RINNOVATA  AMICIZIA TRA DELUSE E SFIORITE DONNE MATURE IN “SIGNOROTTE” A “LO SPAZIO”. UN’AFFABULAZIONE COMICA E LUDICA SI TINGE DI FOSCHI COLORI CON MACABRA VENDETTA

16 Settembre – 18 Settembre al Teatro Lo Spazio di Roma

Sta per arrivare l’autunno, gli alberi, se non cadono, cominciano a perdere le foglie, come dice la bellissima lirica di J. Prevert “Le foglie morte”, le scuole sono ripartite con la necessità del risparmio energetico sui caloriferi in inverno, ma senza le mascherine, mentre pure i teatri stanno finendo di rifarsi il “look” e ritoccare il prezzo dei biglietti per sostenere le spese maggiorate dall’aumento del prezzo della luce per l’enorme oscillazione in alto del costo dell’energia, in quanto  quelle non rinnovabili non bastano e c’è chi propende per il ritorno alle centrali nucleari. Domenica con le votazioni per la prima volta in giornata unica, con l’ammissione dei diciottenni pure al voto per il Senato, molti problemi avranno un chiarimento d’impostazione a seconda dello schieramento vincente ed intanto uno spazio culturale è  ripartito, mentre continuano le presentazioni dei “cartelloni” teatrali alla stampa. Intendiamo parlare de “Lo Spazio” di via Locri, traversa di via Sannio a san Giovanni,  a Roma  con vocazione identitaria per la matrice “OFF”, dove è stato presentato l’interessante atto unico di Massimo Odierna “Signorotte”, che tratta diverse tematiche : la condizione femminile, la sua emancipata evoluzione culturale, i piani e l’aspirazioni  giovanili esistenziali che poi devono fare i conti con il consuntivo della terza età, i sogni sentimentali  ed il rapporto d’amore nella coppia eterosessuale spesso soggetto a tradimenti e promiscuità, anche nei casi che sembrano inossidabili come quello tra quello Francesco Totti ed Hilary Basi o tra l’onorevole ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Francesca Pascale, che poi alla lunga ha perfino  cambiato “sponda” e sposato la brava cantante Paola Turci. Nella pièce teatrale, dalla scena spoglia, tutto è affidato alla verve sarcastica e frizzante delle tre attrici sul palco :Vivian Alteri, Elisabetta Mandalari e Sara Putignano che, rispuntando valori di solidarietà e generosità di cuore, si ritrovano dopo parecchio tempo che s’erano perse di vista per la telefonata di Beta ad Ada. Sono già donne macilente, sfatte e sfiorite, con un po’ di cellulite ed indosso pellicce di poco costo per il colpo d’occhio sufficiente, quando Beta chiama una sorpresa Ada con accento dialettale ed un tono grossolano per informarla che la loro vecchia compagna Ida ha perso il marito Franco improvvisamente deceduto e bisogna andare a confortarla. La rinvengono in abito scuro per l’occorrenza ed ella racconta che si stavano godendo i primi felici momenti della pensione bevendo vini prelibati, come l’Amarone della Valpolicella ,allorché lui dicendo di sentire freddo è rientrato in casa e lei ha scoperto il suo corpo freddo riverso sulle scale per un infarto con il conseguente arresto cardiocircolatorio. Insieme tentano di distrarla ripensando in tute nere ai giorni baldanzosi e frenetici sui banchi  della scuola, con l’uso dell’appropriato “Flash back” , in cui prendevano di mira i loro professori, specie quello di matematica con una pronunciata pancetta da riluttante obesità, mentre Ida ricorda il suo primo amore e bacio per un navigatore solitario che dallo scoglio l’aveva accolta a bordo del suo veliero. Qui il testo volge verso il giallo e tra il serio ed il faceto, non distinguendo bene tra la realtà e la sfera dell’onirico, le tre esternano la violenza omicida commessa ai danni d’un presunto violentatore che non intendeva rispettare la loro dignità. Avendo capito di poter fidarsi dell’amiche ricomparse , come il celebre romanzo di H. Hesse, Ida si confida e rivela ambiguamente tutta un’altra storia tragica riguardo alla fine di suo marito. Franco non solo l’aveva ingelosita tradendola, bensì l’aveva resa ancor più astiosa preferendole sessualmente l’altro genere per tendenze e pulsioni omogenee a lui maggiormente consone. In fondo è la tematica del film di Emanuele Crialese “L’Immensità” che esce in questa settimana sul grande schermo : un a fattezza fisica esterna che contraddice a quello che si sente internamente come  nucleo umano  d’appartenenza. Mettendosi d’accordo con i medici, era riuscita a far accreditare la prima versione patologica che la scagionava, mentre in effetti lei, che aveva fatto parte d’un’associazione volontaria per la salvaguardia delle anatre , l’aveva ucciso con una di queste di palude al cianuro. In ciascun settore esistono “ mele marce” pronte a vendersi  al dio denaro o “Mammona”, basti ricordare la complicità a Latina tra un avvocato ed un medico “No vax” di scarsa etica che rilasciava esenzioni dal vaccino per inventati problemi sanitari ai clienti procuratigli dal legale di pochi scrupoli. Una rimpatriata goliardica perciò tra femmine sciupate e logorate dalla vita, disilluse dai loro fallimenti esistenziali ed a cui non resterà che trascorrere i futuri fine settimana in comunanza di spiriti per esorcizzare lo spettro negativo e senza speranze dell’incipiente senescenza. Martedì 20 sarà la volta del Vittoria a Testaccio a riaprire i battenti  con il lavoro di M. Grossi “Il colloquio” sulla sempre più difficile ricerca del lavoro, riformando il reddito di cittadinanza, specialmente nell’imprese ed industria con le sedute per  la scelta dei” talent” da parte dei responsabili delle “risorse umane “in una società sempre più antagonista ed indifferente, quale il romanzo di Alberto Pincherle “alias” Moravia.

Giancarlo Lungarini

Foto Antonio Greco

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