Marco Falaguasta al Teatro Vittoria con “Non ci facciamo riconoscere”. L’intervista

Data:

Roma, Teatro Vittoria dal 16 al 21 aprile 2024

Marco Falaguasta torna a Roma, al Teatro Vittoria dal 16 al 21 aprile, dopo una lunghissima serie di tappe che lo hanno visto sui palcoscenici di tutta Italia, con “Non ci facciamo riconoscere” (testo di Falaguasta – Mancini). Riflessioni divertenti su quel che eravamo, quello che siamo diventati, il rapporto coi nostri figli, un confronto sincero tra vecchie e nuove generazioni. Come sempre, tante risate e un pizzico di commozione. Tra i mille impegni, ha concesso questa intervista al Corriere dello Spettacolo, conversando con Paolo Leone. Buona lettura

D: Marco, in un teatro vero e proprio ci eravamo lasciati nel febbraio 2020, poco prima della catastrofe che stava per colpirci, eri in scena con “Neanche il tempo di piacersi”, da cui credo si possa dire che nacque poi questo “Non ci facciamo riconoscere”. Affrontavi la velocità del tempo, il  nostro ritrovarsi quasi all’improvviso a non essere più il futuro. Ora al Teatro Vittoria quale sarà il punto focale dello spettacolo?

R: Diciamo che “Non ci facciamo riconoscere” completa, sia pur per altre vie e con altri contenuti, la mia indagine su quegli anni che hanno formato la mia generazione per cercare di capire le ragioni della nostra propensione a farci andare bene tutto senza mai … farci riconoscere.

D: Con questo spettacolo hai girato l’Italia in lungo e largo. Cosa hai percepito nel pubblico, come reagisce e, se posso, come reagiscono le diverse fasce d’età? Perché tu le coinvolgi tutte nel tuo one man show.

R: Sono stato accolto ovunque con grande affetto e partecipazione. Poi, tra gli spettatori, ci sono quelli che colgono e aspettano di più i momenti più comici e quelli che si riconoscono e condividono le mie denunce che, onestamente, non sono così tenere. I ragazzi più giovani, posso dire con orgoglio, sono tutti dalla mia parte.

D: Torniamo un passo indietro, un passo doloroso, lo stop forzato del marzo 2020.  A proposito di tempi, che momento è stato quello e quanto ci ha cambiati secondo te, che osservi i mutamenti sociali trasformandoli in risate e riflessioni pungenti?

R: Quel momento, pur essendo successa una cosa sociologicamente enorme, ho l’impressione che lo abbiamo già dimenticato o lo abbiamo voluto dimenticare. Compreso il desiderio di approfondire l’effetto dei vaccini sull’organismo umano.

D: I tuoi spettacoli, da quando sei passato decisamente al genere stand up, divertono tanto ma sempre con quel pizzico di commozione che piace molto. Hai mai pensato di poter tornare alla commedia con cui il pubblico ti ha conosciuto nel tempo?

R: La commedia per me è stato un momento preparatorio alla stand up. Il genere mi diverte ma sento che non mi appartiene più. Mai dire mai, ma, per adesso, lo ritengo un capitolo chiuso che forse non avrei neanche le capacità di riaprire.

D: So che hai apportato delle variazioni, in scena con te c’è adesso Eleonora Segaluscio, una bravissima performer che ho apprezzato in altri spettacoli.

R: Eleonora Segaluscio è una ragazza giovane di enorme talento. Mi ha stupito! Durante le audizioni abbiamo sentito tante bravissime cantanti ma lei ci ha emozionato. Quando sta per venire il suo momento sul palco, penso: “che bello, adesso canta lei. Sentitela!”

D: Marco, torni a Roma dopo una tournèe infinita, nella “tua” Testaccio, al TeatroVittoria. Ci si emoziona ancora?

R: Altro che se mi emoziono! Roma, Testaccio, il Teatro Vittoria. Se devo essere sincero, la cosa bella è che…ancora me la faccio sotto!

Paolo Leone

Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro Vittoria nella persona di Teresa Bartoli

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