“AFTERITE+LORE”, IL GENIO McGREGOR SVEGLIA LA SCALA

Al Teatro alla Scala,  Dal 24 giugno al 7 luglio 2022

Una prima nazionale ed una prima assoluta: la straordinaria visione e l’incessante ricerca concettuale e dinamica di Wayne McGregor in una serata-evento nel segno di Stravinskij.

Suddito di Sua Maestà, classe 1970, coreografo prodigio, a ventidue anni fonda la sua compagnia, la Random Dance, ora Company Wayne McGregor. Lavora in teatri del calibro del National Theatre, Old Vic e Sadler’s Wells di Londra, mentre dal 2006 è coreografo residente del Royal Ballet; a livello internazionale conta fra le sue collaborazioni Teatro alla Scala, Opéra Garnier, Stuttgart Ballet, New York City Ballet, American Ballet Theatre, Bolshoij Teatr. Nel 2009 vince il Prix Benois de la Danse; nel 2015 il grande successo di Woolf Works, danzato alla prima da Alessandra Ferri, Federico Bonelli, Matthew Ball e Natalja Osipova, che gli vale il Laurence Olivier Award. Del 2021 è The Dante Project, con Edward Watson e Sarah Lamb.

In debutto nazionale AfteRite, originale interpretazione di una delle partiture più rivoluzionarie della storia della musica e del balletto, Le Sacre du Printemps. L’opera fu scritta fra il 1911 e il 1913 per la compagnia dei Ballets Russes di Sergej Djagilev, la coreografia originale fu di Vaslav Nijinskij: l’innovazione straordinaria della musica, la coreografia e l’argomento stesso crearono un enorme scandalo. L’idea di una primavera rigeneratrice e quella di una adolescente consacrata al risveglio della natura si fusero: la Terra è ricoperta di fiori ed erba, una grande gioia regna fra gli uomini, che si abbandonano alla danza e, secondo il rituale, interrogano l’avvenire; tutti danzano come in estasi. Si rende gloria e si acclama l’Eletta, designata per essere accompagnata agli dei, e la si sacrifica. McGregor ne fa una versione più attuale, dove ormai c’è poca vita sul pianeta, tutta protetta in una specie di serra; il personaggio principale è una madre, Alessandra Ferri, che deve scegliere quale delle sue due figlie offrire in sacrificio per la sopravvivenza dell’umanità. Il tutto è un susseguirsi di passi a due, piccoli gruppi, un viavai di ballerini talmente dinamico che se ci si concentra su una parte si perde tutto il resto: nessuno fa la stessa cosa di un altro. La Divina emerge come sempre senza se e senza ma, non possiamo che continuare a chiederci quale sia il suo segreto per essere nella stessa, strepitosa, forma fisica e tecnica, nonostante la sua lunghissima carriera: festeggia proprio i quarant’anni di carriera. Primi ballerini mescolati a solisti ed al corpo di ballo, il che è molto bello in quanto si abbattono le gerarchie, a volte davvero inutili, e contornano Alessandra come un esercito di guardia. Stavolta con lei è Nicola Del Freo, noto per la sua tecnica molto forte, ma qui sembra aver ricevuto un’infusione di interpretazione ed artisticità: forse stando vicino alla stessa Ferri, la migliore interprete in questo campo, qualcosa si è mosso.

L’inesauribile creatività di McGregor ed il viaggio nella musica di Stravinskij non si fermano: nasce alla Scala una sua nuova creazione, su un’altra pietra miliare, Les Noces. Coreografato dalla sorella di Nijinskij, Bronislava, nel 1923, tratta della preparazione e della realizzazione di un matrimonio paesano nella campagna russa. Nella casa della sposa, le amiche sciolgono la treccia della fanciulla annodata con nastri rossi e azzurri, simbolo della verginità, cantano in coro ed invocano la benedizione della Vergine. Nella casa dello sposo, amici e genitori invocano la protezione della Madonna, lamentando il fatto che il figlio stia per lasciare la casa, ma danno la loro benedizione per le nozze. Lo sposo e gli amici giungono a prendere la sposa per accompagnarla in chiesa; dopo la festa di nozze, la parte più lunga del balletto; i due giovani vengono infine accompagnati nella loro stanza, la porta viene chiusa tra cori di felicità ed il dolce canto dello sposo. Racconta invece McGregor: Ho immaginato che nei dieci anni di intervallo che separano la composizione delle partiture del “Sacre” e di “Les Noces”, la bambina scampata al sacrificio in “AfteRite” sia cresciuta e torni ormai ragazza all’inizio di “Lore”, vocabolo che in inglese significa “tradizione condivisa” e che suona come “legge”: mi piace pensare a un codice di regole che disciplina la comunità. Mentre “AfteRite” si sviluppa secondo un racconto lineare, “Lore” ha una narrazione a frammenti: come rompere un bicchiere e ricomporne le schegge in un mosaico. Allo stesso modo la coreografia è mossa da gesti frantumati che spezzano l’impostazione classica con torsioni e prese da cui fluisce l’adrenalina. Creato per un organico di sei donne, sei uomini e sei artisti principali, è coinvolto anche il Coro della Scala ed alcuni cantanti lirici solisti, accompagnati da ben quattro pianoforti. Lavoro difficile, complesso, nel più puro stile McGregor, ma bellissimo per le geometrie, le alternanze di gruppi e passi a due, contemporaneo puro con qualche tocco neoclassico. Stile che non è per tutti: molti danzatori sono chiaramente a disagio e ben lontani dallo stile, il classico emerge anche quando non deve, ma è giusto “svegliarsi”, artisticamente parlando, affrontando anche altro che non siano cigni e tutù. Una scelta coraggiosa da parte del Direttore del Corpo di Ballo Manuel Legris, che ha voluto rischiare; sarà forse per questo che ha chiamato come maitre per alcune settimane la leggenda Julio Bocca? Assolutamente da vedere.

Chiara Pedretti

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