Passione sentimentale e religiosa nel carteggio “Il tuo nome brucia sulle mie labbra”

Data:

 

Dal 26 settembre all’1 ottobre 2023 al Teatro Belli di Roma

Agli inizi del Novecento nacquero nel mondo scientifico e letterario due correnti che poi sarebbero divenute dominanti nel corso del XX secolo e che possono ricollegarsi all’importante tematica del soggetto individuale umano ed antropologico al vertice del mondo animale : l’uomo che nella componente integrale di materia e forma era stata analizzata teoricamente come ilemorfismo dalla filosofia di Aristotele che poi nel Medioevo San Tommaso avrebbe cristianizzato con la sua dottrina contenuta nella “Summa Theologica”; erano la psicoanalisi di Freud con l’indagine sui traumi ed i complessi della coscienza, che si sarebbero riflessi nella crisi delle certezze e della sicurezza dell’individuo esaminata dall’ideologia del relativismo pirandelliano. A queste categorie e discipline abbiamo ricondotto l’osservazione cartesiana e l’ascolto della novità teatrale e prima assoluta in Italia tratta dal libro “ Un corps en trop” di Marie Victoire Roullier di cui il regista Alessandro Sena ha ottimamente curato la lucida e significativa traduzione italiana e l’adattamento scenico, estrapolando dal volume composto in maniera epistolare, come il bellissimo e celebre romanzo “Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, da 40 missive tra due donne di cui il traduttore ne ha brillantemente indagate la metà. Siamo di fronte ad un duplice dramma sentimentale, ad una forte passione  vissuta prima dalla protagonista e  destinataria delle lettere di nome Emanuela e poi dalla giovane innamoratasi di lei, avendola conosciuta nel momento della sua  devastante follia d’amore disillusa cocentemente come Fiammetta da Panfilo nel Boccaccio, per cui sconvolta e distrutta nella sua psiche, ecco il motivo del riferimento a quanto detto sopra, era entrata nel convento di clausura in Spagna durante il periodo franchista del “Caudillo” dopo l’insurrezione dei suoi militari contro la Repubblica democratica nel 1936 con la guerra civile tra “Falangi” e “Brigate”. Questa donna più giovane della protagonista aveva fatto in tempo a vederla ed invaghirsene prima che lei, scappata in Iberia alias Spagna per cancellare dalla mente la desolazione intima per il sentimento non corrisposto con una relativa atroce sofferenza, decidesse di trovare conforto in convento durante la Quaresima, mentre sul palco si nota la sussiegosa marcia del Generalissimo e si rievocano i suoi primi 5 anni di regime. La ragazza, come Boccaccio rattristato dal rifiuto di Fiammetta incapace d’un nuovo amore a Napoli per il cocente dolore insopportabile patito, prova dura e velenosa rabbia contro di lei che le ha preferito sul livello dei valori etici e religiosi la totale ed oblativa dedizione a Dio, per cui le invia le molteplici epistole in cui esprime tutti i suoi stati d’animo rancorosi e privi di perdono, misti ad un rinnovato amore, per aver scelto l’abbraccio gratificante e totale con Dio piuttosto che il loro libero e mutuo sentimento di felicità. I motivi di queste variegate e numerose istintive pulsioni psichiche sono espresse da un caleidoscopio di figure femminili in abito nero da suora in cui avviene la rarefazione spersonalizzante della matura suor Emanuela, entrata in isolamento da clausura come la suor Virginia del Manzoni nel capolavoro testuale dell’epopea libresca dei poveri e della Provvidenza. Costoro danno voce ai frammenti lirici dell’aspro odio e della cocente rampogna della vendetta psicologica, appena soffusa dal ripetuto appello alla sensualità dell’avvertito spirito di subliminare desiderio intenso a cui non sa del tutto rinunciare e sognare aspirando ad un suo improbabile ripensamento quale quello di alcuni sacerdoti e religiosi che hanno abbandonato il voto esplicito o meno del celibato per tornare al primo loro amore dato che al cuore non si comanda e non sempre la coscienza, tempio sacro dello Spirito, riesce a prevalere. Struggente e splendida, meravigliosa, è la scena con le candele accese dalle consorelle nel rito liturgico del Venerdì Santo, prima che il giorno di Pasqua l’amante venga informata  tragicamente che è inutile che continui a scrivere poiché qualcosa intanto è successo ad Emanuela ed a due suoi congiunti;  non ve lo sveliamo per non togliervi la possibilità d’andare a gustarvi lo spettacolo, del genere “teatro da camera”, originale e valido emotivamente,  sensitivamente, al Belli di Piazza Santa Apollonia in Trastevere fino a domenica prossima. La ricchezza concettuale del testo l’ha fatto tradurre pure in Inghilterra e rappresentare non solo a Parigi, ma nondimeno  al Festival di Avignone nel 1989 risalendo come ideazione a nove anni prima. Da qui il patrocinio dell’Istituto di Cultura Francese a Roma e le otto magnifiche incarnazioni del personaggio chiave, che sono: A. Di Domenico,E. Fusini, C. Iannaccone, F. Mele, M. Porfiri, M. Rago, S. Morassut e S. Ricchi, che formano un superbo collettivo dall’efficace e perfetta sinergia, magistralmente diretto da A. Sena.

Giancarlo Lungarini.

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