I litigi nel camerino, i rispettivi matrimoni e le frizzanti risate di Stanlio e Ollio

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Il ventesimo secolo è stato caratterizzato da frequenti alti e bassi dei generi artistici, degli spettacoli nei pubblici locali, delle mostre e rassegne letterarie e culturali, non solo per la capacità creativa ed espressiva  dell’essere umano, quanto piuttosto per la pressione del potere che non permetteva che circolassero libere voci legate al pensiero degli oppositori politici che mettevano in evidenza il regime autoritario del fascismo con le vittime dei manganelli e dell’olio di ricino usati dall’OVRA. Lo stesso avveniva con la Gestapo nel sistema hitleriano e con il KGB dopo l’avvento di Lenin al Cremlino nel 1917.Perciò i momenti più belli del Ballo, della Musica e del Teatro furono l’inizio del Novecento con il Can- Can e la Belle Epòque, il Cabaret “Tigel Tangel” di Kurt Weill nella Repubblica di Weimar e poi la nascita dell’avanspettacolo e del varietà  tra le due guerre o subito dopo per consentire alla gente di scordare i guai, i travagli, i dolori, le perdite dei propri cari e le distruzioni sofferte con il recupero d’una moderata allegria con una sana ed apotropaica ripresa, alla maniera di quella che si attende oggi dal PNRR e dai lavori per il Giubileo del prossimo anno, per il quale si teme che non tutti i nuovi piani di ristrutturazione urbana saranno pronti, specialmente se non basteranno i soldi stanziati. Ecco allora che nei film in bianco e nero all’insegna dello spassoso intrattenimento s’impose la coppia americana composta da Stan Laurel ed Oliver Hardy di caratteri completamente diversi e che per questo non si trovavano d’accordo sulle scenette e le macchiette da portare in scena od interpretare nel cinema prima muto ed in cui ebbero come antagonista nel successo e favore popolare Charlie Chaplin nel ruolo del funambolico ed estroso Charlot. Stan era un goliardico buon tempone a cui piaceva bere e fare l’impenitente corteggiatore delle donne, il “piacione” per cui passava da una conquista all’altra e le sposava facilmente, anche se poi i matrimoni per i diverbi e l’incompatibilità di carattere duravano poco. Burrascosamente ed in breve tempo finì il connubio con Ilaria a cui fece seguito quello con Ida più stabile e felice, mentre Oliver più pacioso e di buon umore, comprensivo e lucido ammonitore, consigliere, del compagno di scena, provò sempre un certo “feeling”, una fisica e psicologica attrazione per l’assistente di studio Lucilla che sposò ed amò per sempre. La commedia a loro dedicata e scritta a 4 mani da Claudio Insegno e Sabrina Pellegrino ricostruisce pertanto nei minimi particolari la vita di ciascuno dei due, la loro amicizia relazionale, con un puntuale, preciso e ricco collage  delle preziosità della loro spiritosa e sarcastica carriera artistica sul mega e micro schermo con i trionfi di pubblico e critica che li seguì costantemente, assediandoli con flash ed interviste nei teatri dove andavano. Il loro produttore guadagnava enormemente ,  ma poi li doveva pagare e spesso non aveva il contante poiché per i loro capricci parecchie serate saltavano. Noi ne abbiamo osservate molte ottimamente ricostruite insieme alla messa  a fuoco dei loro stati d’animo e reazione alle turbolente provocazioni  dell’imprenditore, stanco dei loro dissapori che paralizzavano le rappresentazioni. Al Vittoria la sinergica interazione efficace di Claudio Insegno e Federico Perrotta unitamente alla nervosa  agitazione del finanziatore, incarnato da Franco Mannella una decisa e persuasiva recitazione da boss d’oltre Oceano Atlantico con cappello in testa alla Borsalino, ha deliziato gli spettatori che hanno potuto riconoscersi  in parecchi numeri che avevano ammirato da piccoli. Le risate che producevano erano liberatorie e rasserenavano gli animi, esternate senza volgarità, bensì con una superlativa recitazione briosa basata sulle grottesche battute , mimica allusiva specie con gli occhi, puro lazzo fescennino e nonsense o sottile doppiezza mai volgare od offensiva. Alla loro recitazione ludica hanno attinto anche Gianni e Pinotto , alla guisa del simpatico e sarcastico Claudio con leggera ritoccatura del volto e sovente sopra le righe, come avrebbero preteso deontologia professionale e serietà di rapporti con il compagno, in  quanto amava bere alcolici ed era spesso su di giri ed irascibile. Il lavoro, che sarà replicato al Vittoria fino a domenica prossima, è dunque apprezzabile non solo per i fatto che ci permette di gustare di nuovo il meglio del loro repertorio in una miscellanea caleidoscopica ed allegra, ma soprattutto perché diverse annotazioni sul loro rapporto e singole  personalità che emergono non le conoscevamo. Il quadro che ne risulta è dunque corretto ed esauriente , andando dalle gag e dagli sketch della loro carriera artistica lunga e che è stata rivisitata quasi in “flash Back” fino a quando furono costretti ad interromperla giacché Oliver fu colpito da un infarto e fu d’obbligo ricoverarlo in nosocomio dove morì in poco tempo, alternando palcoscenico e teatro, fino agli aspetti meno noti della loro esistenza sentimentale e lavorativa con le frequenti discussioni per la programmazione e la “scaletta” serate allietate dalle canzoni. Il cast era numeroso e perfettamente all’altezza della prova commemorativa dell’inossidabile duo con Sabrina Pellegrino e Valentina Olla nel ruolo delle seducenti compagne e mogli, Federica De Riggi che cantava i motivetti e Giacomo Rasetti quale “servo di scena”. La regia accurata e tesa allo scavo profondo dei personaggi a “tutto tondo” è stata realizzata, come sempre, dalla sagace e collaudata esperienza di Claudio Insegno, particolarmente fotogenico nel finale con il dolce cagnolino bianco tra le gambe  segno della sua affezione per gli animali. Il prolungato applauso della platea ha sottolineato l’interesse per l’operazione culturale attuata, in un periodo in cui la censura del documento dello scrittore Scurati sulla RAI in occasione del 25 aprile ha rimarcato che, come affermavamo, la libertà di pensiero democratica, garantita dalla Costituzione, sta venendo progressivamente meno come all’epoca delle “veline” con il Minculpop.

Giancarlo Lungarini     

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