“Le sorelle Macaluso”. Là dove danzano i morti

Data:

Teatro Goldoni, Venezia, fino al 24 aprile 2016

L’oscurità indugia all’alfa e all’omega perché al buio si nasce e al buio si torna. Sette donne si palesano. Gina, Cetty, Maria, Katia, Lia, Pinuccia e Antonella. Nerovestite, procedono compatte sotto la croce d’argento dalle quinte alla ribalta. Si allineano al posto assegnato loro e principiano a narrarsi. Dismessa la gramaglia, rievocano l’anelito verso il mare, modesta rimembranza infantile. La parentesi gioiosa durerà poco e lì dove l’acqua lambisce la riva rindosseranno il lutto perpetuo, tessendo, da quel confine labile tra terra e oltretomba, un dialogo in cui vivi e ombre si confondono.

Le sorelle Macaluso, capolavoro di Emma Dante, premio UBU 2014 per la miglior regia e spettacolo dell’anno, è complesso e al contempo delicato, una meditatio mortis su una partitura corporale e scenica che mescola il linguaggio di Kantor con quello di Bausch. Parola, gesto e danza, armonizzati in maniera perfetta e volti a un costruttivismo delle emozioni in crescendo, sono gli elementi impiegati dalla regista palermitana nei suoi lavori. Il testo, in stretto dialetto palermitano, può costituire uno scoglio insormontabile, ma l’occhio attento arriva a comprenderlo grazie a una mimica assai marcata. Atmosfere funeree, permeate d’un evidente tragicità mediterranea, son rischiarate da climax emotivi di considerevole portata, con i defunti che tornano a consolare le sorelle dispensando loro lo stesso amore profuso in vita. I cari estinti persistono così nella quotidianità di chi rimane e sono capaci di colpire allo stomaco dei personaggi e dello spettatore. Chi rimane si convince che la morte concretizzi ciò che in vita non si realizzò e lo dichiara l’epilogo, quando Maria potrà ballare, nuda come si nasce, mentre un fascio di luce orizzontale le accarezza le carni.

La scena vuota, ad eccezione di alcuni scudi di latta, si riempie delle suggestive luci di Cristian Zucaro, facendo risaltare al massimo l’espressività ora grottesca, ora drammatica, ora buffa delle creature di Emma Dante. Non è un teatro di voce il suo, ma un theatrum mundi dove la fisicità anche trasbordante, storpia o imperfetta, assume dignità drammaturgica.

Bravissima la compagnia – Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier – che alimenta il gioco della tensione impiegando il corpo in tutte le sue potenzialità come da volontà registiche.

Il pubblico si è sciolto al termine, dopo un attimo di accorata estasi, in calorosi e ripetuti applausi, quasi a voler abbracciare quelle vite non più vite. Segno, questo, che la catarsi è avvenuta.

Luca Benvenuti

 

Le sorelle Macaluso
Testo e regia di Emma Dante
con Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier.
Luci: Cristian Zucaro
Armature: Gaetano Lo Monaco Celano
Produzione: Teatro Stabile di Napoli, Théatre National (Bruxelles), Festival d’Avignon, Folkteatern (Göteborg), in collaborazione con Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale e in partenariato con Teatrul National Radu Stanca – Sibiu
Foto di Carmine Maringola

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