Un’ora di danza coinvolgente quella che ci ha offerto il Teatro alla Tosse sabato 10 gennaio alla Sala Trionfo con la prima nazionale di CHI SOPRAVVIVE FA I SALUTI con la coreografia di Giovanni di Cicco. Uno spettacolo che esplora il confine sottile tra la memoria del corpo e la sua trasformazione, attraversando il tempo dal misticismo sufi fino ai nostri giorni.
Un titolo che nasce da un momento di ironia (come spiega il coreografo) condiviso fra i componenti storici della Compagnia Deos, progetto artistico fondato nel 2013 a Genova da Di Cicco e dal 2018 promotrice del progetto L’Azione Silenziosa, corso di perfezionamento professionale per i danzatori contemporanei. Ma ironia perché? Perchè se in un momento come questo, in cui vengono fatti continui tagli alla cultura, se non si guardano le cose come ironia si è perduti.
Giovanni di Cicco che ha dedicato tutta la sua vita (adesso ha 62 anni) alla danza, facendolo con passione, dedizione e soprattutto pensando sempre che, proprio grazie a questa forma d’arte, si possano superare tutti gli ostacoli, anche adesso in cui, anche a DEOS sono stati tagliati i fondi MiC, sorride alla vita. La sua ultima creazione infatti, prendendo esempio dal poema allegorico “La conferenza degli uccelli” di Farid Ad-Din Attar, rappresenta un viaggio che i sette danzatori intraprendono insieme per sottrarsi al caos e alla disperazione che opprimono il mondo. Esattamente com fa l’Upupa del racconto persiano che raccoglie la moltitudine degli uccelli e la guida alla ricerca di un re perduto, Simurg (Dio), che si dice abbia tutte le risposte. È l’inizio di un viaggio meraviglioso e tremendo verso la dimora di Simurg, protetta da sette misteriose valli. Un viaggio che si vuole insieme per fare esperienza uniti, e che il coreografo ha voluto avesse luogo adesso, periodo in cui, come non mai, “dobbiamo riviverci con un propronimento utopico del meglio”( le sue parole).
E così in 14 quadri che riprendono le sette tappe del testo persiano i danzatori portano avanti un racconto che parla di vissuto, quello del maestro, ma anche quello dei discepoli che, attraverso la trasmissione che avviene in scena, passano il loro testimone a chi è più giovane.
“La prima parte è stata costruita in estate – ha detto Di Cicco – doveva fare riferimento alla bomba atomica di Hiroshima, argomento che fino a poco tempo fa sembrava turbare solo i nostri ricordi e che oratorna a disturbare i nostri sonni perchè ci siamo di nuovo vicini. Attraverso la danza ho cercato di palesare questa sofferenza di un incognito preoccupante, ma cercando sempre di far vedere il lato speranzoso di un futuro comunque migliore anche all’interno di questo” brutto” che ci circonda. La danza e i danzatori hanno la libertà di dire e fare quello che vogliono, malgrado le privazioni delle sovvenzioni e gli stati di guerra incombenti”.
I danzatori, tutti eccellenti (Luca Alberti, Filippo Bandiera, Emanuela Bonora, Carlotta Brogi, Fabio Caputo, Massimo Cerruti, Erika Melli, Giulio Venturini, con la partecipazione dello stesso Di Cicco), in poco meno di un’ora mostrano sul palcoscenico la scelta di sopravvivere, abitare questo sopra non per fuggire ma per compiere un gesto vitale, attraverso i loro corpi. Il loro sopravvivere è continuare a bere l’impulso della vita. Un rito necessario in una realtà che cambia più veloce dei corpi che la abitano. I loro gesti sono semplici, rituali, ma ricchi di contenuti. La processione e il funerale che vediamo svolgersi fa uso di oggetti semplici, esattamente come aveva fatto Peter Brook uno dei suoi spettacoli più sorprendenti anch’esso ispirato dal testo di Farid Ad-Din Attar. Ma vi è anche una parte giocosa, il momento di un sole possibile quello che Giovanni Di Cicco (ma anche ognuno di noi) cerca fermamente “trovando il proprio essere nell’ottimismo”.
Spettacolo da non perdere e che speriamo abbia altre repliche magari proprio nella Stagione Estiva della Tosse.
Francesca Camponero

