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Fuocoammare

Data:

Cinema Signorelli, Cortona. Lunedì 11 aprile 2016

L’ordinaria quotidianità sull’isola di Lampedusa. Il piccolo fazzoletto di terra circondato dal mar Mediterraneo costituisce, suo malgrado, la prima tappa del viaggio della speranza per tanti disperati che fuggono dalla miseria e dalle guerre in cerca di una vita migliore. Le note della canzone tradizionale siciliana Fuocoammare, che un solerte conduttore della radio locale trasmette su richiesta di un’anziana ascoltatrice, fanno da sottofondo immaginario a situazioni e stati d’animo diametralmente opposti, ma tutti ugualmente degni di essere presi in considerazione, racchiusi come sono all’interno di un’isola che appare quasi divisa in due.

Da una parte, gli isolani: la spensieratezza del piccolo Samuele, che insieme a un amico si diverte a giocare con la sua fionda improvvisata; il difficile mestiere dei pescatori; l’incessante attività delle forze dell’ordine, impegnate nei soccorsi agli immigrati che arrivano dal mare; la testimonianza del direttore del poliambulatorio locale Pietro Bartolo che, mentre lavora, spiega cosa voglia dire fare il medico a Lampedusa.

Dall’altra parte, i rifugiati: alcuni, stremati e in fin di vita, sono trasportati d’urgenza in ospedale direttamente dai barconi; altri sono alle prese con le pratiche d’identificazione; altri ancora attendono di conoscere la propria destinazione nel “limbo” del centro di accoglienza temporanea, improvvisando spiritual che rievocano le sofferenze subite, o giocando a pallone per strada; una donna incinta si sottopone a un’ecografia effettuata dal dottor Bartolo.

Michelangelo Antonioni è stato l’unico regista italiano a riuscire nell’impresa di vincere i tre principali concorsi cinematografici europei: la Mostra del Cinema di Venezia, il Festival di Cannes e il Festival di Berlino. Gianfranco Rosi (1964) sembra proprio essere sulla buona strada per eguagliare il record del grande Maestro ferrarese: dopo il trionfo a Venezia nel 2013 con il documentario Sacro GRA (il racconto di alcune storie di vita nel microcosmo del Grande Raccordo Anulare romano), quest’anno è riuscito ad aggiudicarsi pure l’Orso d’Oro a Berlino con Fuocoammare, un altro documentario. Mentre Sacro GRA non mi aveva convinto, principalmente per la scelta delle situazioni umane mostrate (alcune, essendo troppo al di sopra delle righe, direi fino ai limiti del bozzettismo, appaiono decisamente forzate), ho trovato Fuocoammare un film pienamente riuscito, molto più spontaneo, compatto e ispirato del precedente, oltre che più efficace nel far presa sulla realtà di cui si occupa.

Con uno sguardo lucido e autenticamente documentaristico che non esclude, però, le emozioni, Rosi compone un mosaico preciso e memorabile della difficile situazione di Lampedusa, un’isola di appena venti chilometri quadrati e seimila abitanti che, nel corso degli ultimi vent’anni, ha assistito allo sbarco di circa quattrocentomila migranti (di cui almeno quindicimila morti in mare). Rispecchiando efficacemente l’eterogeneità delle vicende umane legate all’isola –siano esse quelle dei residenti, oppure quelle degli “ospiti”- il film riesce a provocare sensazioni contrastanti ma sempre intense. Suscita tenerezza l’ingenuità del piccolo Samuele che, ignaro di ciò che accade intorno a lui, vive la sua età nella dimensione che dovrebbe appartenere a tutti i bambini: quella del gioco. Ingenuità che si tinge di comicità quando Samuele, in una delle rare scene di alleggerimento, cerca di riattaccare con lo scotch i pezzi rotti con la fionda ai “poveri” fichi d’india presi di mira. Di contro, sono di grande durezza le immagini delle operazioni di soccorso ai migranti, come la scena in cui le autorità portano in salvo, in una barca a parte, le persone in condizioni maggiormente critiche e quindi bisognose di cure immediate (alcuni recano sul corpo i segni delle gravi ustioni provocate dal contatto col carburante del barcone, altri sono sfiniti dagli stenti). Molto toccante è, poi, il racconto del dottor Pietro Bartolo, che in più di vent’anni è stato testimone –a volte, purtroppo, impotente- di situazioni di ogni tipo: tante vite salvate, ma anche epiloghi dolorosi. Fare il medico a Lampedusa significa sia compiere normali visite di controllo ai paesani (come quella al piccolo Samuele, affetto da ambliopia, o “occhio pigro”), che tentare salvataggi miracolosi nei confronti di migranti stremati da un viaggio in mare compiuto in condizioni disumane.

Bellissima, poco prima della fine del film, l’inquadratura di un’eclisse, efficace metafora naturale dell’”oscuramento umanitario” cui assistiamo quotidianamente.

In conclusione, Fuocoammare racconta uno tra i problemi più gravi e urgenti che l’Unione Europea (e non solo l’Italia) è chiamata ad affrontare, e lo fa, giustamente, mostrando senza pretendere di dimostrare, ponendosi quindi come un autentico documento storico di quest’epoca.

Francesco Vignaroli

Documentario uscito il 18 febbraio 2016
Regia, sceneggiatura e fotografia di Gianfranco Rosi
Montaggio di Jacopo Quadri
Produzione Stemal Entertainment, 21 Unofilm, Cinecittà Luce
con la distribuzione dell’ Istituto Luce Cinecittà
Italia/Francia, 108 Min

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