Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Intervista ad Aurora Deiana in occasione della proiezione del suo film Grande Sud

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Com’è stato tornare a casa, dato che tu sei calabrese, interpretando però un ruolo opposto alla tua vita reale. Infatti la protagonista Silvia, resta ed è felice di restare, al contrario di te che ti sei trasferita in un’altra città. Come ti sei sentita a vestire i suoi panni? Quanto hai messo di Aurora in Silvia?

Girare nella propria terra è un’esperienza che sa di familiare, di casa. Vorrei precisare che sarei stata felice di “restare” al sud e costruirmi un futuro in Calabria, proprio come fa Silvia, la protagonista di questa commedia e del resto non è detto che non possa succedere. Devo confessare che ho sempre sognato di creare uno spazio artistico culturale proprio vicino casa mia. Il sole e il mare della costa ionica sono per me fonte di ispirazione inesauribile ma in fondo credo sia necessario,  per arricchirsi come attore, viaggiare e conoscere il più possibile del mondo per acquisire una migliore conoscenza e consapevolezza di se stessi da poter  mettere a disposizione del personaggio. Vestire i panni di Silvia è stato molto divertente e anche immediato date alcune similitudini che ci legano.

So che hai avuto diverse esperienze lavorative, visto che ti avevo già seguita per il tuo film horror Sin Face. Com’è  per te rapportarsi ogni volta a un regista diverso? E com’è andata questa volta?

Lavorare con registi diversi è una grande fortuna in quanto apre la mente e insegna ad essere duttili e intuitivi allo stesso tempo, almeno così per me è stato. Inoltre avere la possibilità di sperimentare diversi punti di vista aiuta a crearne uno proprio e quindi a dare maggior spessore alle proprie scelte interpretative. Lavorare con Daniele Cribari è stato “facile”. È un regista che riesce a metterti a tuo agio e che ricerca il dialogo con l’attore, cosa per me importante in quanto mi fa sentire parte attiva del processo creativo legato alla costruzione del personaggio.

Levaci però questa curiosità: cosa ti ha detto all’orecchio Roberto (Carlo Gallo) nella scena finale? Ce lo puoi svelare?

Per me il cinema è un po’ magia in quanto riesce a ricreare e trasmettere emozioni e di conseguenza credo che un attore, come un mago, non debba mai rivelare i propri segreti. Oltretutto ritengo non ci siano finali più belli di quelli lasciati in sospeso in quanto permettono allo spettatore di scegliere l’epilogo che preferiscono.

Un ringraziamento a te per questa intervista. A presto e in bocca al lupo!

Grazie a te Flavia e al Corriere dello Spettacolo per la chiacchierata. Viva il lupo!

Flavia Severin

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