In scena il 24 marzo 2026 al Cinema Teatro Amiata di Abbadia San Salvatore.
Ci sono spettacoli che raccontano una squadra. E ce ne sono altri che raccontano una città attraverso la squadra che la abita, la inquieta, la consola. Violapop Generation appartiene a questa seconda, rarissima specie: non un omaggio sportivo, ma un viaggio sentimentale dentro il colore che più di ogni altro ha saputo farsi identità, rito, lessico familiare.
Benedetto Ferrara conduce la serata con la naturalezza di chi non deve interpretare nulla: gli basta ricordare. La sua voce non è quella del cronista, ma del testimone che ha attraversato ritiri, notti insonni, chilometri di speranza e disillusione, e che ora restituisce tutto con un’ironia gentile, mai compiaciuta. Accanto a lui, Leonardo Venturi e Giovanni Concutelli costruiscono un controcanto scenico che amplifica la memoria, la rende corpo, gesto, complicità.
La regia di Venturi non cerca la nostalgia: la sfiora, la accarezza, ma poi la supera. Preferisce costruire un paesaggio emotivo dove il pubblico possa riconoscersi senza sentirsi intrappolato nel passato. Le luci di Claudio Fornai disegnano un altare pop, un luogo sospeso tra stadio e sala prove, mentre i video di Clemente Meucci aprono fenditure nell’immaginario collettivo, come se ogni immagine fosse un frammento di un sogno che Firenze continua a fare da decenni.
La scenografia di Francesca Leoni è un piccolo archivio affettivo: oggetti che non sono oggetti, ma reliquie quotidiane. Una sciarpa che sa di inverno, un coro che nasce prima ancora di essere pensato, un colore che non si limita a tingere ma a dichiarare appartenenza. Le musiche originali e l’audio di Stefano Patrizio, insieme all’energia inconfondibile di Orla & Nuto della Bandabardò, trasformano lo spettacolo in un rito collettivo: non accompagnano la scena, la incendiano.
Violapop Generation non spiega il tifo: lo abita. E nel farlo, mostra come la Fiorentina non sia soltanto una squadra, ma un modo di stare al mondo. Una grammatica emotiva che attraversa generazioni, che si insinua nei pranzi di famiglia, nei racconti dei nonni, nelle prime volte allo stadio tenuti per mano. È un sentimento che non chiede permesso, che si tramanda come un segreto e come una promessa.
E poi arriva il finale, che non chiude ma apre. Non è un punto, è un respiro. Un invito a riconoscersi in quel viola che continua a vibrare anche quando le luci si spengono, anche quando la città torna al suo silenzio di pietra e vento.
Lo spettacolo, sostenuto dalla produzione della Compagnia Teatro Cinema Ciribè, lascia nello spettatore una dolce vertigine: la sensazione che il tifo non sia un’abitudine, ma una forma di memoria condivisa, un filo invisibile che tiene insieme chi eravamo, chi siamo e chi, forse, avremo il coraggio di diventare. Perché il viola, qui, non è un colore. È una casa che si porta dentro. E Violapop Generation ce la restituisce con la delicatezza di un ricordo e la forza di un coro che non smette mai davvero di cantare.
Giuliano Angeletti
VIOLAPOP GENERATION
di Benedetto Ferrara, Leonardo Venturi
regia Leonardo Venturi
con Benedetto Ferrara, Leonardo Venturi, Giovanni Concutelli
e con la musica dal vivo di Orla & Nuto della Bandabardò
scenografi a Francesca Leoni
musiche originali e audio Stefano Patrizio
luci Claudio Fornai
video Clemente Meucci
produzione Compagnia Teatro Cinema Ciribè

