É uscito venerdì 26 gennaio 2024 il nuovo singolo di Godot dal titolo “Granelli”

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É uscito venerdì 26 gennaio 2024 su tutte le piattaforme digitali (in distribuzione Believe Music) il nuovo singolo di GODOT. dal titolo “Granelli“, un nuovo brano dedicato agli ultimi romantici in ascolto, che ci pone in attesa di un nuovo disco del cantautore di Milano classe 1993, dopo un periodo di assenza.

Con il cuore in fermento e le orecchie sempre colme di suoni e parole, oggi GODOT. è pronto ad immergersi in un nuovo capitolo della sua vita, desideroso di raccontare e raccontarsi. Per chi vorrà ascoltare, per chi vorrà cercarsi e riconoscersi. Perché in fondo, siamo tutti e tutte anime in cerca di complici.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere proprio con l’artista, a partire dalla sua età, 31 anni appena compiuti, e come questo possa influire su musica e percorso. Ed ecco cosa ci ha raccontato!

Classe 1993. Quali pensi che possano essere le caratteristiche di questa (nostra) generazione a metà di molte cose (a partire dall’utilizzo dei social)?

 Partenza in salitissima! Ero pronto a domande sulla musica, meno a quelle generazionali…spero di esserne all’altezza!

Dunque, io ho da poco compiuto 31 anni. Instagram è apparso che ero in quarta o quinta liceo, non ricordo. Ho passato un’adolescenza libero dalla gabbia dei like (Facebook è sempre oggettivamente stato meno “campo di battaglia a suon di cuoricini”) e una giovinezza convinto invece che il numero dei mi piace fosse direttamente proporzionale alle mie capacità in quanto artista e persona. Ovviamente sono finito in terapia!

Aldilà dei like, credo la mia generazione sia una generazione a metà. Ci hanno detto “potrete fare tutto quello che vorrete da grandi”, ma sembra che sia impossibile diventare davvero grandi. Contratti pagliaccio, paghe barzelletta, anni di università e master per poi ritrovarsi a doversi reinventare da capo. Viviamo spesso ancora coi genitori e non perché lo vogliamo ma perché siamo costretti a farlo. Ci sentiamo di poter potenzialmente fare tutto ma nei fatti non riusciamo a concludere nulla. È una visione distorta, in realtà facciamo tantissimo…ma è difficile vederlo ed è soprattutto difficile che ci venga riconosciuto.

Non voglio però essere totalmente pessimista e cupo in questa nostra descrizione: siamo anche una generazione di viaggiatori, di conoscitori dell’alterità, di emotivamente instabili ma disponibili alla condivisione emotiva, siamo una generazione che ha lavorato molto sul concetto di identità e di genere, siamo una generazione di persone con le spalle larghe. Ora che ci penso, siamo proprio la generazione che canto in Granelli.

E partendo proprio dalle origini, come mai hai scelto di chiamarti GODOT.?

 Quando è nato il progetto GODOT. lavoravo in contemporanea nel mondo del teatro. Volevo qualcosa che rispecchiasse questo mio essere contemporaneamente musica e teatro. E poi, soprattutto, ho sempre amato Beckett. Godot è un personaggio – non personaggio che è un unicum nella storia teatrale e ha questa caratteristica bellissima che lo contraddistingue: l’attesa.

Io penso che l’attesa sia un tempo bellissimo in cui stare. Bisogna imparare a farlo, però. Si è lì, sospesi tra le infinite possibilità di quello che sarà. Magari poi succede il patatrac, ma il fatto di essere in attesa e di poter gustare un possibile lieto fine è, secondo me, bellissimo.

Di cosa parla “Granelli”, il tuo ultimo singolo, e quando è nato questo brano?

Granelli è una canzone che parla di idealisti e romantici, di persone che ci credono ancora dopo mille e più porte in faccia.

Sapete quanti provini o demo ho mandato nella mia vita? Centinaia e centinaia. Mi hanno risposto forse due o tre volte. E la risposta era sempre “non ci interessa”.

Ecco, ora io forse sarò una testa dura ma credo davvero di avere qualcosa da dire. E allora non mi fermo, vado avanti.

Granelli sono io e sono tanti altri e altre che come me non scendono a compromessi perché custodiscono con amore il frutto della loro anima, della loro arte.

Magari non andremo mai a Sanremo, non balleremo mai sul palco della Scala, non vinceremo nessun oro alle olimpiadi…però ci siamo. E noi il nostro lo facciamo. Con serietà e professionalità.

Quando ti senti un granello? 

Quando apro Spotify for Artist e vedo “3 ascolti nelle ultime 72 ore”. Mi dico: “vedi, sei un granello. Sei quasi impercettibile però ci sei. E quei 3 ascolti sono 3 persone che nelle loro orecchie hanno sentito il tuo grido e magari l’hanno anche fatto proprio”.

Percepirsi granello non è necessariamente sentirsi piccoli e deboli. È piuttosto un riconoscersi sì piccoli, ma pieni di cose da dire. Se ci ascoltano in tre, dieci o mille conta relativamente. Quello che conta è potersi esprimere.

E quali sono i tuoi piani per il futuro?

Casa, figli, un cane…scherzo. Ho 31 anni, non posso permettermi nessuna delle tre cose elencate.

Musicalmente parlando ho un album pronto e contemporaneamente sto lavorando ad un progetto molto carino. Piccolo ma a cui tengo davvero tanto.

Vorrei riuscire a ritagliarmi del tempo per scrivere, ma non mi voglio mettere nemmeno troppa fretta. La musica è la mia priorità ma devo fare i conti con la vita “vera”, che invece di priorità me ne impone ben altre.

Ogni cosa a suo tempo. Adesso voglio godermi questo ritorno dopo oltre due anni di totale assenza, sia social che musicale.

Morgana Grancia

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