“OMAGGIO A NUREYEV”, GALA’ DI DANZA PER IL PIU’ GRANDE DI TUTTI I TEMPI

Teatro Arcimboldi di Milano, 7 Maggio 2022

Per una sola sera, purtroppo, è andato in scena al Teatro Arcimboldi di Milano un galà di danza in omaggio a Rudolf Nureyev, il più grande ballerino di tutti i tempi, il cui talento rimane ancora oggi ineguagliato, che ha segnato un’epoca dal punto di vista interpretativo e creativo nella storia della danza. Eccelso danzatore, le cui doti espressive e virtuosistiche hanno esaltato talento ed irrequieta genialità, unendosi ad un incredibile carisma ed ad una presenza scenica unica ed ammaliante.
Il programma presenta sia coreografie di repertorio che hanno reso celebre il tartaro volante, sia alcune novità. Si inizia con il passo a due conclusivo de La Bella Addormentata, con Martina Dall’Asta e Victor Finaurin: semplicemente uno sfacelo. Essendo uno dei passi a due più complessi della storia del balletto classico, se non si è in grado di farlo, meglio evitare piuttosto che massacrarlo con errori da principianti come ginocchia piegate e tours en l’air traballanti. La situazione si riprende con il passo a due da Paquita con Ana Sophia Scheller e Viktor Ishchuk, primi ballerini del Balletto Nazionale Ucraino. Lei argentina, lui ucraino, danno vita ad un bell’esempio di tecnica e di partnership, con virtuosismi meritatamente applauditi.
Finalmente arriva lei: ad arricchire la serata, la straordinaria partecipazione dell’immensa Natalia Osipova. Moscovita DOC, star del Bolshoij, ma dal 2013 prima ballerina del Royal Ballet di Londra, è definita “la ballerina degli estremi” per la sua tecnica impeccabile, le sue pirouettés ed i suoi sautés al limite delle leggi della fisica. Qui con lo scozzese e collega al Royal Reece Clarke, ci regala un passo a due del Cigno Bianco da Il Lago dei Cigni di rara bellezza: oltre alla tecnica, è una delle pochissime danzatrici di scuola dell’Est che sia anche una grande interprete. La sua è una Odile fragile, tenera, impaurita al primo incontro con Siegfried; peccato il costume di scena abbastanza imbarazzante con un’acconciatura più da Star Wars che da cigno.
La Giselle che segue, nel dettaglio il passo a due del Secondo Atto, con Natalia Matsak e Sergii Kryvokon dal Balletto Nazionale Ucraino, non lascia grandi tracce: tecnicamente corretti, molto insipidi e poco comunicativi. La prima parte del Galà si chiude con un super classico, il passo a due conclusivo da Don Chisciotte, con Tatiana Melnik, prima ballerina dell’Opera di Budapest, e l’altra attesissima star della serata: Daniil Simkin. Russo, o meglio, siberiano di nascita, tedesco di educazione, figlio d’arte (il padre Dmitrij e la madre Olga Alexsandrova erano danzatori del Bolshoij), étoile dell’American Ballet Theatre di New York per cui danza dal 2008, definito l’erede di Baryshnikov per la somiglianza fisica, la sua tecnica incredibile, fatta di virtuosismi mozzafiato, pirouéttes interminabili, sautés unici per la magica sospensione in aria e con l’asse spostato in diagonale. Qui nella sua variazione non danza, vola, mettendo un po’ in secondo piano la sua partner, peraltro splendida, senza dubbio la migliore presenza femminile dopo la Osipova.
La seconda parte si apre con il passo a due del Flower Festival con Triana Botaya Lopez, messicana proveniente dalla scuola cubana, e Francesco Bruni: brano leggero, di stile antico, con una bella tecnica di piccoli salti mostrata dal danzatore italiano, leggero e veloce. Bella la Cenerentola versione Nureyev, dove lei diventa una diva del cinema anziché una principessa, con Ines Albertini e Walter Angelini, entrambi dal 2017 in forza al Balletto Internazionale degli Stati Uniti; un passo a due di grande dolcezza, ed è evidente la bella intesa fra i due. Due “prime visioni” per il pubblico milanese, molto simili tra loro, coreografati da Viktor Ishchuck: Don’t Say a Word, con ancora la Scheller e lo stesso Ishchuck, e Feeling You, con Natalia Matsak e Sergiv Kryvokon. Interessanti e complessi passi a due in stile neoclassico, con punte ma molti lifts, anche se in alcuni momenti un po’ ripetitivi. Finalmente poi arriva l’altro attesissimo momento della serata: l’assolo di Daniil Simkin Le Bourgeois, sulla famosa canzone di Jacques Breil e coreografia, complicatissima, di Ben Van Cauwenbergh. Difficile descrivere cosa riesce a fare l’artista siberiano in pochi minuti di tecnica pura. Praticamente non tocca terra, vola, con evoluzioni incredibili, oltre ad un’interpretazione simpatica e convincente. In un susseguirsi di complicanze tecniche non da poco, riesce anche, nel mentre, a sistemarsi la cravatta ed a simulare il fumarsi una sigaretta. Sembra proprio di rivedere Misha! Non ci siamo ancora ripresi dalla meraviglia dell’assolo di Simkin che tornano la Osipova con Clarke per l’ultimo pezzo on programma, il passo a due da Le Corsaire, altro cult di repertorio, decisamente impegnativo, banco di prova per tutti i danzatori. Cos’altro aggiungere se non che hanno dimostrato che la perfezione esiste? Ovviamente nemmeno la più piccola sbavatura, un’enciclopedia della tecnica in carne (poca) ed ossa. It’s always a pleasure to perform in Italy for me. Spending years at La Scala, and training at a young age. I always look forward to performing for the audience in Italy. I enjoy the culture and the people. It is an honor to be in a gala for Nureyev. I have such admiration and respect for the Artist that was Nureyev. Così ha dichiarato l’artista russa: se è un onore per lei, lo è molto di più per il pubblico. Decisamente da non perdere le prossime date!

Chiara Pedretti

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