Il gran cerimoniere Brachetti e la stellina del “Kit Kat” Sally con D. Del Bufalo in “Cabaret”

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Gli inizi del XX secolo in Europa furono un periodo felice per lo sviluppo industriale e la nascita delle grandi fabbriche, quali la Pirelli, l’Ansaldo e la FIAT in Italia, la conseguente crescita della ricchezza “ pro capite” e gli insediamenti per gli operai vicino ai grandi siti lavorativi, mentre i collegamenti diventavano sempre più rapidi con l’invenzione degli aeroplani ed i relativi voli transoceanici. La gente aveva dunque voglia di divertirsi, sfoggiare begli abiti, stare in società ed andare nei locali a bere e ballare in gioiosa libertà. Tale periodo fu perciò denominato della “Belle Epòque” in Francia con aristocratici e professionisti che camminavano impettiti nei loro lussuosi vestiti per i grandi viali parigini o s’affacciavano con curiosa supponenza dai balconi e dalle finestre dei boulevard, mentre nella confinante Germania si creavano i locali del piacere dissoluto e delle ballerine discinte del moderno “Can –Can”, che traeva ispirazione dal “Lido “ e “Moulin  Rouge” del quartiere latino di Pigalle nella metropoli della Torre Eiffel. Ecco dunque da dove nasce l’idea per il soggetto di C. Isherwood  che ha fatto tesoro di tutte queste considerazioni storiche, che sono poi state riprese da J. Van Druten per il suo splendido lavoro “Cabaret” che, dopo il rilevante successo di pubblico e critica ricevuto a Milano, approda ora al Brancaccio di via Merulana  a Roma fino a domenica 12 novembre con le travolgenti musiche di J. Kander suonate dal vivo sul soppalco dall’orchestra diretta da Giovanni Maria Lori e con lo scintillante adattamento coreografico di Luciano Cannito, un vero maestro in codesto campo con la scoperta ed il lancio verso una stellare affermazione della sua compagna Rossella Brescia. Siamo nella Berlino del 1910 con il sontuoso per le luci psichedeliche cabaret “Kit Kat “ dove il presentatore e maestro di cerimonie  Encee, impersonato da quell’impareggiabile e geniale fantasista, scoppiettante imitatore , che è il torinese Arturo Brachetti,  ci mostra come da un lato vi siano i tavoli dei clienti  e sulla sponda opposta quello delle signorine che accanto ai telefoni di sala attendono solo che suonino per accompagnarsi all’amante di turno. Di tutto ciò possiamo darvi genuina e personale testimonianza essendovi stati prima della caduta del muro eretto dai Vopos, gendarmi dell’Est, nel 1961 per evitare la fuga in massa verso l’Ovest per mancanza di libertà politica e sicurezza vitale economica, similmente al difetto del salario minimo equo oggi da noi. In siffatta aria festosa giunge lo scrittore americano Clifford Bradshaw che vuole realizzare il suo capolavoro romanzesco venato di rinato slancio esistenziale realista ed ha un fidato amico ed “anfitrione “ del  Paese alemanno in Ernst Ludwig, interpretato da Niccolò Minonzio, che desidera farlo svagare, sottraendolo   alla lunga permanenza alla scrivania da lavoro della pensione di Fraulein Schneider, che è ritratta con i suoi senili appetiti sessuali da  Christine Grimandi e quindi si lascia a poco a poco sedurre dall’insistente corte del fruttivendolo ebreo tedesco Herr Shultz  che l’omaggia con frutta fresca del suo negozio : pere, mele ed ananas. Si potrebe sostenere che siamo in un pieno gioco di “matrioska “ russe con il tema più visibile, manifesto e pubblico, dello spazio culturale del cabaret che contiene al suo interno il tema dell’amore  lecito ed illecito, intimo e promiscuo. Infatti Ernst convince Cliff ad uscire per una bevuta insieme e divagarsi, come si fa allorché si ha un vero amico che è quasi d’enorme impatto emotivo quanto il calore dell’amore di coppia, conducendolo al “Kit Kat” dove imperano la satirica ed umoristica squisitezza intrattenitrice del gran cerimoniere Brachetti, che cambia spesso vestito di gala ed in un certo momento balla con un piccolo primate, e la squillante, suadente, ugola d’oro di Sally Bowles, incarnata da una meravigliosa Diana Del Bufalo, che colpisce il cuore dello statunitense al primo colpo d’occhio per la sua meravigliosa e sublime attrazione fisica e conturbante fascino psichico per il suo puro ed ingenuo candore d’animo. A sedursi vicendevolmente e recarsi insieme nella stanza di Cliff per godersi il reciproco amplesso non ne corre molto, mentre  la proprietaria della pensione sta rimproverando Fraulein Kost, nei cui panni si cela la bionda e briosa, vivace, Giulia Ercolessi, che sta facendo della sua stanza un “porto di mare” per rapporti erotici con i marinai che sbarcano ad Amburgo o Colonia, altrimenti non saprebbe come pagare la pensione. Capita la tresca tra la Schneider e Shultz, usa la furba scaltrezza per coltivare i loro interessi sensuali giungendo ad un accordo di compromesso ed intanto Sally e l’intrepido Clifford aumentano la loro passione giovanile con lei che scopre d’essere incinta, non sapendo però di chi, avendo ceduto più volte con l’amore libero agli spasimanti incontrati al cabaret. Nel frattempo siamo usciti dalla Grande Guerra con il decollo nel primo tempo delle premesse dello spettacolo e siamo nel pieno della Repubblica di Weimar presieduta dal socialdemocratico Streissener, che ha tuttavia dovuto fronteggiare il Movimento della “Rosa Rossa “ di K. Liebchnet e  Rosa Luxembourg con il reazionario “putsch” di Monaco del ’22-23 di Hitler, che in carcere tra il ‘24 ed il ’26 ha composto il “Mein Kempf” che Ernst rinviene con sommo disappunto nella stanza di Cliff. Se il primo atto è d’inquadramento storico ed ascesa economico – sentimentale, di converso il secondo è di pregnante e mordace denuncia dei mali sociali e della negazione dei diritti primari dell’individuo operata dal nazismo salito democraticamente al potere nel ’33 con libere elezioni indette dal generale Heindeburg e l’appoggio dei liberali, per poi gettare la maschera l’anno dopo con l’incendio del Reichstag e la colpa data ai comunisti come Nerone ai Cristiani per l’incendio di  Roma nel 64 d. C. Fraulein Schneider ed Herr Schultz devono rinunciare al loro matrimonio, in vista del quale avevano festeggiato il fidanzamento nella bottega con tanti regali tra cui la coppa di porcellana di Cliff e sally, in quanto lei non desidera perdere la sua licenza impalmando un ebreo sia pur tedesco, alla guisa dei fascisti di matrice ebraica ugualmente deportati o colpiti dalle leggi razziali del ‘38 in Italia, bande di giovinastri scalmanati spaccano i vetri del negozio di Schultz e della pensione, Cliff viene aggredito selvaggiamente e picchiato con evidenti lesioni corporee, che l’inducono ad abbandonare Berlino cercando di  convincere la timida, incerta ed imbarazzata, Sally a seguirlo a Parigi. Lei comunque il coraggio non ce l’ha, la Del Bufalo ci trasmette bene il difetto del suo personaggio che, quale il Don Abbondio di Manzoni, non sa far prevalere il sentimento per Cliff sulla stabilità della sua carriera di cantante,  gloria stellare  e non  va con lui, odiando da vera naturalizzata tedesca Parigi, ma in nome della sua totale libertà delibera pure un gesto negativo che non è condivisibile in alcun modo e per cui poi nacquero le “ruote” dei conventi. Il finale è dunque triste e l’esistenza umana può essere metaforicamente paragonata ad un cabaret: prima è serena e piena di promettenti prospettive, poi diventa triste, amara ed in pericolosa discesa per cui occorre sorreggersi ad un bastone come indicava la Sfinge con il suo indovinello ad Edipo. Nella parabola declinante del “Kit Kat” e della “Vamp” Sally, contrassegnata dalle deflagrazioni dell’incipiente seconda guerra mondiale, nasceranno le canzoni di Kurt Weill e poi la Germania occuperà la Francia del Sud  con la Repubblica collaborazionista di Vichy retta dal maresciallo Petain, rimanendo il Nord presidiato dalle truppe del generale De Gaulle. Le stupende scene suggestive del “Kit Kat” e quelle sobrie, misurate, basso- borghesi della pensione sono state create da Rinaldo Rinaldi ed i costumi di stile medio dei protagonisti con i bellissimi tutù delle danzatrici da Maria Filippi per incentivarvi ad andare a gustarvi il magnifico musical “Cabaret” di quasi tre ore al Brancaccio fino a metà novembre.

Giancarlo Lungarini

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