Liv Ferracchiati porta in scena “Uno spettacolo di fantascienza-Quante ne sanno i trichechi”, poetica e lucida analisi su noi stessi e il nostro tempo

Udine, Teatro San Giorgio, 5 marzo 2022

In un mondo confuso, friabile e contraddittorio come il nostro, spicca la coerenza del lavoro in costante divenire di Liv Ferracchiati, regista e performer, autore non solo di premiati testi teatrali, ma recentemente anche del brillante e acuto romanzo “Sarà solo la fine del mondo” edito nel 2021 da Marsilio.

Nel caso di “Uno spettacolo di fantascienza – Quante ne sanno i trichechi”, un episodio di cronaca (https://youtu.be/qVJzQc9ELTE) diventa l’innesco per una riflessione matura, lieve e sostanziale, brillante e lucidissima sul fare teatro oggi e non solo.

Non è da tutti saper raccontare eventi tragici e drammatici con levità né padroneggiare un linguaggio sofisticato che non è mai astruso.

Non è da tutti toccare argomenti ad alto livello di complessità riuscendo a far ridere e sorridere estendendo e condividendo con il pubblico un’elegante autoironia.

Liv Ferracchiati riesce in tutto ciò, e lo svolgersi irreale e straniante di questa stralunata narrazione porta alla mente l’arte sopraffina di Charlie Chaplin, intenso distillato di poetica ironia sapientemente unita a un’irresistibile denuncia della contemporaneità.

Ecco allora che il disorientamento dei trichechi, di fronte agli effetti del cambiamento climatico sulle loro vite, diventa sottile metafora della nostra incapacità di immaginare un futuro, confusi come siamo in un presente che facciamo fatica a comprendere, in cui tutte le certezze sono state da tempo spazzate via e le regole del gioco si sono modificate così tante volte da aver perso totalmente qualsiasi possibilità di dare un senso a quel che accade.

Il fatto di trovarci a vivere in una realtà sempre più liquida e fluida, dalle forme costantemente variabili non è in verità qualcosa di totalmente nuovo nella storia umana, e

le capacità dinamiche, l’abilità di riorganizzazione al modificarsi dell’ambiente e delle epoche, tipica del nostro cervello, ci ha permesso di sopravvivere nel corso dei millenni.

Potremmo approfittarne e vivere al meglio.

Ma nei decenni passati ci siamo adagiati, mentre nel contempo la realtà si complicava sempre più.

Diventa perciò necessario dedicarci a un allenamento alla complessità, pratica che può rivelarsi di grande soddisfazione, ma che necessita senza dubbio di un allenamento costante alla consapevolezza delle nostre azioni, dei pensieri, degli automatismi agiti e pensati.

Oltre a ciò , dovremmo riconoscere e accettare il fatto che il fallimento della globalizzazione economica non implica necessariamente l’impossibilità di un incontro reale tra le persone che riteniamo altre da noi. Anzi.

E quindi?

Cosa ci può salvare in questo momento sempre più paradossalmente tragico?

Dove possiamo esercitarci in questa ideale palestra per ritrovarci così più attrezzati?

Nel mondo magico della finzione teatrale, ad esempio, luogo speciale attraverso il quale è ancora possibile ricostruire la capacità umana di riconoscere e individuare il significato della verità, sempre presente in ogni attimo del nostro quotidiano.

Sì, il teatro, un certo teatro, ci può salvare.

Un teatro che non smetta mai di interrogare e interrogarsi.

Un teatro che si ostini a portare un’idea o una situazione alle estreme conseguenze, mostrando con delicatezza le nostre comuni miserie.

Un teatro che grazie a tutto questo ci dia l’opportunità di guardarci, dentro e fuori, di riflettere, offrendoci una via di fuga (o, piuttosto, di uscita) e di liberazione.

Un teatro che trasformi gli incubi del presente in sogni per il futuro.

Che ci insegni a riconoscere la bellezza degli stati dotati di  equilibrio incerto, perché è in tale condizione che ci si trova la strada aperta alla possibilità, al superamento dei limiti propri e quelli del mondo che abbiamo intorno, umano o meno che sia.

Che ci dimostri quanto sia importante vivere le nostre crisi di ogni giorno come un’occasione per crescere, sacrificando una parte di noi per diventare qualcosa di nuovo; lasciando morire il bruco per divenire, finalmente, farfalla.

Paola Pini

Udine, Teatro San Giorgio
5 marzo 2022
Uno spettacolo di fantascienza – Quante ne sanno i trichechi
testo e regia di Liv Ferracchiati
con
Andrea Cosentino
Liv Ferracchiati
Petra Valentini
aiuto regia Anna Zanetti
dramaturg di scena Giulio Sonno
scene e costumi Lucia menegazzo
disegno luci Lucio Diana
suono Giacomo Agnifili
lettore collaboratore Emilia Soldati
direttore di produzione Marta Morico
distribuzione Alessandro Gaggiotti
organizzazione Emanuele Belfiore
direzione tecnica allestimento Mauro Marasà
coordinamento area palcoscenico e allestimenti Roberto Bivona
datore luci Michele Stura
realizzazione costumi in collaborazione con Sartoria Teatro delle Muse
responsabile comunicazione e ufficio stampa Beatrice Giongo
promozione Benedetta Morico
comunicazione e grafica Lara Virgulti, Fabio Leone
foto di scena Luca del Pia
produzione Marche Teatro
CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia
Teatro Metastasio di Prato
Udine, Teatro San Giorgio, 5 marzo 2022 In un mondo confuso, friabile e contraddittorio come il nostro, spicca la coerenza del lavoro in costante divenire di Liv Ferracchiati, regista e performer, autore non solo di premiati testi teatrali, ma recentemente anche del brillante e acuto romanzo “Sarà solo la fine del mondo” edito nel 2021 da Marsilio. Nel caso di “Uno spettacolo di fantascienza - Quante ne sanno i trichechi”, un episodio di cronaca (https://youtu.be/qVJzQc9ELTE) diventa l’innesco per una riflessione matura, lieve e sostanziale, brillante e lucidissima sul fare teatro oggi e non solo. Non è da tutti saper raccontare…

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