EDEN, con Joyce DiDonato, alla Scala in favore della Fondazione Francesca Rava

Data:

Teatro alla Scala di Milano, 23 giugno 2023

Le porte del Teatro alla Scala si sono aperte per accogliere donatori, testimonial, volontari e amici della Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS per una serata straordinaria EDEN, in cui sostenibilità ambientale, sociale e cultura si uniscono nell’esibizione di Joyce DiDonato, con l’Orchestra Il Pomo d’Oro diretta da Maxim Emelyanychev. Uno spettacolo poliedrico che indaga l’essere umano e il suo legame con la natura, attraverso un vasto quanto ficcante repertorio di arie dal XVII al XXI secolo di compositori quali Händel, Gluck, Wagner, Mahler, Ives, Copland e il premio Oscar Rachel Portman. Questo progetto visionario e dai grandi ideali – commissionato dall’University Musical Society Michigan, dalle Università di Berkeley, Santa Barbara e altre associazioni musicali – mette al centro il mezzosoprano Joyce DiDonato “sacerdotessa“ della serata, impegnata da tempo nell’opera di sensibilizzazione sui temi ambientali. Valori fondamentali cui s’ispirano tutti i progetti della Fondazione Francesca Rava, orientati al raggiungimento dei 17 Sustainable Development Goals, dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il ricavato della Serata era a sostegno dei progetti della Fondazione Francesca Rava in aiuto a migliaia di bambini nel mondo, in sinergia con le Istituzioni, per essere in prima linea nelle emergenze. Fondazione che nasce nel 2000 per aiutare l’infanzia e l’adolescenza in condizioni di disagio, mamme e donne fragili in Italia, in Haiti e nel mondo. Dopo un ringraziamento speciale alle Istituzioni, sponsor, alle Aziende amiche ai donatori e ai volontari, la Presidente Mariavittoria Rava, ha ricordato la stretta connessione tra la salute delle persone e dell’ambiente, perché la sostenibilità sociale non può prescindere da quella ambientale e viceversa: conciliare il contributo offerto con la tutela della sostenibilità. EDEN non è stato solo un fascinoso spettacolo che ha incantato il pubblico, ma anche una vera e propria call to action di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità ambientale e sociale, ricordando che tutti siamo parte di questo impegno e siamo chiamati a fare la nostra parte nel mondo. La magia dello spettacolo, nel completo buio della sala del Piermarini, si sprigiona subito sin dalle prime note, dal fondo della platea, di The unanswered question di Ives, emesse con intensità di voce dalla DiDonato che raggiunge l’installazione simbolica sul palco (una mitica arca) base e scena per l’evocativo The First Morning of the World di Portman, cantata passione dalla paladina del pianeta.  Lo strumento vocale, pur un po’ affaticato, è ancora omogeneo e pieno, usato con maestria intessendo il brano di mezze voci e pianissimi evocanti la natura, agendo inoltre il pezzo da attrice di magnetica personalità. Si nota fissità di suoni, che pur non incidono sulla pregnanza interpretativa. E balla e danza…Anche il Direttore Emelyanychev non può fare a meno di partecipare in maniera fisicamente eloquente, intanto che gli orchestrali ritmano gioiosamente il tempo con i piedi. Travolgente la DiDonato in Toglierò le sponde al Mare da Adamo ed Eva, Josef Mysliveček, padrona della fiorita coloratura, tende a spingere sui bassi usando suoni che pur suonano efficaci in quest’aria molto agita e partecipata. Giustamente salutata da uno scroscio di applausi. Segue Nature, the gentlest mother di Aaron Coplan con l’artista incorniciata da due cerchi, che nel frattempo si sono compiuti alla base della costruzione, e proiezioni stroboscopiche a evocare la magia della natura. Fragranza e aromi, movimenti dell’anima, sono suscitati con sensibili e fascinosi pianissimi; il registro acuto suona ancora compatto, pur con qualche fissità. Francesco Cavalli con Piante ombrose dalla Calisto ci fa partecipe del palpito e del respiro della natura, rilevati da effetti luce. Orfeo ed Euridice, Danza degli spettri e delle furie eseguita qual trascinante turbine da Emelyanychev e dall’orchestra ci introduce a Misera dove son! Ah! Non son io che parlo dall’Ezio, sempre di Gluck che la DiDonato rende in tutto il drammatico e profondo fraseggio con struggente patetismo. Premiata da un’esplosione di applausi, liberatoria ovazione. Theodora ra di Händel con With rosy steps the morn, dal sognante andamento orchestrale (che già aveva incantato l’anno scorso, sempre alla Scala), il mezzosoprano raggiunge Triumphant saviour, Lord of day, Thou art the life in toccante pianissimo. In chiusura Mahler dai Rückert lieder, chiudendosi anche il cerchio dell’installazione. Speech finale dell’artista a porre l’accento oltre l’impegno etico, la connessione tra musica e natura, con il messaggio di speranza “Seeds of hope” cantato dal Coro di voci bianche dell’Accademia della Scala. “Semi di Speranza”, è un invito all’ascoltatore ad agire direttamente nel mondo in cui vive. “È il momento di connettersi e utilizzare la cultura e le arti per accendere i cuori e le menti gli uni degli altri, costruendo un mondo in cui tutti abbiamo l’opportunità di migliorare”. Ombra mai fu, dal Serse di Händel è l’omaggio finale, non in programma; brano tanto più calzante in questo contesto, eseguito in maniera splendida per languore e preziose, semplici variazioni nella ripresa, che l’hanno perfettamente connotato quale inno alla maestà della natura a far da suggello a una serata magica. Il pubblico, formato in gran parte da non frequentatori abituali ha reagito, sollecitato dalla grande artista, in maniera generosa e spontanea. Al termine della serata, secondo la tradizione della DiDonato, sono stati distribuiti dei semi, piccolo gesto di sensibilizzazione verso l’ambiente e la natura.

gF. Previtali Rosti

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