CAMILLE CLAUDEL, “FEMME ACCROUPIE”. Una lirica di Gian Piero Stefanoni

CAMILLE CLAUDEL, FEMME ACCROUPIE

 

Va nel suo mare

alla sorte di una immagine

confermata da un altro.

Ha bisogno di sapere

 

di poter cadere la parola

per suscitare la parola al passo del marmo,

aperto esatto libero nella misura

delle sue congiunzioni.

 

L’abito bianco

che ha in uso è l’abito

di una morte che ha ceduto.

 

L’incontro tra una infermità

e la sua luce nel silenzio

raccolta dal buio.

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