Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

“Bull” di Mike Bartlett

Data:

 

Teatro Franco Parenti di Milano. Dal 29 marzo al 10 aprile 2016

Dopo “Cock” , che recensii qualche tempo fa, torna in scena al Teatro Parenti, lo scrittore inglese Mike Bartlett, i cui testi hanno il pregio di investigare abilmente e finemente  la psicologia umana, presentandoci ogni volta drammi i cui riferimenti al mondo attuale rendono i personaggi e le loro storie più vicini a noi, più veritieri e reali, pur agendo sotto la copertura della finzione teatrale.

Il mondo che ruota intorno a “Bull” e che il regista Fabio Cherstich dirige senza nessun tentativo di ammorbidirlo, di edulcorarlo (e perché mai avrebbe dovuto farlo?), è quello spietato e crudele di un luogo di lavoro, nello specifico di un’azienda dove si stanno per compiere delle “scremature”, cioè delle riduzioni di personale, e Isoble e Tony, usando l’arma odiosa e disonesta del bullismo, si batteranno come pugili sul ring fino a che uno solo dei tre andrà al tappeto, Thomas,  ma invece dell’arbitro a contare fino a dieci, ci sarà la stronza collega ad augurargli, cinicamente, “in bocca al lupo”. La scenografia, very clever,  ha ricreato sulla scena il quadrato di un ring di pugilato, illuminato da fredde e accecanti luci al neon, e gli attori, molto bravi tutti e ben diretti, vi si muovono con   antipatica disinvoltura e padronanza come Isoble e Tony, interpretati da Linda Gennari e Pietro Micci o con nervosismo, paura e cedimento come Thomas, Andrea Narsi. Molto spesso i tre si fronteggiano dagli angoli, o vi sono spinti a forza, da gesti bruschi o parole di scherno, umiliazione, astio. Ognuno cerca di sopravvivere, a spese degli altri, usando la migliore performance, l’abito più elegante, gli addominali più scolpiti, il sorriso più smagliante, la battuta più spiritosa.

Isoble e Tony sono i due vincenti, lo sono dalla nascita e destinati a non perdere mai (speriamo che prima o poi succeda, però) e Thomas è l’eterno sfigato, l’idealista, l’ingenuo, il brutto papero che non diventerà mai cigno, anche perché gli manca la dialettica, la fiducia in se stesso, il coraggio, lo charme,  insomma è il perdente per definizione. Già dopo la prima battuta di Isoble “il tuo vestito fa schifo, non ne avevi uno migliore”, capiamo che sarà Thomas  il bersaglio delle battute perfide dei suoi due colleghi, il cui unico  scopo è di metterlo all’angolo, o, meno metaforicamente, di farlo licenziare, al posto loro. Una pratica che penso sia più diffusa di quanto possiamo immaginare, questa del bullismo, e che miete vittime in ogni campo, a volte con conseguenze fatali. Forse Bartlett divide un po’ troppo schematicamente i buoni dai cattivi, vuole farci prendere le difese di Thomas, con i suoi tic, la mancanza di carattere, il bisogno di essere stimato, il figlio da mantenere, la moglie divorziata che lo disprezza,  i sensi di colpi, il fisico insignificante e farci odiare gli altri due, che sono proprio due stronzi megagalattici, soprattutto la ragazza, da cui ci aspetteremo un po’ più di comprensione ma dopo tutto l’emancipazione è anche prendere i difetti degli uomini e passarci sopra un bello strato di rossetto rosso acceso, così i sorrisi al capo e ai colleghi diventano  più sexy e possono portare ad una carriera più sfolgorante. Yuk.

Il regista ha fatto di “Bull” uno spettacolo dove il bene, la comprensione umana, la solidarietà, l’amicizia, non hanno alcuna chance di vittoria quando si trovano di fronte elementi più violenti, più cinici, pronti a tutto e quindi è destinato a venire messo al tappeto, come un pugile che ha perso il match e non necessariamente perché è stato meno bravo del suo avversario. Una visione pessimista della vita, una storia che possiamo collocare in ogni luogo e in ogni tempo, ma specialmente nel nostro tempo. Ma ci piace quando il sapore dell’aceto prende il posto dello zucchero, perché la vita è anche questo, anzi, è soprattutto questo. Forse Bartlett non crede nel “buon selvaggio” di Rousseau, nemmeno io, francamente.

Daria D.

Bull

di Mike Bartlett

traduzione Jacopo Gassmann

regia e spazio scenico Fabio Cherstich

con

Linda Gennari, Pietro Micci, Andrea Narsi, Alessandro Quattro

Produzione Teatro Franco Parenti

 Dal 29 marzo al 10 aprile 2016

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