Francesco Branchetti a Milano, con Alessia Fabiani e Claudio Zarlocchi, mette in scena Una stanza al buio, di Giuseppe Manfridi

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Autore, attore, regista sempre in fermento, Francesco Branchetti sta per debuttare al Teatro Martinitt di Milano, dal 4 al 20 febbraio, con il testo di un grande drammaturgo contemporaneo quale è Giuseppe Manfridi. “Una stanza al buio” sarà interpretato da Alessia Fabiani e Claudio Zarlocchi.

Francesco, innanzi tutto ti chiedo se questa ripresa c’è stata veramente o se è zoppa.

In parte c’è stata, ma in parte devo dire che in effetti  è stata un po’ zoppa soprattutto per la paura che si è creata nella popolazione di uscire e di conseguenza anche di andare a teatro o al cinema.

Come hai vissuto la sosta forzata del teatro e dello spettacolo dal vivo?

Sono molto sincero nel  dirti che  l’ho vissuta molto ma molto male, vivendo in perenne attesa della riapertura.

Mi incuriosisce molto il connubio con uno dei più grandi autori contemporanei come Giuseppe Manfridi. Raccontaci che tipo di testo è Una stanza al buio.

La mia collaborazione con Manfridi ha una lunga storia, ho messo in scena tantissimi testi di  Giuseppe da Ultrà a Corale dell’attesa, Il persecutore, Tommy, Shakespeare Family ed altri. Una stanza al buio l’ho incontrata per la prima volta quasi 20 anni fa e lo scorso anno abbiamo deciso di riportarla in scena e mi auguro che finalmente quest’anno possa avere il successo e la lunga vita che tutti quanti ci auspichiamo. E’ un testo che ho amato molto per la sua complessità, per la perfezione drammaturgica e per la creazione di due protagonisti straordinariamente originali.

Da regista, cosa ti ha gratificato di più nel mettere in scena un testo come questo?

La parte del lavoro più gratificante è stata senz’altro  quella  con gli attori, soprattutto nella parte del lavoro dedicata alla costruzione dei loro profili psicologici, alla costruzione dei loro caratteri, modi di muoversi, atteggiamenti, tic. Questo del lavoro sui personaggi è ciò che mi è piaciuto  di più all’interno del mio lavoro di regia su questo testo.

La scelta degli interpreti, Alessia Fabiani e Claudio Zarlocchi, come è avvenuta?

Il progetto è nato con Claudio Zarlocchi, poi abbiamo pensato a molti nomi femminili ed era da anni che avevo voglia di lavorare con Alessia Fabiani e finalmente ce n’è stata la possibilità.

Debutterere al Martinitt di Milano il 4 febbraio, poi sarete in tournée? Tornerete anche a Roma?

Saremo in tournée, saremo a Napoli e in tante altre città, a Roma siamo già stati la scorsa stagione ma chissà, forse torneremo.

Quando pensi che il teatro potrà realmente tirare su la testa?

Quando la pandemia ci darà finalmente tregua e soprattutto quando lo stato si accorgerà della reale difficoltà di teatri e compagnie ed interverrà in sostegno in maniera seria.

Paolo Leone

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