I temi dell’Aldilà, dell’emigrazione e del tradimento coniugale per S. Scirè al Tirso

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Ogni tanto ci capita di scoprire delle novità interessanti nel panorama culturale del teatro e così è avvenuto nella serata trionfale dell’Atalanta a Dublino per le meravigliose prodezze del nigeriano Lookman autore d’una prodigiosa tripletta con la conquista del pallone della gara contro la squadra dell’Aspirina : al Tirso abbiamo visto una frizzante e vivace commedia del brioso ed allegro scrittore siciliano di Militello Val di Catania, concittadino di Pippo Baudo,  Salvatore Scirè che tuttavia fin da piccolo si traferì con i suoi genitori a Roma. Egli frequentò il  Liceo Classico al Visconti  e si laureò in  Giurisprudenza a “la Sapienza”, fotografo e giornalista geografico, si diletta pure di sarcastica vena istrionica per la composizione di divertenti lavori, basti ricordare : “Non c’è due senza tre ,”Se son rose, pungeranno”, ”C’è un morto al terzo piano”. Adesso rimaniamo sempre con il tema centrale del defunto, ma il cadavere  viene trasportato  in cantina e nella casa di Sasà e Sofia accadono degli strani eventi, secondo le voci popolari. In base alla tradizione meridionale , i defunti che non ottengono un’adeguata sepoltura tornano a manifestarsi attraverso degli spiriti che in vario modo  fanno sentire la loro inquieta presenza tra le pareti domestiche ed allora i due coniugi, che stanno vivendo un momento di crisi, credono opportuno rivolgersi alla “medium” ed amica Carmela Parascandolo che, come nel “Fu Mattia Pascal “ di Pirandello si svolge nella pensione in cui alloggia a Roma a proposito del supposto Adriano Meis nuova identità del Mattia, organizza sul divano di casa la seduta evocando l’anima del defunto Pagliarulo che sta nello scantinato e si fa sentire con delle botte alle pareti od un tremendo rintronare delle medesime. Il trapassato chiamato in vita tiene un lungo discorso riepilogativo dei fatti verificatisi ed informa gli astanti tra l’altro che Annalisa tenuta in casa come cameriera e confidente di Don Procopio, che talora equivoca sui doppi sensi sensuali delle sue esternazioni, è sua nipote ed orfana d’entrambi i genitori, in quanto il padre adultero con una bella e procace giovane “guagliona” fuggì in America ai primi del Novecento, secondo argomento chiave della pièce, per poi venire lui stesso tradito dalla “pupa” e morire di dolore. Aggiungiamoci che Don  Policarpo ha  un’intensa attività liturgica sacramentale, che Sasà ha portato la macchina dall’elettrauto che comunica con lui con il cifrario equivoco dei cellulari, mentre in salotto arrivano degli strani bigliettini e messaggi segreti in codice. Da qui si scatena una catena di siparietti e quadri a sketches comici che punzecchiano la curiosità della gremita platea, mentre Sasà non solo perde la macchina che viene trafugata durante la riparazione, ma anche qualche altra cosa più importante,  teso a decifrare gli indizi su dove si possa rinvenire la cassetta delle ossa del deceduto che così potrà avere pace ed uscire dalla casa. Dimenticavamo che c’è altresì un sindaco Eleuterio Maione che soffre di letargia e s’addormenta sempre , comunque nel contempo ad intricare ancor più la matassa giunge notizia che è stata individuata la sepoltura del padre di Annalisa che dovrà partire come tanti emigranti per andare a regolarizzare giuridicamente l’evento. Stupenda è l’interpretazione di Annalisa nel suo ruolo con la sofisticata ed affascinante trasformazione del secondo atto, vagheggiata giustamente dal Maresciallo Timoteo Privitera del paese che sarà il suo “latin lover” od accompagnatore. Ad essere beffato, senza rispetto della sua fedeltà sentimentale e dello spirito di comprensione verso la moglie Sofia, sarà Sasà che subisce un flagrante tradimento coniugale per aver trascurato ed ignorato gli appetiti e le voglie sessuali della consorte che s’è accontentata nell’altrui braccia, ovvero quelle dell’amico elettrauto Michele. Per un noto proverbio sempre più esatto sappiamo che “dai nemici mi guardo io, mentre dagli amici mi salvi Dio”. In tal modo sovente non va e perciò veniamo pugnalati alle spalle da un’infida amicizia! L ‘entità  soprannaturale sarà tuttavia utile anche in questo caso con il suo linguaggio tronco sul finale e voluto per capire la capacità d’intuizione di coloro con i quali con enigmatiche allusioni desidera entrare in relazione oppure ai quali aveva continuamente sperato di aprire gli occhi : il fantasma o “ghost” in splendido, naturalmente, completo bianco indica con una m. finale un’alternativa romantica che Sasà impiega del tempo a riconoscere nella marchesa Viendalmonte di Rosmarino, sua amica e vicina d’appartamento. Il cast scelto da Scirè è straordinario come compagnia amatoriale per efficacia sinergica di recitazione coinvolgente e profondamente personalizzante tutti i personaggi, compreso il timido, spaesato, confuso ed imbarazzato ,postino, recapitante gli intrallazzanti “pizzini”.Dei protagonisti del lavoro di quasi due ore vivamente godute dagli spettatori  ci piace rammentare i nomi :M. Vitolo, S. Scaramuzzino, L. Giannotta,  B.Russo, V. Aliotta, V. Apàro, F. Orlandi, C. Piano edE. Provaroni. La scintillante e grottesca commedia surreale , quasi farsesca, sarà in scena al Tirso, vicino piazza Buenos Aires o Quadrata, fino a domenica alle 17.

Giancarlo Lungarini

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