Il teatro per portare alla ribalta tolleranza e interculturalità

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Sin dai tempi dei greci il teatro è stato uno specchio e un catalizzatore di diversità, offrendo uno spazio unico per esplorare ogni tipo di differenze tanto di genere quanto culturali. Attraverso storie e personaggi ha trasformato pregiudizi in consapevolezza, creando ponti tra individui e comunità. E’ stato ed è uno strumento potente per l’inclusione, che ha celebrato e celebra l’unicità come ricchezza sociale. L’ha fatto e continua a farlo lavorando su ogni titpo di linguaggi per rendere visibile ciò che è marginale o sconosciuto.

Nathan il saggio di Lessing, il capolavoro della letteratura teatrale dell’illuminismo tedesco, rispecchiando gli ideali dell’uomo del settecento, nel suo porre il discorso sul delicato e difficile piano della fede, fa capire che quello che più conta per l’uomo non è tanto raggiungere la verità, ma quanto il suo sforzo costante per raggiungerla. Uno sforzo che nobilita l’uomo e ne rivela, se ci sono, tutte le capacità interiori. Il testo di Lessing  dunque stimola il senso critico, promuove la conoscenza e invita alla riflessione sul mondo. Ma il suo ragionamento sulle tre grandi religioni monoteiste va molto più in là. Attraverso la piece teatrale infatti Lessing crea quelle connessioni emotive che rafforzano le comunità, rendendole più aperte e solidali. Questo perché appunto, servendosi della forma teatrale, non solo rappresenta la diversità, ma la vive e la celebra, costruendo un laboratorio di umanità dove le differenze sono la materia prima per la creazione di significato e connessione.

Ecco quindi il teatro che valorizza la diversità, dando attraverso la performance un’occasione per il pubblico di riflettere sulle dinamiche di inclusione ed esclusione che caratterizzano la società. Gli spettatori sono a questo punto invitati a interrogarsi e, si spera, a modificare le proprie percezioni preesistenti, un passo fondamentale per il progresso sociale. Teatro quindi non solo come espressione artistica, ma  come si è detto all’inizio anche specchio e critica della realtà.

Ma Lessing finalizzando il suo testo alla promozione dell’etica e la tolleranza pratica, critica l’ottusità e il fanatismo, fa qualcosa che fecero anche altri drammaturghi prima di lui: denunciare a cosa porti il rimanere ancorati a mentalità retrogradi che demonizzano l’altro solo perchè ritenuto”diverso” e quindi incapace di comportarsi secondo schemi ritenuti più giusti in quanto conformi a una certa società.

Prendiamo in esame Medea di Euripide. Che cosa significa per Medea “perdere la terra dei padri”, ovvero che ruolo gioca il motivo del “senza patria” nella costruzione del personaggio tragico e nello sviluppo dell’azione drammatica? Rispondere a questa domanda significherà delineare i volti di Medea che si disegnano in relazione alle diverse rappresentazioni del rapporto che l’eroina intrattiene con i luoghi di appartenenza e con i simboli delle sue origini culturali. Certamente si rileva la presenza dell’aspetto selvaggio e inquietante che nell’immaginario collettivo degli antichi contraddistingue la connotazione barbarica dei luoghi. Nella tragedia euripidea si palesa un altro simbolo della “diversità”: Medea è una straniera che non disdegna di conformarsi ai costumi della città di arrivo, e la sua affermazione è necessaria perché si adegui alla polis. Ma lei non riesce a farlo totalmente e questo si vede benissimo in quanto mette in luce la ricostruzione pasoliniana nel suo film con protagonista Maria Callas nel ruolo di Medea. Importante e fondamentale il registro etnologico. Pensiamo alla scena del sacrificio all’inizio del film, ricostruita come se fosse un rituale vero, religioso. In questo senso l’aspetto di culto del mito è importante. Il mito come rievocazione archetipica in cui il contrasto tra civiltà e barbarie è indicativa in tutto il film. La prima parte è di tipo tribale, pregnata dal primitivismo del mito. Questo possiamo dire porti alla giustificazione dell’infanticidio? Forse no, ma sicuramente evidenzia il contrasto tra la visceralità antica e la civiltà della polis.

E che dire di un altro “diverso”, Otello. Shakespeare offre molti spunti di meditazione anche su questo personaggio. Considerare il dramma shakespeariano solo un dramma della gelosia sarebbe un errore. Otello  è un altro escluso, rimane in auge presso i veneziani fintantoché deve proteggere Cipro dalla minaccia turca, ma poi, passato il pericolo, viene messo rapidamenta da parte per essere sostituito da Cassio, bianco e veneziano. Per questo si perdona il suo delitto? Certo che no, ma mette in luce l’ottusità degli occidentali nell’ incapacità nel leggere i comportamenti di un uomo che viene da lontano, con tradizioni diverse. Anche in questo caso il teatro ci comunica l’ineguatezza degli uomini di comprendersi tra di loro e come questo porti ad errori tragici che nascono proprio dal mancato incontro tra le culture.

Francesca Camponero

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