Lettere di oppio. Quando il teatro non tradisce

Data:

Roma, Teatro dei Conciatori, dal 6 al 15 gennaio 2017

Ci sono quelle serate in cui ti avvii verso un teatro con la speranza di non rimanere deluso, di emozionarti, di venire appagato da una messa in scena particolare, di essere rapito da una storia interpretata con cura, che ti affascini e ti avvolga tra le sue braccia. Attori, regia, scena luci, musiche. In Lettere di oppio, scritto da Antonio Pisu e interpretato insieme a Tiziana Foschi, in scena al Teatro dei Conciatori fino al 15 gennaio, tutto questo accade. Felicemente. Un delizioso affresco non tanto di un’epoca (è ambientato in una casa della Londra del 1860, durante la guerra con la Cina durata 18 anni), quanto di eterne dinamiche tra un uomo e una donna. Lei, Dorothy Wellington, nobildonna che aspetta il ritorno di suo marito George dal fronte, da ben quattro anni.

Paolo_Leone_Corriere_Dello_SpettacoloLui, Thomas, giovane maggiordomo, insofferente ma fidato, ha tra le altre cose il compito di leggere alla signora la corrispondenza inviata dal marito, finchè arriva la lettera che annuncia la morte dell’uomo. Sapendo di rischiare il posto, data la protezione che gli assicurava il Signor George,  lo scaltro Thomas comincerà a scrivere finte lettere, poco credibili, per rassicurare la Signora Dorothy. Da quel momento, tutto cambia nel rapporto tra i due, soli nella casa, alle prese con repressi sentimenti, ognuno con le proprie malcelate paure e si scoprirà che l’ingenuità della signora era solo una parvenza. Avranno il coraggio, entrambi, di infrangere il manierismo e rivelarsi l’uno all’altra fuggendo da una solitudine che sembra vincitrice? Lettere di oppio è un affresco delizioso, ironico, delicato, racconta una bella storia in bilico tra sogno e realtà, tra desideri proibiti e manierismi, ricca di una struggente malìa che i due attori esaltano con grande ritmo e capacità espressive. Tiziana Foschi è straordinaria in questo spettacolo, Antonio Pisu (che non conoscevo) una piacevolissima sorpresa. Armonici, bei tempi comici, capaci di variare registro in pochi istanti. Una regia moderna (di Federico Tolardo) e ricca di idee, rendono la vicenda accattivante e sostenuta nei ritmi. C’erano alcuni adolescenti in platea, e vederli entusiasti alla fine è un grande segnale. Spettacolo – chicca, l’esempio di come drammaturgia, regia, scena, costumi, luci e musiche siano espressione di un’idea felicemente concepita e sviluppata.

Ci sono, sì, quelle serate in cui le speranze nutrite nell’avvicinamento ad un teatro, non vengono tradite.

Paolo Leone

Roma, Teatro dei Conciatori, dal 6 al 15 gennaio.
Produzione Novre presenta: Lettere di oppio, di Antonio Pisu. Con Tiziana Foschi e Antonio Pisu. Regia di Federico Tolardo. Luci di Stefano Lattavo; Costumi di Gisa Rinaldi; Scene di Tiziana Massaro; Organizzazione di Antonella Lepore.
Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro dei Conciatori, nella persona di Maya Amenduni

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