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L’appassionato monologo di Umberto Orsini su i Karamazov incanta il Vascello

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Gli insigni personaggi della Storia condottieri o Re ed Imperatori erano tesi a lasciare sempre testimonianze storico – civili , come ben dimostra pure la fresca mostra di Mc Cullin nella sua ultima sezione al Palaexpò, oppure basterebbe citare il Vallo di Adriano  in Scozia e la sua meravigliosa Villa a Tivoli, meta di numerosi turisti. Tale abitudine fu ripresa anche da sommi scrittori latini come Seneca, Cicerone e Tacito, con i loro scritti sotto forma di trattati ed epistole a familiari ed amici, per poi nell’Umanesimo del’400 rammentare F. Guicciardini con “I Ricordi” e N. Machiavelli con la missiva, dal suo esilio sotto i Medici a San Casciano ,a Pier Luigi Vettori per annunciargli il suo capolavoro “ Il Principe” dedicato a Piero figlio di Lorenzo morto nel 1492. In epoca moderna come dimenticare” le Memorie” del lagunare Carlo Goldoni composte in Francia nel suo dorato isolamento per via dei creditori che l’inseguivano ovvero “Le Confessioni di un ottuagenario” alias Ippolito Nievo nel suo castello di Fratta nel Polesine, fino a quelle di M. Yourcenar con “Le Memorie di Adriano” per non menzionarne altre? Su questa scia si può collocare altresì il decadente romantico russo del secondo Ottocento Fedor Dostoevskij che pone al centro dei suoi celebri romanzi perfusi di sottile nostalgia, malinconica esistenza e spietata analisi psico – sociale  la focalizzazione interna a tutto tondo dei suoi protagonisti con un loro profondo e travagliato esame di coscienza. Tra questi possiamo vedere gli esempi di Raskolnikov in “Delitto e Castigo” che per non essere più un’ inutile  e misera pulce reietta dalla società uccide l’usuraia per poi iniziare un lento cammino di resipiscenza  , quali i pentiti e collaboratori di giustizia, aiutato dalla sua giovane amante e decidere di scontare la pena per il suo misfatto, alla maniera del calciatore Fagioli della Juventus autodenunciatosi per le scommesse sportive nel mondo del calcio cui appartiene, al quale si sono aggiunti gli indagati Tonali e Zaniolo allontanati  per  motivi di trasparenza ed onore dalla Nazionale. Sulla linea di codesto romanzo si può allargare l’investigazione dell’autore russo all’altro famoso testo di saga familiare “I fratelli Karamazov” in cui contrappone il laico, razionale, filosofico e scettico Ivan all’inetto germano Dimitri che l’inquisizione giudiziaria russa ritiene reo dell’uccisione del padre per il furto di 3000 rubli. Questo è uno degli argomenti centrali delle sue biografiche reminescenze personali che offre con la sua inimitabile classe attoriale e la squisita dizione persuasiva e trascinante all’intima concentrazione meditativa del pubblico quell’incommensurabile genio che è Umberto Orsini, arrivato alla fantastica età di 89 anni senza denotarli e non perdendo nulla del suo smalto espressivo e posturale con una perfetta movenza introversa e riflessiva per significare il pieno dramma interiore del personaggio che con maestosa personalità incarna facendola propria. Egli è alla sua terza prova con questa figura letteraria che incontrò negli studi di via Teulada per lo sceneggiato televisivo di grande succcesso di Sandro Bolchi e poi assumendolo come “cavallo di battaglia” nel bel film “La leggenda del grande Inquisitore” che qui riporta al vertice del suo dialogo confidenziale con Alioscia. Il magistrato sta cercando di capire chi è il vero responsabile dell’uccisione di suo padre, che aveva preparato una busta per un ingente prestito economico ad un amico, assassinato con un pesante corpo contundente alle spalle  e di cui si ritiene colpevole e principale sospettato il più debole ed inetto fratello, secondo l’intera visione del dramma nel contesto della società russa del tempo quale osservammo nell’intera messa in  scena dell’opera per 9 ore al MAXXI una decina d’anni fa. Ivan ci racconta della verità dettagli dal fratellastro Smerdosk  figlio dell’illecito naturale rapporto del genitore con la serva , alla maniera di Abramo con la schiava Agar da cui nacque Ismaele, cui si può far risalire la civiltà araba che è una delle cause della lotta all’ultimo sangue tra gli scatenati terroristi di Hamas e gli Israeliani, che non rispettano i diritti umani privando la striscia di Gaza d’acqua , luce e gas per far morire i propri nemici come topi od animali in gabbia asfissiati. Sono crimini imperdonabili tanto i bambini ed i civili ebrei ammazzati e decapitati quanto quegli  innocenti  esseri umani destinati ad una lunga agonia e macabra fine per negazione dei primari diritti civili e naturali secondo l’insegnamento del giurista olandese Ugo Grozio. Il discorso ottimo del Papa ha messo a proprio fondamento questo supremo principio di pari entità. Partendo dal fatto che in nessun caso si può uccidere tranne che per proporzionata e legittima difesa, Ivan, immedesimato dall’autorevole interpretazione di Orsini, ha preso in considerazione il Vangelo con una lettura precisa e didascalica a cui ha controbattuto con un forte ed accentuato nichilismo e misticismo profano : ha esposto alcuni passi come quelli del cieco nato e della madre della piccola bambina morta che il Signore risvegliò e riportò in vita, alla maniera di Lazzaro dalla tomba, per sottolineare che siffatti sono rimasti solo degli stupendi valori che il mondo ha cancellato non solo rubando come avvenuto nella sua famiglia e con Raskolnikov, ma pure calpestando i più deboli e fragili, i sofferenti e malati, quasi fossero un peso per la comunità da rinchiudere negli ospizi e RSA con i camici di contenzione e che spesso vanno pure a fuoco come a Milano, oppure sgozzandoli come ad Askelon e negli insediamenti ebraici per non dire delle madri degenerate con depravata coscienza per nefando sessismo quale la Pifferi processata nella metropoli ambrosiana , per non rammemorare il delitto di Cogne della Franzoni od altri infanticidi con i cadaveri gettati nei cassonetti. Quindi Ivan continua il suo serrato confronto con il Vangelo e sostiene perplesso e meditabondo nei panni dell’impagabile Orsini, che con parole ed espressioni del volto ci fa gustare tutto, come il mondo non abbia nemmeno inteso l’appello di Cristo alla scoperta dei sommi beni nella vita con le tre tentazioni dei 40 giorni del deserto da parte  di Satana e si sia invece schierato con lui optando per il vile denaro fine a se stesso, la corruzione ed il potere verso cui si genuflette alla maniera di falsi idoli, alla guisa del vitello d’oro nella fuga dall’Egitto con Mosè, per avere un minimo sostentamento quando è al limite o sotto la soglia di povertà. L’ultimo caso esemplare tratto dalla Verità del Logos divino è stato “Se il chicco di grano non muore non porta frutto” per sottolineare metaforicamente il suo alto messaggio spirituale riassumibile nelle tre sezioni attribuibili a ciascuna delle Tre Persone Divine che compongono la Trinità in una sola Natura : Creazione del Padre, Redenzione del Figlio e Santificazione nello Spirito Santo che da loro procede. Esplorando cartesianamente questa dottrina cristianamente infallibile, alla maniera che le tre religioni monoteiste non possono uccidere in nome di DIO Padre che è Amore si chiami Allah o Jhavè e Dio come si crede, s’è posto il problema della sua relazione con il tempo e nella figura di Ivan, che Dostoevskij mantenne in vita senza lasciarlo morire, stessa sorte di Montalbano con Camilleri, Orsini giudica che il “ kronos” ellenico  è amico e nemico in quanto permettendoci di vivere ci  consente di goderci il presente con le gioie ed i piaceri che desideriamo, accrescendo il nostro bagaglio culturale, tuttavia è pure nemico dato che aumentando gli anni ci fa invecchiare e contrarre patologie, segna di rughe i nostri volti e sovente ci costringe ad usare la terza gamba come ammoniva enigmaticamente la Sfinge ad Edipo, finché un bel giorno, speriamo con la Grazia di Dio il più lontano possibile, ci porterà via come le Parche tagliavano mitologicamente il filo dell’esistenza. Temiamo cominci ad avvertire  ciò il medesimo Umberto, che con giusta logica non vuole mollare. In qualche circostanza la fine è imprevedibile, pensiamo ai terremoti, monsoni e tsunami, ovvero alle sciagure stradali, quale quella di Mestre per cui vi sono tre indagati per omicidio stradale e colposo essendo l’autista previdente appoggiatosi nel pieno del malore al guardiarail che non ha retto, lesionato com’era,  morto , per non soffermarci sugli omicidi riprovati da Ivan in un mondo privo di etica e lucida saggezza. Perciò è stata una genuina lezione umana e terrena di una figura letteraria che non si schiude al soprannaturale, ma gli si pone contro come intellettuale duellante e nella sua limitatezza illustra per l’interposta persona del fine dicitore Orsini i suoi sentimenti e la sua inquieta ed inesausta tensione psicologica che lo divora internamente. Ragione con il cervello e Fede superiore, coscienza tempio dello Spirito ed anima o Es freudiano ed animo psicanalitico, senza la trasposizione tomista dell’ilemorfismo e “sunolon “ aristotelico cristianizzato con la “ Summa Theologica” di San Tommaso d’Aquino. Qui sta il dilemma dell’essere umano, animale dotato d’intelletto, per decidere della propria esistenza: aperta alla Vita Eterna con la Misericordia  di Dio o destinata a tornare polvere con la cremazione o sepoltura per rimanere nell’orizzonte piatto del ritenere che il venir meno non sia il trapasso nell’ aldilà bensì la fine di tutto? “ Unicuique suum” come dicevano i nostri padri latini : scelga ciascuno il suo domani  dopo il decesso simile alla donazione o meno degli organi , che, però, è  meno  importante ridotta solo al piano temporale. Lo spettacolo sarà replicato al Vascello di via Carini fino a domenica 22 con la  regia su misura per Orsini, che non ne avrebbe bisogno, di Luca Micheletti.

Giancarlo Lungarini

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