“La Traviata”. Quando l’amore era vero

Data:

Teatro La Fenice, Venezia, fino al 2 luglio 2016

La Traviata di Robert Carsen, proposta ormai ad ogni stagione dal Teatro La Fenice, mantiene ancora la patina di novità nonostante l’età. L’orizzontalità pervade le monumentali scene di Patrick Kinmonth, impostate su diverse tonalità di verde, ed è evidenziata anche dalla scelta di disporre sovente le masse corali a ridosso della ribalta. Nel discorso sul denaro portato avanti dal regista, sia esso cemento per l’azione, sostentamento per Alfredo o compenso per prestazioni sessuali, l’incontro tra Violetta e Germont non può che avvenire in una foresta ove le banconote volteggiano nell’aria come effimere farfalle sino a scendere copiose mentre il lancinante Amami, Alfredo strazia il cuore delle anime sensibili. Altra conferma la si trova nell’erotismo comprato del balletto chez Bervoix, ove cowgirls perizomate e cowboys in chaps diventano prede e cacciatori d’un Far west non proprio lontano. Nella stanza 1206 oramai disadorna solo una televisione rotta, simbolo d’una bellezza ormai spenta, chiude la riflessione sulla riproducibilità dell’immagine, quanto le fotografie prodotte dall’Alfredo reporter. Il light design curato da Carsen e da Peter Van Praet ammanta le atmosfere di luci cupe e confondenti, in un progressivo mancar di forze.

Francesco Ivan Ciampa dirige con grande respiro l’Orchestra del teatro veneziano. Il rapporto tra buca e palcoscenico è sempre vigile e Ciampa segue personalmente gli artisti con un bel gesto espressivo. La sua lettura della partitura verdiana esce dagli schemi, spingendola verso paradisi sinfonici assai godibili.

Irina Dubrovskaya impiega anima, corpo e soprattutto voce in una Violetta perfetta. L’acuto è saldo, complice la facilità nel passaggio da un registro all’altro, la carica drammatica potente fin dal preludio al primo atto a sipario alzato e la linea di canto omogenea, ricca di colori sempre differenti. Dubrovskaya ammanta Violetta di sfumature di efficace suggestione, quasi sotto la lente del bel canto, con bellissimi piani in Dite alla giovine, un vigore toccante in Amami Alfredo e nell’Addio del passato.

Fabrizio Paesano, giovane tenore napoletano, possiede voce interessante, ma non ancora matura per il ruolo di Alfredo. L’acuto non è sempre pieno e qui e là cala l’intonazione, tuttavia con uno studio continuo potrà proseguire una carriera brillante. Il Germont di Giuseppe Altomare denota voce interessante, ma un leggero vibrato ne inficia la resa. Bene si disimpegnano Armando Gabba (Douphol), Matteo Ferrara (d’Obigny) e Francesco Milanese (Grenvil). Flora convincente quella di Elisabetta Martorana. Mediocri l’Annina di Sabrina Vianello e il Gastone di Iorio Zennaro.

Potentissimo e smagliante il Coro, preparato da Claudio Marino Moretti.

Applausi convinti per tutti alla recita del 30 giugno. Consensi calorosi per Dubrovskaya, Paesano, Altomare e Ciampa.

Luca Benvenuti

La Traviata
Melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio.
Personaggi e interpreti (secondo cast):
Violetta Valéry: Irina Dubrovskaya
Alfredo Germont: Fabrizio Paesano
Giorgio Germont: Giuseppe Altomare
Flora Bervoix: Elisabetta Martorana
Annina: Sabrina Vianello
Gastone: Iorio Zennaro
Il barone Douphol: Armando Gabba
Il dottor Grenvil: Francesco Milanese
Il marchese d’Obigny: Matteo Ferrara
 Maestro concertatore e direttore: Francesco Ivan Ciampa
Regia: Robert Carsen
Scene e costumi: Patrick Kinmonth
Light designer: Robert Carsen e Peter Van Praet
 Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti
Allestimento Teatro La Fenice
Foto Michele Crosera

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