Il coraggioso contadino Trigeo riporta l’unità in Grecia nell’aristofanesca “La Pace”

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La nostra cultura letteraria e filosofica discende precipuamente da quella classica che con sommi poeti e pensatori ci lasciò nell’antichità, in particolar modo nel V secolo a. C., saggi principi esistenziali e profondi valori civili e personali, a partire da Pindaro, Socrate con la massima “Conosci te stesso” ed il commediografo sociale Aristofane che denunciò lo spirito di potenza e sopraffazione che aveva portato alla rottura dell’Ellade nei due blocchi contrapposti di Atene e Sparta, che avevano spietatamente combattuto per dieci anni dal 431 a. C. al 421,similmente alla guerra di Troia che era durata ugualmente due lustri tra Troia e la Grecia per la leggendaria Elena , giustificazione mitologica della desiderata talassocrazia. Bene dunque ha fatto il regista drammaturgo  brillante Vincenzo Zingaro, che gestisce il Teatro Arcobaleno di via Redi e ne ha realizzato lo “Stabile del Classico” a riandare ad un’epica e didascalica commedia di quel tempo nella sua forma primigenia scritta nel 421 al termine della prima fase, che sarebbe proseguita nel 411 dopo un altro decennio destinato a rimettere in sesto le due armate e leggibile in paragone all’”Odissea” di Omero, per terminare con il governo oligarchico dei Trenta Tiranni ad Atene nel 404 e 403 di cui fece le spese pure il fratello del logografo, o primo avvocato ellenico, Lisia, così da sfociare nella rivolta democratica di Teramene e Trasibulo, come quelle dei giovani in Iran e degli animi liberi in Russia contro il regime di Putin dopo l’eliminazione di Navalny in prigione al circolo polare artico. Perciò l’ideatore del recupero con la sua Compagnia “Castalia” degli insegnamenti umanistici dei grandi padri del passato, cominciando da Omero, Pindaro , Solone e Platone, ha scelto questa massima creazione fondata sulla cooperazione economica , civile e culturale delle due maggiori “poleis” greche, cui si sarebbe aggiunta Tebe con  i generali Pelopida ed Epaminonda, per ricordare come oggi, in chiave antitetica ed ossimorica, la volontà di dominio, egoismo e tendenza all’arricchimento patrimoniale  e territoriale , stia distruggendo il mondo con i regimi dittatoriali come quelli di Putin e della Cina tra loro alleate, oppure con la terza guerra mondiale a pezzi secondo la concezione di Papa  Francesco. Infatti non abbiamo solo i conflitti in Palestina ed Ucraina, ma anche quella nel Golfo Persico e nel Maro Rosso dove i terroristi houthi sparano missili sulle navi italiane che coordinano l’operazione “ Aspides” contro questi pirati che assaltano e bombardano i mercantili stranieri per depredarli delle merci, per cui già la nave Caio Duilio ha dovuto lanciare un drone per abbattere un potente  missile  dei rivoltosi e la minaccia s’è poi ripetuta. In  fondo senza la predisposizione all’incontro di contatto e scambio di richieste basilari, come la lista dei prigionieri e la misura equa negli accordi di temporaneo armistizio, con il bellicismo tutto si distrugge e le stragi continueranno in modo sempre più rilevante. Tale considerazione fece argomentare nella conclusione della sua favola apologetica di stampo ambientale agreste e rurale Aristofane, che se n’era occupato prima con il prototipo di Lisistrata e la composizione arguta e frizzante de “Le donne in Parlamento”, al terzo contadino in cui s’identifica nella “parabasi”, in cui s’appella direttamente  al popolo delle feste panelleniche e panatenaiche in cui lo spettacolo si teneva. Naturalmente il clima è festoso e l’ispirazione è un soggetto da “fabula” senza canovaccio con il determinato possidente terriero Trigeo, interpretato con il giusto dinamismo e grinta briosa da Giovanni Ribò, a volare con uno scarabeo, divenuto poi una gemma portafortuna nel mondo dei faraoni egiziano, non pensandosi invece all’ippogrifo dell’Ariosto con cui il paladino Astolfo di Orlando recupera il suo senno, stoltamente perso come tutti i beni degli uomini con i loro vizi, sulla luna. Arrivato sul monte Olimpo scopre che qui non v’è più il sommo padre Zeus che s’è ritirato in quanto domina la nefanda signora della guerra “Polemos”, tuttavia questa, che ha imprigionato la Pace in una caverna come Antigone in Sofocle, ha visto venir meno gli intrepidi comandanti di Atene Cleone e Sparta Brasida i suoi “pestelli”,pertanto si deve arrendere ed accettare di rimettere ordine sulle due vette del Cirra e Parnaso e ricollocare la statua in primo piano sull’ara. Trigeo riscende gratificato sulla terra, portando con sé non solo la Pace, qui incarnata con leggiadre e vezzose movenze artistiche sule punte da Irene Catroppa, bensì anche Teoria dea della festa ed Opora equivalente alla stagione dei frutti, simbolo della rinnovata fertilità della Terra per le laboriose fatiche dell’agricoltore. Tuttavia non trova riconoscenza umana con giulive accoglienze in quanto i venditori di armi non fanno più affari e vorrebbero vendicarsi, per cui la popolazione gioiosa si vendica e li bastona solennemente rovinando altresì i preziosi vestiti. Tutto codesto brio scenico scatena l’allegra comicità e l’ilare risata favorita anche dalle maschere della salace ed etica commedia, resa ancor più fescennina e frizzante, di sano umorismo a sfondo pedagogico dalle  creazioni veramente stupefacenti di Rino Carboni, specialista degli effetti speciali per il trucco nel cinema con l’esperienza acquisita a Cinecittà con il maestro Fellini. La semplicità dei contadini scardina il convenzionale conformismo borghese  con la follia che nasce nelle metropoli come Mosca , Pechino ed Il Cairo, le dittature sudafricane e Sudamericane, che con le loro estese dimensioni spingono ad allargarsi sempre più con il principio dello “spazio vitale” a cui s’ispirò pure Hitler. Perciò le tematiche classiche sono perennemente valide e bene fa il regista Zingaro a legarsi ad esse nella sua attività teatrale, per cui nel marzo del 2023 è stato premiato come “ Eccellenza nazionale” alla Camera Dei Deputati, ottenendo il seguente 5 agosto il Premio Festival Internazionale Teatro Romano di Volterra “Ombra della Sera”; i complimenti del ministro Sangiuliano e dell’ex sottosegretario Sgarbi per il fatto di seguire l’opera d’arte come fondamento imperituro  d’una cultura sociale e civile che come neolatini, d’origine greca culturalmente parlando “Grecia capta ferum  victorem  cepit”, abbiamo il compito gravoso di preservare e tramandare , sono pienamente meritati. Opora apportatrice delle messi della novella Primavera, che tra poco arriverà pure da noi sperando rechi il buontempo, come pure nel doppio ruolo della Guerra è la dolce Laura De Angelis, Piero Sarpa è il giovane Ermes messaggero del l’isolato Zeus nel suo eremo appartato, come il Dio negato da Nietzche e tradito dalle religioni monoteiste che non lo manifestano nel suo essere Dio dell’Amore cedendo alla lusinga del sangue e delle armi  quali tanti Caini, mentre Rocco Militano è il  terzo contadino e l’avaro armaiolo Empedocle, Fabrizio Passerini si nota nei panni del secondo servo e Mario Piano in quelli del primo; pertanto diversi attori sono abili a cimentarsi in più ruoli con rapidi cambiamenti d’abito. Le repliche andranno avanti fino al 24 marzo domenica delle Palme, con la previsione di alcune matinèe per le scuole, però gli studenti, che a Pisa avevano ragione contro le cariche della Polizia con i manganelli pure poiché minorenni, dovrebbero andare a teatro con la necessaria educazione rispettosa del lavoro degli attori   e la silenziosa concentrazione per apprendere didatticamente senza sperperare i soldi, come invece abbiamo amaramente constatato alla prima dell’8.La libertà del singolo finisce, ricordatelo sempre, allorché disturba gli altri o reca loro danno alla maniera del fumo passivo elettronico o meno che sia. Le scintillanti coreografie sono di Rossana Longo e le scene non potevano essere che del “factotum” straordinario che è Vincenzo Zingaro, esplicito nel finale nell’esortazione a diventare tutti, per quanto possibile, “Soldati di Pace” nel dialogo e gemellaggio culturale.

Giancarlo Lungarini.

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