Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Filosofia della Storia: il valore della Storia e degli Studi. Quello che ci manca: un Dottorato in “Filosofia della storia e della pratica riflessiva”

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Quando parliamo di storia o di studi storici forse non sempre doniamo a essa un’importanza degna di lei. Cos’è la storia e perché è importante studiarla e conoscerla?  La storia (dal greco antico ἱστορία, sistroìa) è una disciplina che ha per finalità quella di raccogliere e studiare il passato, attraverso l’uso di fonti, documenti, testimonianze che possono trasmettere il sapere. Questo è un immenso valore, perché attraverso il passato noi possiamo rintracciare la nostra identità. La storia ci permette di conoscere meglio noi stessi e la nostra società. Essa è un bene culturale e umano; attraverso essa noi possiamo comprendere meglio i tratti dell’intera umanità e le azioni, individuali o collettive, che hanno portato a determinati avvenimenti. Azioni che sono influenzate da singoli individui. Quindi si può dire che le azioni sono delle conseguenze di ogni “singola storia”, che registrano un cambiamento individuale o sociale.
Siamo schiavi di catene che ci trasciniamo dietro, proprio come raffigura nella sua scultura Filippo Volpi, artista nato a Città di Castello (Perugia) nel 1982, opera d’arte dal titolo “Schiavo in catene”. La storia è un bisogno umano; l’umanità si è sempre volta verso la ricerca storica per indagare su se stessa. Attraverso la storia possiamo scoprire l’eredità dei nostri ideali, come del resto concetti etici e morali, scoprendone così anche i più piccoli tratti distintivi, sempre in mutamento. Nonostante questo mutamento, nonostante la nostra predisposizione a mutare le cose, rimaniamo sempre e comunque dei conservatori. La storia ci permette di conoscere e comprendere quindi i nostri modi di pensare e di concepire le cose, anche se il pensiero è mutabile nel tempo. Infatti possiamo rintracciare in essa linee di catene che ci trasciniamo continuamente in questa esistenza. Qualche esempio di ciò: la nostra concezione di fare parte di una Repubblica democratica, in cui il primo articolo della sua Costituzione recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti della Costituzione”. Leggendo queste parole mi domando: che senso diamo alla sovranità? Attraverso un’indagine quotidiana potremo notare che molte volte siamo soliti a dire che il potere della sovranità è nelle mani dei nostri politici; “sono loro che comandano”, sosteniamo, considerandoli gli unici padroni dello Stato, senza domandarci cosa sia lo Stato prima ancora di essere l’insieme degli organi Istituzionali. Da ciò possiamo dedurre che siamo legati a catene che in apparenza sembrano essere state tagliate, in realtà sono molto solide e ce le teniamo con noi, come beni della nostra cultura. In un contesto in cui non concepiamo che il nostro meraviglioso Paese ha bisogno della mano e del contributo di tutti, la storia ci informa del perché vi differenze da un territorio all’altro, all’interno del nostro stesso stato. Ci documenta le manovre delle generazioni passate e così notiamo le conseguenze di cui noi siamo protagonisti o vittime, qui dove forse gli errori degli altri vengono pagati dalle generazioni del presente e del futuro. Quando parliamo di storia possiamo annotare i periodi storici (Preistoria, Medioevo, Modernità…), dove troviamo appunto documentati tutti gli avvenimenti passati. In ogni caso la storia non va vista solo in senso globale, perché ogni giorno vissuto da ogni singolo individuo raccoglie una storia del quotidiano e del personale, dal quale si raccoglie una persona filosofia di vita. Storia quel quotidiano e del personale che raccontiamo oralmente, oppure scriviamo in un diario o in un racconto o in un libro. Anche la musica, la pittura, la poesia racchiudono tratti di storia, poiché in queste, come in tutte le forme artistiche, troviamo sentimenti, immagini e messaggi che l’individuo vuole trasmettere -anche il nostro inconscio custodisce una parte importante della nostra storia e del nostro vissuto. La storia è importante perché ci dona comprensione e conoscenza di noi stessi. A mio avviso, se essa venisse volta in senso pratico contribuirebbe molto a migliorare il nostro tempo. Per far ciò bisognerebbe accompagnare a essa un’altra disciplina, forse poco conosciuta a noi, ovvero la “Filosofia della storia”, da non confondere con la “Storia della filosofia”. La “Filosofia della storia” è una disciplina che ha la finalità di riflettere sul senso della storia umana o sulle vicende umane, fondata dal filosofo Hegel; a quanto pare per questo autore è possibile una spiegazione razionale della storia, che è opera dello spirito oggettivo. La “Filosofia della storia” potrebbe aiutarci a riflettere sulle lacune del nostro Paese e a darci l’opportunità di mettere tutto a critica, in una prospettiva in cui possiamo anche volgere la storia verso un senso pratico. In tal senso, essa ci può fare riflettere sul fondare nuove concezioni visive, oppure aiutarci a trovare nuovi approcci o a rimpossessarci di quelli del tempo passato, come è accaduto per la “Consulenza filosofica”, attribuita al tedesco  Achenbach, ma già esistente nel mondo antico grazie a Socrate. Da qui l’importanza della storia, così come quella della filosofia. Importante sarebbe unire le due cose, instituendo un Dottorato in “Filosofia della storia e pratica riflessiva”, come attività di ricerca sulla riflessione dell’umanità e della società, nella prospettiva di cercare nuovi approcci strategici per le aziende e nuovi ideali culturali volti alla riflessione critica e quindi alla costruzione o ricostruzione di un mondo nuovo.

Giuseppe Sanfilippo

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