Firenze e lo scandalo evitato

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Erano le 7 del mattino di molti anni fa quando in via di Novoli 42/e, a Firenze, il commissario Salvadori della Questura di Firenze suonò il campanello di casa Maiorano-Pestelli, abitazione dove viveva con i suoi genitori Alessandro Maiorano.
Il commissario aveva in mano un mandato di perquisizione nei confronti del bandito di Firenze dopo che una ragazza lo aveva denunciato, accusandolo dopo la fine di una breve relazione di non volergli restituire tutte le foto che le aveva scattato, temendo che quelle immagini potessero finire chissà dove. La giovane donna si era rivolta alla polizia e la polizia si era subito attivata, visto il calibro del nome che la ragazza andava a denunciare. Il nome era quello di Alessandro Maiorano, accusato (ma poi assolto) di pesanti reati.
I sei uomini del’ anticrimine della Questura di Firenze iniziarono la perquisizione e dentro una cassa panca trovarono un vero archivio di foto di ragazze e donne le quali erano tutte in atteggiamenti intimi con il riccioluto puttino di Palazzo Vecchio. La polizia sequestrò tutte le immagini e portò via Maiorano in Questura. Davanti ad un plotone di agenti, per ben 3 ore, Alessandro fu bombardato di domande alle quali lui rispose preciso e puntuale sgombrando il campo da ogni insano gesto di voler divulgare o vendere tali immagini.
Ma come sempre ogni situazione ha sempre i suoi risvolti. Emerse durante le indagini verso che quasi tutte quelle donne erano sposate con prole o fidanzate, alcune di loro sposate con nomi importanti della Firenze che conta. Il commissario Salvadori si rese subito conto che aveva in mano un’indagine che se fosse esplosa in città avrebbe creato uno scandalo importante.

Il commissario sapeva bene anche chi aveva di fronte e che dopo il torto subito per l’ennesima ingiusta indagine a suo carico si voleva togliere qualche “sassolino dalle scarpe”. Maiorano iniziò a sciolinare una serie impressionante di nomi, cognomi, luoghi, date e prove di tutti gli amplessi, facendo nomi importanti anche della politica fiorentina, la quale si sarebbe ritrovata in un tritacarne mediatico da cui ne sarebbe uscita con le ossa rotte. I vertici della questura convocarono la ragazza denunciate convincendo la stessa a ritirare la denuncia, confiscando al Maiorano tutto l’imponente archivio fotografico.
Giorni dopo il commissario Salvadori convocò di nuovo Maiorano e rivolgendosi allo stesso disse: “Devi mettere un cero alla Madonna, la ragazza ha ritirato la denuncia nei tuoi confronti e l’indagine à archiviata.” Ma per tutta risposta il Maiorano replicò: “No, il cero alla Madonna lo devono accendere altri.” Immenso e indomabile Bandito.

Tommaso Lastrucci

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