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A tu per tu con Michela Zanarella. “E’ uno strumento potente la poesia, riesce ad arrivare oltre, a raggiungere mete inesplorate, fino a scavare in profondità nel senso delle cose.”

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Michela Zanarella è poetessa e autrice teatrale, nonché ambasciatrice per la cultura nel mondo. Ha pubblicato l’anno scorso il volume “Tragicamente rosso”. Ascoltiamola…

Buona sera Michela, innanzitutto vorrei chiederle che cosa significa per lei essere poetessa oggi.

Buonasera a tutti voi e grazie per questa opportunità. La poesia per me è una forma di espressione raffinata dove attraverso la sintesi riesco a sentirmi libera. Fare poesia oggi non è affatto semplice e bisogna fare molta attenzione proprio al concetto stesso di poesia, che non è il semplice allineare parole o pensierini, ma è qualcosa di molto più profondo e delicato. La scrittura in versi racchiude molteplici dimensioni, e per quel che mi riguarda la utilizzo per esprimere ciò che sento osservando la vita, gli elementi della natura, ciò che avviene nel mondo. E’ uno strumento potente la poesia, riesce ad arrivare oltre, a raggiungere mete inesplorate, fino a scavare in profondità nel senso delle cose. Il ruolo di chi scrive è proprio quello di riuscire a trasmettere la purezza e la grandezza delle parole, ricreando immagini interessanti, sempre originali e mai banali o scontate.

Oltre a essere poetessa, lei è anche autrice teatrale, quanto la scrittura teatrale può influenzare quella poetica e viceversa?

Scrivo anche testi teatrali da qualche anno. Le due forme di espressione si incontrano, si intersecano a perfezione, come tutte le arti. Nel teatro c’è poesia e viceversa, appunto perché coesistono degli aspetti di intesa ed esplorazione nel linguaggio. Sperimentare è necessario e mettersi in gioco in più campi penso che ad un certo punto diventi naturale. Quando scrivo un monologo, so che c’è sempre una parte poetica che emerge nel testo, anche perché fa parte di me la poesia e lei si fa sentire sempre e comunque, ogni volta che decido di creare qualcosa, sia nel campo letterario, sia nella vita di ogni giorno.

tragicamente_Rosso_Corriere_dello_SpettacoloHa o ha avuto dei poeti e autori teatrali, italiani o stranieri, di riferimento?

Certo, ne ho diversi. Per la poesia ho sempre cercato di leggere i grandi autori della storia, da Ungaretti, Quasimodo, Montale, Pasolini, Merini e tanti altri. Per il teatro sono ancora in una fase di studio e ricerca, quindi partendo dai classici Plauto, Eschilo, Sofocle, Aristofane ed Euripide. Molto attuale Thomas Stearns Eliot con “Assassinio nella cattedrale”, Henrik Ibsen con “Casa di bambola” e “La donna del mare”. Mi piacciono molto anche Goldoni, Miller e Tennessee Williams con “Un tram che si chiama desiderio”, per non parlare dell’intramontabile William Shakespeare.

Come definirebbe il suo stile e la sua poetica?

Li lascerei definire ai lettori. Spero di riuscire a trasmettere in chi mi legge una parte di me, delle mie emozioni, senza avere la pretesa di dare insegnamenti. La gioia più grande è vedere sul volto di chi ascolta le espressioni più diverse, ovviamente non si può piacere a tutti, anche le critiche fanno parte del percorso, e sinceramente apprezzo più chi in modo diretto mi esprime il suo parere, senza falsità. L’applauso forzato non aiuta nessuno.

È uscito l’anno scorso il suo volume “Tragicamente rosso”, come lo presenterebbe ai nostri lettori?

“Tragicamente rosso” è un lavoro editoriale che si discosta molto dalle mie precedenti pubblicazioni. Già la copertina crea un certo impatto, forse per alcuni aspetti disorienta, ma è proprio quello che volevo. Dentro questo volume ci sono 42 poesie, divise in sei cantiche, come le ha definite Dario Amadei nella prefazione. E’ un progetto che abbraccia poesia e teatro e non è riferito solo alla violenza di genere, ma si espande ad ogni forma di violenza, quella psicologica, quella legata all’ambiente, la violenza su chi è più debole, affronto il tema della Shoah, grande piaga della storia. E’ un libro che mi ha permesso di osservare la realtà e ciò che ho visto è stato dolore, lacrime, il continuo ripetersi del male, che è davvero universale. La poesia mi ha permesso di dare una visione schietta del tempo che stiamo attraversando.

Lei è ambasciatrice per la cultura nel mondo e rappresenta l’Italia in Libano per FGC e questa è sicuramente una grande soddisfazione. Che cosa si prova a rappresentare il proprio Paese fuori dai propri confini?

Questo incarico è arrivato in modo inaspettato, avevo partecipato ad un concorso internazionale della Naji Naaman’s Foundation e mai avrei pensato di essere scelta tra 62 nazioni in gara a rappresentare l’Italia. Sono onorata di poter dare il mio contributo ovviamente e spero di ricoprire questo ruolo nel migliore dei modi. Devo dire che il confronto con i poeti di origini diverse è molto stimolante, c’è un dialogo costruttivo e mi trovo molto in sintonia con chiunque. La poesia ha un potere speciale, sa raggiungere mete lontane e piano piano spero di costruire qualcosa di importante.

Progetti futuri?

Sto lavorando ad una nuova raccolta poetica, con la mia traduttrice americana, stiamo lanciando una mia silloge negli Stati Uniti, chissà se questo sogno si realizzerà. Sono molto fiduciosa e positiva. C’è in cantiere una raccolta in lingua francese. Per il teatro continuerò a scrivere e c’è qualcosa anche per il cinema, nel giornalismo prosegue il mio percorso. Tanti sono i progetti, tanto è il lavoro da fare, l’entusiasmo non manca. Se son rose fioriranno.

Curata da Stefano Duranti Poccetti

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