TSO “La fine davanti”. Al Teatro Piccolo Re Di Roma l’autopsia di una barbarie

Data:

Al Teatro Piccolo Re Di Roma l’8 aprile 2016

Perché fisso lo sguardo spingi oltre le sbarre di quella finestra,

Povero pazzo,

Speri forse di rivedere qualcuno dei tuoi?

Qualche scarna parola sottratta al silenzio della reclusione.

La vicenda umana di Alberto Paolini, un uomo ormai anziano, orfano di madre violenta, e per decenni segregato in quell’inferno dorato che è stato a Roma il manicomio di Santa Maria della Pietà. Un bambino povero, un orfano cresciuto in cattività, recluso per anni nel padiglione dei pericolosi e sottoposto a cure assimilabili a torture, all’elettroshock. Un’anima innocente a cui è stata sottratta la dignità d’essere umano: dichiarato sano di mente, normale, è fuori dal manicomio dopo 42 anni di detenzione.

Santa Maria della Pietà é lo sfondo ideologico per la messa in scena, il vissuto di Alberto è l’eco lontano nella drammaturgia composta ed interpretata da Andreaceleste Pica e Sofia Taglioni, di fatto una rapsodia, la storia di due voci femminili, di due corpi segregati tra le fredde  mura d’un ospedale psichiatrico. Due corpi umiliati, la mente dilaniata dalle cure piuttosto che dalla malattia, l’azione drammatica che si dispiega forsennata nel duplice spazio della messa in scena: il padiglione del manicomio e la poesia. Agonia in coazione, sino ad una morte che non redime, che non può sollevare il corpo dal supplizio. In questo senso, la parola poetica e la parola drammatica oscillano tra gravità e leggerezza, sollevano il corpo dalle vessazioni e subito lo rigettano nell’abisso. In una coazione a ripetere, a ripetersi identica, come il tempo indifferente, come i giorni senza luce della detenzione.

La drammaturgia di TSO è quindi intessuta nel paradossale connubio tra due autrici contemporanee: <<abbiamo sentito la necessità di tradurre la parola in corpo – ci dice l’attrice Sofia Taglioni-  tutto nasce da una modalità estrema, dall’uso visionario che Sarah Kane fa della parola. Anche nel lessico peggiore e più turpe, nella Kane è evidente il rigore stilistico, un’eleganza sintattica che porta te lettore, te spettatore nella lirica e nell’abisso. TSO mette in scena questo contrasto, il contrasto tra le polarità della mente, lo stesso contrasto tematico e linguistico riscontrabile nella drammaturgia di Sarah Kane, qualcosa di insieme deflagrante e degradato.     Una mente divisa, tra l’anelito di lucidità e la caduta nell’abisso della pazzia. Il dramma dei perdenti, dei derelitti, dei deboli. Inoltre, porto ancora addosso le tracce d’una esperienza personale con Cesare Ronconi e l’incontro con la poesia di Mariangela Gualtieri, maestra dell’oralità, nelle cui poesie ogni parola è affondare nel punto giusto, sentire lo spazio dell’orma.

L’innesto operato in TSO tra Sarah Kane e Mariangela Gualtieri è paradossale, come se la drammaturgia dell’una richiamasse la poesia dell’altra, entrambe esprimono poeticamente e drammaticamente il disagio, qualcosa di comune a ciascuno di noi. “Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo” (incipit di una poesia della Gualtieri, n.d.r.) è Sarah Kane, è l’espressione di un disagio profondo. In TSO, quello che appare sulla scena è l’autopsia di un cervello dilaniato. In questo senso, contro ogni taboo, mettiamo in scena un discorso sulla malattia, sulla reclusione e sulla possibilità del suicidio, quest’ultimo una volontà, una sensazione che scenicamente cerchiamo di restituire, esorcizzato attraverso la poesia>>.

Il lavoro artistico delle due giovani interpreti é stato supervisionato da Gianluca Bondi, promotore della serata, di cui lo spettacolo è stato solo il primo momento. Ad esso é seguito infatti l’incontro con Adriano Pallotta, ex infermiere al Santa Maria della Pietà e protagonista della lotta per i diritti dei reclusi, e Alberto Paolini. La loro testimonianza scuote gli animi e desta forte commozione in tutti i presenti, non più semplici spettatori, ma testimoni di quanto barbaramente subìto da chi ha vissuto il dramma dell’assurda reclusione e della tortura istituzionalizzata; del coraggio di chi come Adriano si é battuto, arrischiando la carriera e rischiato il carcere, e di chi come Alberto non ha accettato la resa, pur tra umiliazioni fisiche ed atroci sofferenze, per mostrare oggi quanto quei giorni siano lontani e presenti.

Bernardo Tafuri

La Fine Davanti

Un evento promosso da Associazione culturale Sakuntala in collaborazione con Associazione Culturale Teatrale Sinestesia Teatro.

Scritto, diretto e interpretato da: Andreaceleste Pica e Sofia Taglioni.

Con la supervisione di: Gianluca Bondi.

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