La vita è sconvolgente, basta essere impreparati
Il teatro ha bisogno di storie, le nostre storie, le storie di tutti, quelle vere, o che avrebbero potuto essere tali.
Quando un attore porta sul palco un personaggio e il suo vissuto, noi, spettatori, dovremmo, o potremmo rispecchiarci, ritrovarci, come ha fatto chi sta lì sul palco recitando quel personaggio.
Almeno così dovrebbe succedere, per assumere un valore efficace e catartico.
È come un gioco, un gioco un po’ perverso, l’attore che si mette a nudo, e più è nudo, più gli crediamo, e spogliando sé stesso, spoglia anche noi.
Non funziona la mia vita senza qualcuno che mi guarda
Il testo del drammaturgo americano Will Eno, insignito del OBI Award nel 2014 e del Premio PEN nel 2012, è una storia magnificamente interpretata da Alice Giroldini, Lady Grey, che si dipana in un flusso di ricordi, coscienza, immagini, parole. Non segue una strada precisa, ma, come la vita, si trova a fare deviazioni, corrispondenze, associazioni, scavalcando ostacoli, tornando indietro, deviando, sbagliando. In cerca della propria identità.
Non siamo mai lineari quando ci raccontiamo. La verità non né bianca, né nera. È forse grey?
La narrazione prende vita man mano che lei, la protagonista, rompendo la finzione del teatro, si dà in pasto a noi spettatori, ci chiede di ascoltarla, di essere partecipi, di entrare nella sua vita. Lei ha bisogno di noi. E noi di lei. Ci provoca, ci schernisce, ci fa, metaforicamente, spogliare insieme a lei.
Jennifer, forse non si chiama nemmeno così, ma che importa, “una storia ha bisogno di una ragazza, e una ragazza ha bisogno di un nome” torna con i ricordi alla sua vita di bambina, e specificatamente a quando la maestra le diede un compito “Mostra e dimostra”.
Un metodo educativo che mette a dura prova i bambini. Oppure li eccita. C’è chi non ha dubbi, chi ne viene stimolato, chi ha paura.
Le viene chiesto di portare un oggetto che la rappresenti. Vorrebbe portare il mare, un profumo di fiori, una carezza della madre, una lacrima. Tutte cose impossibili da concretizzare. Lei lo sa.
Da quel fatto, Jennyfer passa in rassegna il suo vissuto, la vita “malata” che si è scelta, quella del teatro, come la vedevano gli altri, l’“ubriacarsi di nostalgia e di alcool”, “la vita è sconvolgente, basta essere impreparati”.
Solo il suo corpo nudo è quello che la rappresenta. Ecco così che la bambina impersona l’essenza del teatro. Con un atto vero, dirompente, sconvolgente, provocatorio: la sua nudità è quel “Show and Tell” che le chiedeva la maestra.
Una prova attoriale e una drammaturgia molto interessanti e coinvolgenti, anche spiazzanti, che avrebbero, a mio parere, trovato il giusto finale se Lady Grey, dietro quella lunga tenda che riempie la scena, si fosse veramente spogliata di ogni finzione, mostrando in silhouette il suo corpo nudo, la sua verità, la sua essenza.
Daria D. Morelli Calasso
LADY GREY. CON LE LUCI SEMPRE PIÙ FIOCHE
di Will Eno
traduzione di Elena Battista, commissionata da BAM Teatro
con Alice Giroldini
regia Marco Maccieri
produzione Centro Teatrale MaMiMò
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Paradigm Talent Agency
spettacolo vincitore del premio Miglior Spettacolo, Miglior Attrice ad Alice Giroldini e del Premio della Stampa al Roma Fringe Festival 2022
progetto vincitore del bando «Mal di Palco 2018» Tangram – Torino
durata 60 minuti senza intervallo
foto di Nicolò degl’Incerti Tocci

