patto che non si faccia favella alcuna, nell’alta società, né per burla né sul serio, di queste sue e mie stramberie. Lei deve riuscire a pronunziare quelle parole ficcanti, per usare la sua stessa espressione, a mio marito e in presenza di ospiti. Sarà mia cura che lei sia ospite tra gli ospiti.

Nikolaj: Non sarà mai troppo ciò che le è lecito chiedere per avere io in guadagno questo frutto d’amore.

****

Il giorno seguente il conte Levski ha molti invitati tra cui Nikolaj che spicca tra tutti gli altri per essere un convitato di cui si sa poco e niente, se non che ha appoggi di un certo peso presso il cancellierato della città ed è figlio di un facoltoso magnate che ha acquisito titoli nobiliari dopo avere avuta in sposa una donna dell’aristocrazia più alta bisognosa di nozze, per così dire, di convenienza. Nikolaj, dopo un sontuoso banchetto, è in sala gustando del cognac in piedi di fianco all’ampio camino, mentre il conte siede elegantemente su una dormeuse di fine broccato disposta in fondo alla sala, da banda opposta.

Nikolaj (Rivolgendosi al conte con voce gagliarda): Vorrei proporre un brindisi in onore del nostro ospite così largo nell’offrire. Rimango stupito del suo spirito liberale come di quello dei suoi pari, giacché il mio ramo familiare come ben sapete è frutto di un singolare innesto… Per cui il motto di famiglia è: “Non gode chi ha privilegio di godere, ma chi s’inventa per sé il privilegio di godere a danno del rango di chi l’ha già…”

Il conte ride sonoramente e si alza per brindare in cordialità con l’invitato, così arguto da sottintendere i privilegi acquisiti non per sangue nobile ma per innesto.

Sadomasochismo Antefatto (in un luogo imprecisato della Parigi di fine Ottocento) Contessa: Molto bene… Quindi, cos’abbiamo qui? Un atto d’accusa e una supplica assieme… Nikolaj: Io sono la mia stessa accusa, pensa che dovrei indirizzare la mia supplica a non altri che me? Contessa: Astuto sillogismo ma sofistico. Lei si accusa, ma cerca solo l’esser punito, e l’accusa è un pretesto. Nikolaj: Vuole punirmi, o serve che l’accusi prima di pedanteria? Contessa: Si dà che talvolta la verità sia pedante… Ma non per questo il pedante la possiede. In questo caso io sono sincera e la mia sincerità val bene…

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