MANGA: UNO SPECCHIO DELLA CULTURA GIAPPONESE E LA SUA DIFFUSIONE NEL MONDO OCCIDENTALE

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Al ritorno dalle feste natalizie abbiamo incontrato le giovani redattrici dell’ISIS “Boccioni-Palizzi” di Napoli Sara Cerrone ed Ilaria Ruocco che ci hanno condotto in Giappone e nella loro cultura. E così ci hanno snocciolato vizi e virtù nipponici, soffermandosi sull’editoria di questi ultimi anni. “Il mese di dicembre ci ha fatto pensare come di consueto al Natale ed alle sue tradizioni – premettono Sara Cerrone ed Ilaria Ruocco –  ognuna differente dall’altra. Infatti come noi europei ne abbiamo alcune, anche il mondo orientale ne ha di proprie e questo è stato il periodo dell’anno in cui sono emerse di più le tradizioni legate alla mitologia. Nel Giappone in particolare il mondo della mitologia, al quale esso è molto legato, è estremamente ricco e complesso, ed è in continuo sviluppo. Qui vi è un forte legame con questo aspetto della cultura, così forte che alcuni editori di manga si ricollegano ad esso: un esempio d’ispirazione è Amaterasu, la grande dea del sole. Essa è la divinità più conosciuta e venerata del Giappone presente nei manga di Naruto, Fire force, Yo- Kai Watch e anche nei videogiochi come Okami. L’industria dei manga rappresenta uno dei più grandi simboli di questo Paese nel mondo, l’industria è una delle maggiori dell’economia giapponese tanto che il governo ha ufficializzato nel 2002 “cool japan”, un programma volto a promuovere il Paese e la commercializzazione di prodotti mediali autoctoni nel mondo, tra questi per l’appunto manga, anime, etc etc. Si pensi che grazie a questi prodotti molti stranieri hanno iniziato a conoscere e amare la cultura giapponese tanto da renderlo il loro sogno di viaggio e di vita. Anche tanti italiani, con il presupposto di creare una carriera inseriti in questo settore, si trasferiscono lì lavorando come mangaka, programmatori di videogiochi, animatori e similari. Già a fine anni Novanta i manga hanno iniziato a fare il viaggio del mondo, in Asia come in America e in Europa. Sono arrivati quindi in Italia dove però la loro espressione è anche oggi inevitabilmente diversa dal paese d’origine. Una delle principali differenze è che in Giappone sono molto più popolari le riviste. Esse sono periodici composte da centinaia di pagine contenenti storie a fumetti seriali o autoconclusivi. Queste sono divise secondo target: ci sono riviste dedicate unicamente a un pubblico di ragazzi ma anche altre indirizzate a ragazze, adulti, bambini. Di solito sono stampati con una qualità della carta molto bassa per tenere poco elevato il prezzo però, successivamente alla pubblicazione, le storie a fumetti vengono in genere raccolte in volumetti monografici chiamati tankobon con una qualità editoriale migliore. Questi sono i prodotti più venduti in Italia, volumetti singoli pubblicati periodicamente da editori italiani che traducono certi manga di cui acquistano i diritti e che vengono comprati nelle edicole e fumetterie. Inoltre se in Giappone le serie sono divise in target estremamente variegati, con i più grandi appassionati gli over 30, nel nostro Paese il pubblico a cui sono indirizzate sono perlopiù ragazzi dagli 8 ai 13 anni tuttavia il range di età di lettori si è sempre di più ampliato fino ad una fascia più vasta.” La chiosa di Sara Cerrone ed Ilaria Ruocco ci riconduce tuttavia dalle nostre parti, ricordando che negli ultimi anni si sono susseguiti diversi eventi legati al mondo dell’intratteniumento, come ad esempio il “Lucca Comics” e il “Romix”, dove si riuniscono diversi appasionati per incontrare fumettisti, autori, venditori ed esperti. Il prossimo evento importante di questo genere sarà il “Comicon” a Napoli e si terrà dal 22 al 25 aprile e di cui si potrà avere ulteriori informazioni consultando il sito https://www.comicon.it/

Massimiliano Craus

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