Ecuba, la cagna nera. Il drammatico monologo di Giovanna Daddi

Data:

 

In scena il 1° dicembre 2023 al Teatro Era di Pontedera

“ Ecuba, la cagna nera” è una  produzione Ass.ne Teatro Buti. La drammaturgia tratta da “Le troiane” di Euripide e riscritta ed adattata da Dario Marconcini che svolge anche il ruolo di regia. Il testo è portato in scena da una strepitosa Giovanna Daddi. Dario Marconcini nel 1974 fonda con Roberto Bacci il “ Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale” di Pontedera. Accanto a lui la sua compagna e musa nella vita Giovanna Daddi, una donna che ha dedicato la sua vita all’arte.  Ecuba è una drammaturgia per una sola interprete. Giovanna Daddi prende le sembianze della sfortunata regina di Troia. La sovrana ormai spoglia di tutti i suoi averi è avvolta in vesti scure perché la tristezza è ormai la parte più rilevante della sua vita. Giovanna Daddi in scena è quasi sempre seduta, incurvata in avanti. A volte è seduta in un semplice panchetto di legno. La sua voce disperata è accompagnata da musiche di Stravinskij. Sullo sfondo un video proietta una città bombardata. Sono le simboliche macerie delle tante città di Troia ridotte in rovina. La tragedia vissuta da Ecuba è universale. Il dramma di Ecuba è simile a quello di tutte le donne vittime di violenza e di soprusi. Questo è il tragico  effetto di tutte le guerre che hanno sconvolto e sconvolgono il nostro mondo. La contemporaneità ben presto lascia il posto alla mitologia. Il moderno scompare  ed Euripide parla di Ecuba. La regina, ora diventata schiava è in attesa di conoscere il nome ed il volto del suo nuovo padrone. I giorni della nobile ed anziana troiana sono ancora costellati di angoscia. Nel suo sguardo ancora sono vive le immagini dei cadaveri e delle violenze achee perpetuate nei confronti degli sconfitti. I vincitori non hanno avuto pietà neppure per il piccolo Astianatte. Il piccolo principe viene gettato dalle mura perché discendente della stirpe vinta. Il dolore di Ecuba è una sofferenza planetaria. Il suo pianto e la sua disperazione feriscono le nostre coscienze.

Il drammaturgo e regista Dario Marconcini dice dello spettacolo:

“Fra le molte vittime che agitano Le Troiane di Euripide spicca la figura di Ecuba che riassume su di sé tutta la sofferenza, il dolore, la disperazione, il vuoto, l’impotenza delle donne vinte e violate dalla guerra, ridotte in catene, orfane o vedove con i beni saccheggiati, le case in fiamme, in attesa di un incerto futuro da schiave.  Lungi dal volere attualizzare questa tragedia (e ce ne sarebbero dei riferimenti con l’oggi!) dobbiamo renderci conto che i versi di Euripide ci portano nella dimensione del mito, una dimensione che supera lo spazio e il tempo e ci avvicina all’eternità; il testo de Le Troiane appartiene ai classici i quali raggiungono la nostra anima scavando nei suoi inaccessibili labirinti. Ecuba l’ho voluta lasciare lì, sola, indifesa, simbolo della caduta, della fine, dell’addio, del distacco. È suo il punto di vista dei vinti e la loro disperazione. Ma, attenzione, con Euripide siamo nella radura del mito, non c’è niente di patetico, ma piuttosto di sublime e quei versi, che arrivano a noi da così lontano, riscattano ogni cedimento al compianto. Infine, perché cagna? Perché, secondo il mito, durante la traversata in mare da schiava, Ecuba si trasformò in cagna e raggiunse Ecate, e anche Dante così ce la ricorda nell’Inferno: «Forsennata latrò sì come cane / tanto il dolor le fe’ la mente torta”. 

Giovanna Daddi con la sua imponente drammaticità vive tutti i lutti ed i rimpianti vissuti da Ecuba. L’attrice fiorentina con grande valentia accompagna il pubblico in un trascinante percorso emozionale.

Giuliano Angeletti

 

 

Ecuba, la cagna nera
Tratto da Le Troiane
di Euripide
con Giovanna Daddi
drammaturgia e regia Dario Marconcini
scene e luci  Riccardo Gargiulo e Maria Cristina Fresia
musica da  Le Sacre du Printemps
di Igor’ Fëdorovič Stravinskij
produzione Ass.ne Teatro Buti

 

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