“Aggiungi un posto a tavola”, il capolavoro compie 50 anni

Data:

Al Teatro Nazionale di Miano, fino al 30 Marzo 2024

Torna a Milano, al Teatro Nazionale, uno dei musicals italiani più amati di sempre: Aggiungi Un Posto A Tavola, opera riuscitissima del duo geniale Pietro Garinei e Sandro Giovannini, con la regia originale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, ripresa da Marco Simeoli.

Un capolavoro senza tempo che compie cinquant’anni. Debutta infatti nel 1974 questa commedia musicale, come si definivano prima della contaminazione americana, tratta da After Me The Deluge di David Forrest: Don Silvestro, parroco di un immaginario paese di montagna, sta organizzando uno spettacolo corale con i cittadini; tra questi c’è Clementina, figlia del Sindaco, una ragazzina perdutamente innamorata di lui. Don Silvestro riceve una sorprendente telefonata: è Dio stesso che gli annuncia l’intenzione di mandare sulla Terra un altro diluvio universale, ma di aver scelto il suo paese per salvarsi e ripopolare poi la Terra; incarica pertanto Don Silvestro di costruire un’arca per salvare abitanti ed del paese dalle acque. Dio aggiunge che la notte successiva sarà destinata alla procreazione per generare figli. La mattina seguente Dio suona le campane e sveglia tutti; Don Silvestro è costretto a spiegare la situazione, ma ovviamente non viene creduto, specialmente dal Sindaco. Un miracolo permette però a Don Silvestro di suonare le campane con semplici gesti della mano, al che tutti si ricredono e cercano di convincere il Sindaco, che è l’unico falegname della zona, a fornire il legname per costruire l’arca: dopo vari tentativi, alla fine cede ma si dimette e fugge, deciso a rivelare alle forze dell’ordine la pazzia del suo parroco. La sera destinata alla procreazione arriva in paese Consolazione, una prostituta che invoglia tutti gli uomini a passare la notte con lei anziché con le proprie mogli; Don Silvestro, disperato, chiede aiuto a Dio, che, con un ennesimo miracolo, restituisce all’unico scapolo del paese, Toto, impotente, la sua virilità, per far sì che tenga occupata Consolazione; i due decidono poi di sposarsi, ma, dato il suo passato, Consolazione non viene accettata dai cittadini, soprattutto nessuno vuole che salga sull’arca con loro, tanto da abbandonare i lavori. Sarà Clementina a far ripartire la costruzione ed a convincere tutti a sostenersi a vicenda, come fanno le formiche. Terminata l’arca, arriva la notizia che il Sindaco è fuggito, in realtà si nasconde dietro la statua di San Crispino, patrono del paese. Nel frattempo per evitare di essere scoperto da Consolazione, questi si spaccia per la voce del santo, le annuncia che il diluvio non ci sarà e le chiede di avvertire tutti quanti; Don Silvestro però, che ha assistito alla scena e riconosciuto la voce del Sindaco, fa intendere a Consolazione che se lei rivelasse le parole di Crispino, molto probabilmente Toto non la sposerebbe più. Don Silvestro comincia a far salire tutti gli animali sull’arca: Clementina gli rivela finalmente il suo amore, ma egli le ricorda che la cosa non è fattibile per via del celibato ecclesiastico. Al matrimonio di Toto e Consolazione il Sindaco viene infine smascherato e sorvegliato in canonica dove, parlando al telefono con Dio, viene fulminato e, finalmente convinto, prega Don Silvestro di farlo salire sull’arca. Proprio nel momento di partire arriva inaspettatamente un cardinale da Roma perché nessuno creda più a Don Silvestro, accusato di follia. Scoppia però il diluvio e tutti cercano invano di salire sull’arca: grazie all’intervento di Don Silvestro presso Dio, Questi decide di far cessare la pioggia: passato lo spavento, tutti siedono a tavola a brindare. Ma c’è una sedia vuota: è per Dio, per cui è stato aggiunto un posto a tavola.

Le musiche di Armando Trovajoli sono attuali e non stancano mai: non si può evitare di cantarle tutte! Le coreografie di Gino Landi sono senza tempo, di una bellezza e di un’armonia rara. Dopo l’egemonia Guidi, Gianluca e prima ancora suo padre Johnny Dorelli, Giovanni Scifoni è Don Silvestro: l’intonazione della voce ricorda tantissimo padre e figlio Dorelli/Guidi, alterna momenti in cui corre moltissimo nel recitare le battute ad altri dove invece è un po’ calante, quasi meccanico; il canto poi non è proprio il suo. A parte una breve parentesi con Giulio Scarpati, il personaggio di Don Silvestro è praticamente sempre rimasto nella famiglia Guidi fino a questa nuova produzione. Bella scoperta la Clementina della giovane Sofia Panizzi, perfetta nel personaggio e con una voce incantevole; la prima fu Daniela Goggi, poi Jenny Tamburi, Tania Piattella, Martina Stella, Valentina Cenni, Camilla Nigro. La prima Consolazione fu nientemeno che Bice Valori: dopo Alida Chelli, Chiara Noschese, Marisa Laurito, Emy Bergamo, Lorenza Mario, stavolta è la più amata dagli italiani, Lorella Cuccarini. Da sempre ballerina fenomenale, si cala in un ruolo però poco adatto a lei, artista fine, dolce e delicata; ci prova, ma la sua Consolazione è sicuramente meno ruspante del solito, meno aggressiva e grezza, troppo raffinata. Marco Simeoli, oltre ad aver ripreso la regia, è ancora una volta il Sindaco, forse un po’ troppo antipatico, bravo senza dubbio, ma se pensiamo a Paolo Panelli od Enzo Garinei… La Voce di Dio, che si sente sempre ma non si vede mai, stavolta, purtroppo, è registrata: è quella di un vero mito del teatro italiano, Enzo Garinei, fratello di Pietro, mancato nel 2022 a 96 anni. Dopo aver interpretato il Sindaco per moltissime repliche, succedendo a Paolo Panelli, che fu il primo, e Carlo Croccolo, è stato sul campo fino all’ultimo, lucidissimo ed impareggiabile; è un Dio simpatico ed assolutamente credibile. Completano il cast il simpatico Toto di Francesco Zaccaro, l’Ortensia (moglie del Sindaco) quasi lirica di Francesca Nunzi ed un corpo di ballo discreto, sicuramente preparato ma non sempre coordinato.

Nel complesso uno spettacolo che mantiene sempre il suo fascino, perché nonostante qualche piccola variazione tra regia, scene e costumi, è fondamentalmente sempre uguale, perché è così che piace: lo dimostra il teatro pieno, il pubblico che canta ed in piedi alla fine per meritati, lunghi applausi.

Chiara Pedretti

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