Interno Bernhard. “Minetti. Ritratto di un artista da vecchio”

Data:

Al Teatro Strehler di Milano, fino al 28 gennaio 2024

Bernhard Minetti, attore tedesco nato da famiglia italiana, dopo aver raggiunto la notorietà con testi classici ed essersi affermato anche nel repertorio moderno, inizia una proficua collaborazione con lo scrittore austriaco Thomas Bernhard, di cui diventa l’attore di riferimento. Lo stesso Bernhard, in omaggio alla figura di uno dei più grandi artisti del ‘900 e alla sua bravura, scrisse per lui nel 1976 l’opera Minetti, ritratto di un artista da vecchio. Un testo, quasi un monologo, che mette al centro la figura dell’attore con la sua forza prorompente e il senso dell’arte drammatica, presentato ora nella traduzione di Umberto Gandini. Siamo a Ostenda, la sera dei festeggiamenti di Capodanno, in un albergo che deve aver conosciuto tempi migliori. Entra un vecchio signore, attore celebre ormai dimenticato da tutti, che aspetta un direttore di teatro che mai verrà. L’eccentrico personaggio ripercorre il cammino della sua carriera fatto di ricordi, scontri, processi e disillusioni fino alla sperata rivalsa di poter interpretare una volta ancora il personaggio shakespeariano di Re Lear. Inizia così un continuo fluire discorsivo, un’ansia narrativa che passa dal pudore iniziale ad accenti di trasognata follia, sempre su un palpabile sostrato di solitudine. Lo spettacolo, produzione della Compagnia Mauri Sturno, regia di Andrea Baracco, vede al centro il veterano Glauco Mauri (93enne!) con il compito di dar fiato alle sfide lanciate dal testo del drammaturgo austriaco: l’attore, cioè, messo di fronte alla finalità, alla validità della propria professione, dei rapporti con il proprio mondo e con se stesso. Glauco Mauri dopo oltre settant’anni di carriera in cui ha affrontato tanto Shakespeare accanto a Sofocle (Edipo a Colono anche al Rossini Opera Festival 1982), Beckett e Molière, Dostoevskij, Brecht e Pirandello senza pretesa di completezza, si cimenta ora con la scrittura di Thomas Bernhard. L’attore è per Bernhard l’eroe del fallimento e dell’occasione mancata; si può dire che abbia amato gli attori in quanto esseri capaci di vivere sino in fondo il rischio, la frustrazione e la prossimità alla follia. Il regista Baracco imposta il suo spettacolo sottraendo il protagonista alla speranza, ma lo fa in maniera quasi surreale sfruttando le infinite risorse che ancora illuminano la recitazione di Mauri: alternando tentennamenti a scatti improvvisi, mutevole e mobilissime le espressioni facciali, stupori discorsivi e tenerezza del dire, tutti mezzi che trasformano l’attore nell’Attore. Glauco Mauri, nella sua sperimentata bravura e infinita professionalità, da corpo a un disincantato e amaro vecchietto, svuotato e ripiegato su se stesso, residuato umano di un artista folle e geniale. Sul suo viso vagheggia un sorriso amaro e stranito: irrefrenabili e sùbiti stupori nella dinamica di un fraseggio dalle ricche sfumature. Struggente nella desolazione del ricordare, si fa presenza inquietante nella feroce critica alla società. La resa è intensa e percorsa da quei tratti di amara follia – caratteristica del testo di Thomas Bernhard – in perfetta comunanza con Re Lear, non a caso interpretato da Mauri in ben tre edizioni.  Grande lezione di teatro costruita con energia recitativa d’imperante dizione, dalla fantasmagorica varietà di colori e dosate sospensioni in cui l’arte drammatica impiegata sembra riflettere la necessità e ragione del vivere dello stesso attore. Efficace la semplice messinscena di Marta Crisolini Malatesta (suoi anche i costumi) che si fa toccante nel finale, con fantasmatici personaggi ad animare l’atmosfera della notte finale dell’anno. Notte riempita di verbosi parlari, riuscendo a inquietare lo spettatore nella strisciante aggressività di un testo che traduce l’esperienza dell’Attore nella nostra, scavalcando la pura contingenza della vicenda narrata. Minetti, ritratto di un artista da vecchio intreccia il comico e il tragico, la realtà con la sua trasfigurazione poetica descrivendo con silenziosa rabbia e molta passione, un mondo grottesco. Trionfale accoglienza finale per Glauco Mauri, e festosa per il resto della Compagnia formata da Stefania Micheli, Federico Brugnone, Danilo Capezzani, Francesca Trianni, Pietro Bovi, Giuliano Bruzzese.

gF. Previtali Rosti

Foto Manuela Giusto

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