Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Intervista a Donatella Alamprese e i suoi tanghi senza rossetto

Data:

Concerto live dal titolo “Tango sin Carmìn”, domenica 15 Maggio 2016 presso Teatro Alba di Roma

Una donna sul palco, accompagnata dal chitarrista Marco Giacomini, sa ipnotizzare con la sua voce magnetica e il suo sguardo sincero. Così Donatella Alamprese ci presenta il suo nuovo album “Tango sin Carmìn” e ci regala un’ora e mezza di emozioni e di passione, perché si sa, quando ami qualcosa così tanto, riesci a trasmetterla anche agli altri. I brani della serata sono storie di tanghi cantate con cuore e anima – come lei stessa ci ha rivelato nell’intervista – che si raccontano in pochi minuti solo attraverso una voce e le note pizzicate alla chitarra in modo perfettamente melodioso e complementare. Come su una tela, vediamo disegnarsi momenti di pura magia e favola, ma una favola vera, spesso non a lieto fine, come il tango descrive. Da Malena e la storia d’amore di un marciapiede e un lampione, ad Eladia e la corazza che si deve avere per non soffrire, diventando come dei robot per non star male, alla triste storia dei bambini desaparecidos e il fantasma vigliacco che li porta via, e così molti altri brani che il pubblico ha apprezzato.

Un ringraziamento a Donatella per averci portato per mano in questo viaggio sudamericano, dove il tango si veste di poesia.

Venerdì 13 Maggio 2016 ti sei esibita per la prima volta a Roma: come ti sei sentita? Come ti ha accolto il pubblico?

Il pubblico mi ha accolta molto calorosamente. Sono stata molto contenta, perché a livello di empatia e di contatto immediato c’è stato molto entusiasmo, molta partecipazione e anche molta commozione. Tra l’altro abbiamo fatto un concerto molto lungo, quasi due ore – cosa davvero insolita, di solito durano mezz’ora in meno! – perché la gente non si alzava e quindi abbiamo fatto quattro bis. Questo è potuto accadere, perché si è creata un’atmosfera talmente bella ed emotiva che anche noi ci siamo dati, sempre con generosità. Anche ieri sera abbiamo fatto un altro concerto, ma in provincia di Roma, a Monte Rotondo presso l’Associazione Culturale L’Angolo di Amelie ed è stato altrettanto bello. Certo in un’atmosfera più intima, perché è più un caffè letterario, per cui è un altro tipo di contesto. In questa serata mi ha colpito la partecipazione composta e attenta di due bimbi di 4 e 5 anni, che hanno ascoltato il concerto in religioso silenzio con gli occhi lucidi. Alla fine la bambina di 5 anni mi si è avvicinata e mi ha detto: “Io una musica così bella non l’ho mai sentita.” Credo proprio che di tutto il mio piccolo tour romano, questo sia stato davvero un dono e questa frase rimarrà scolpita nel mio cuore, perché detto con la spontaneità di una bambina, è davvero emozionante e vale ancora di più.

Donatella_Alamprese_Flavia_Severin_Corriere_dello_Spettacolo

Continuando a parlare di emozioni, la tua passione per il tango e la musica si respira e percepisce in tutti i tuoi concerti. Il pubblico lo sente insomma. Mi piacerebbe entrare un po’ di più nel tuo mondo di artista, vivendo il tango come lo vivi tu. Mi descrivi le emozioni che senti quando canti, quando sei sul palco?

Innanzitutto io vengo dagli studi classici, quindi ho sempre usato la tecnica, oltre che avere voce che considero più come un dono. Il tango però è arrivato più tardi. Certo, ho sempre cantato, dedicandomi ad altri generi, ho comunque fatto un po’ di tutto. Avevo una solida base e una forte preparazione, ma solo nel 2002 ho iniziato ad approcciarmi al tango. Il tango mi ha portata in una dimensione molto più profonda di me. Ti spiego meglio: mia nonna era argentina e mio padre si è trasferito in Italia e ha sposato mia mamma. Quindi già da piccola ho respirato questa cultura, anche se inizialmente non mi interessava. Dopo la morte di mio padre, ascoltando un brano che lui cantava spesso a mia madre, qualcosa è esploso dentro di me. In seguito ho anche incontrato Marco (Giacomini) che mi ha accompagnata in questa avventura. Lui è un chitarrista classico, ma ha un grande interesse per il mondo sudamericano colto, tanto da farmi ascoltare canzoni che mi hanno ricordato la mia infanzia. Da qui mi sono riconciliata con mio padre. Spesso capita di avere rapporti un po’ conflittuali, ma che poi si risolvono. Mio padre voleva che io parlassi per forza lo spagnolo e io non ho mai voluto. E ora continuo a sentire la sua presenza forte in tutte queste esperienze. Sento sempre tanto amore, tanta emozione e tanto “sentire”. Il tango è un linguaggio universale che parla di sentimenti profondi. Parla di amore, di morte, di affetti, di sentimenti, di nostalgia ed è quello che viviamo quotidianamente. Ecco perché io trovo che in tutti i generi musicali ci sia un richiamo all’universo interiore dell’uomo. Lo riporta a quella dimensione più vera ed essenziale della vita. In questa mia ricerca ho imparato tanto, anche ad essere migliore. Io vivo il tango come vivo un abbraccio. Quando siamo disponibili con gli altri è più semplice e naturale abbracciare il prossimo. E il tango insegna questo.

Donatella_Alamprese_Flavia_Severin

E come riesci a mettere d’accordo corpo e voce?

Corpo e voce vanno di pari passo. La tecnica serve anche per poter reggere spettacoli impegnativi. Poi semplicemente ti lasci andare. Il muscolo della voce è l’anima e a un certo punto c’è quello scatto per cui dimentichi la tecnica e lasci solo spazio alla tua anima. In quel momento l’anima parla attraverso la voce, così che voce e corpo diventano un tutt’uno. E per me diventa anche un modo importante per ricaricarmi e riossigenarmi per poi offrire agli altri la possibilità di una riflessione sui loro sentimenti attraverso le mie stesse emozioni.

So che stai presentando il tuo nuovo Album “Tango Sin Carmìn”, che significa “Tango senza rossetto”. Siccome noto che hai sempre qualcosa di rosso nei tuoi concerti, che è poi il colore della passione, specchio dell’anima stessa del tango, mi sono chiesta il perché avesse scelto questo titolo. Perché tango senza rossetto, se in realtà il rosso c’è?

Perché il rosso è il colore del cuore, il colore del sangue e quindi di ciò che abbiamo dentro di noi e che non ha bisogno di essere manifestato, di apparire, ma che segue la nostra essenza. E questo riprende anche il mio discorso di prima sull’utilizzo della voce in modo libero seguendo l’anima e il proprio “sentire”. Questo titolo è particolare, anche perché l’obiettivo è quello di proporre i tanghi come poesia, come comunicazione dei sentimenti che ho e che vivo quotidianamente. Esiste anche il tango come ballo, quello più comune, ma non è quello di cui mi occupo. Io ho voluto raccontare il tango nella sua verità, nella sua essenza. Il mio è il tango colto, quello che la gente va ascoltare nelle sale da concerto, con solo voce e chitarra. Ho registrato il cd come un live, perché è un disco che vuole comunicare una verità che è legata alla nostra esistenza, cioè al fluire degli eventi, alla semplicità con cui dobbiamo affrontare la vita. Ed ecco perché senza rossetto, nel senso che non ha make-up, dove il rosso è il colore naturale del cuore.

Corriere_dello_Spettacolo

Sia questo album che anche i precedenti hanno “focus rosa”. Ci sono brani dedicati a donne del passato, come Alfonsina Storni Martignoni oppure Eladia Blázquez e così via con “Le quattro voci di Eva”: tutte donne forti, con carattere, dei miti insomma. Le consideri dei modelli? In chi ti vedresti rappresentata?

Più che vedermi rappresentata in una donna in carne ed ossa, credo che quello che collega tutte loro sia sempre il livello di poesia e di interpretazione e ciò che hanno rappresentato nella loro vita e nel loro essere di donne e artiste: il coraggio e l’agire con il cuore – inteso nel suo senso latino cor-agimus -. Questo vale per tutte le donne di cui parlo, come Edith Piaf, Eladia Blázquez, Elis Regina, Ella Fitzgerald e Alfonsina Storni. Quindi io mi vedo rappresentata nel loro coraggio di affrontare sempre e comunque quello che l’esistenza ci mette davanti anche nel dolore e nella sofferenza. Ad esempio, pensa ad Alfonsina Storni che si può considerare la prima vera femminista: ha avuto un figlio e non ha mai voluto rivelare il nome del padre. Oppure pensa anche ad Edith Piaf che ha avuto una vita tragica, ma nonostante tutto aveva una forza e una grinta: era come un fuoco! Ecco è proprio il fuoco del coraggio e della passione ciò che mi affascina di queste donne ed quello che sento anch’io. Anche io nella mia vita ho fatto scelte coraggiose. Quindi non mi identifico in una donna particolare tra queste, ma nel loro atteggiamento e anche nella loro capacità di essere creative, nel loro uso della voce. Loro infatti vanno oltre i tecnicismi, usano la voce in modo spontaneo, come dicevo prima: come l’anima che si pone nuda davanti al pubblico per raccontare se stessa.

 Parliamo ora di eventi futuri: quali sono le prossime date in cui ti esibirai?

Mi fa molto piacere il fatto che parteciperò a una rassegna internazionale di Jazz, dal titolo “Anfiteatro Jazz”, dove sarò ospite. Poi il 20 maggio prossimo a Firenze siamo stati invitati per un concerto serale dedicato all’Argentina dove sarà coinvolta anche l’Ambasciata e non solo, contro la dittatura; il 22 maggio presso la Biblioteca delle Oblate, sempre a Firenze e infine il 4 Giugno concerto presso l’Anfiteatro Jazz a Lucca con il Quintetto.

Ancora da organizzare, ma che faremo prossimamente c’è anche una tournée all’estero. Io ho già lavorato in molti paesi fuori dall’Italia, soprattutto in Sudamerica e in Giappone e presto tornerò a esibirmi anche là.

Flavia Severin

 

 

Voy a aprender a llorar sin sufrir,
sin detenerme a mirar una flor,
a encallecer lentamente
¡igual que la gente sin alma y sin voz!
Voy a entender que se puede morir,
y latir… al compás del reloj;
como una máquina fiel
igual que un robot…
¡sin piel!

Sin piel

Eladia Blázquez

Un ringraziamento speciale agli organizzatori Elisabetta Mirabella e Pietro Oddo dell’Associazione Culturale L’Angolo di Amelie, per aver organizzato le tre date romane di questo meraviglioso duo, e per permesso questa intervista.

 

 

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