Sublimazione, mostra personale di Marco Angelini presso la Galleria Test del Mazowiecki Instytut Kultury Varsavia

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Il 12 giugno è stata inaugurata presso la Galleria Test del Mazowiecki Instytut Kultury a Varsavia, “sublimazione” mostra personale di Marco Angelini a cura di Jan Kozaczuk.

“Sublimazione” è un termine che racchiude un significato profondo nella storia dell’arte, poiché segna a fine ‘800 il passaggio da un ‘arte a vocazione politica e religiosa a quella di mercato.

L’arte di fine ‘800 si interessa di più al pensiero e allo stimolo dell’artista, alle sue volontà, ponendo al margine le condizioni socio culturali.

Quando parliamo di “sublime” pensiamo a qualcosa che ci rimanda all’indeterminatezza, all’ infinito, ad un qualcosa che non può stare all’ interno di un confine prestabilito.

Lo stesso Kant definiva il bello come armonia e il sublime come tutto ciò che va oltre, che supera confini prestabiliti.

Possiamo quindi dire che il primo evidente aspetto presente nelle opere di Angelini è proprio il concetto di ” oltre” con il superamento dei limiti, delle costrizioni, delle regole comuni.

Non ci sono confini delimitati ma solo delicati tentativi di “contenimento”, dove preponderante fluttua il colore ” pulsante” con le sue macchie elemento distintivo della sua arte.

Le macchie si espandono con l’obiettivo di colmare i vuoti, andando a superare il concetto di ” pulsione” di Freud, inquadrabile nello spirito del colore che si dilata sulle tele, approdando cosi al pensiero di Lacan per il quale: ” l’uomo va alla continua ricerca di quella cosa, che però è andata ormai perduta per sempre, lasciando un incolmabile posto vuoto.

L’arte di Angelini si adopera in un continuo tentativo di contenimento di una “emotività” priva di forma, andando a responsabilizzare la stessa arte, costringendola a tracciare confini, a circoscrivere le voragini esistenziali, nel tentativo di raggiungere una forma.

Le opere di Angelini oscillano tra stati di dolore e speranze e rinascite continue.

I colori che si sfiorano nelle sue opere raggiungono armonie perfette, equilibri perfetti, contrasti empatici.

Scriveva W. Kandinsky in Uber das Geistige in der Kunst:” Quando religione scienza e morale vengono scosse e i pilastri esterni minacciano di crollare, l’uomo distoglie lo sguardo dalle cose esterne e lo rivolge a sé stesso.”

Kandinsky è stato uno dei massimi teorici del concetto di arte fondato su interiorità ed astrazione; la gamma dei colori su un’opera non è altro che la trama dei colori dell’anima.

Sublimare attraverso l’arte significa tornare agli archetipi e l’arte di Angelini è pienamente basata su pilastri ancestrali.

Nelle sue opere interiorità e giudizio estetico viaggiano insieme e questo credo sia l’elemento fondante della sua arte; è proprio in questo binomio che anche il dolore si “sublima” con un linguaggio fatto di armonia e bellezza.

Le opere con le lamette, ci portano alla mente dolore e sofferenza, ma le linee geometriche all’interno degli spazi in cui sono inserite, ci ricorda che la stessa lama tagliente, precisa e netta, corrisponde alla stessa azione ferma e decisa dell’anima di ritornare alla sua origine.

Le cravatte sono simbolo dei nodi della vita, quelli che richiedono fermezza e precisione nell’essere sciolti. Nelle lightbox presentate per la prima volta a Varsavia, che simboleggiano luce e invisibilità, vi è un tentativo di spiritualizzare questo binomio interiorità- astrattività.

Come scrive il curatore Jan Kozaczuk :” la mostra Sublimazione non è solo una collezione di opere d’arte,ma prima di tutto uno spazio per la riflessione sul nostro posto nel mondo e sul ruolo dell’arte nella vita soggettiva.

Grazie alle opere di Marco Angelini, abbiamo l’impressione di attraversare il labirinto della psiche umana, dove luce e ombra, forma e contenuto, si intrecciano in una straordinaria narrazione sulla vita e sull’esistenza.”

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