L’OLIMPIADE NASCOSTA: LA FICTION RAI DEL 2012. “Lo sport come educazione civica e come approccio d’apprendimento scolastico”

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Nel maggio 2012 la Rai ha lanciato la miniserie “L’olimpiade nascosta”, nata da un’idea di Francesco Miccichè e prodotta da Casanova Multimedia per RAI Fiction. Essa prende come riferimento gli anni 1940-44 dove in alcuni campi di prigionia vennero svolti in modo clandestino i giochi Olimpici (come l’edizione XIII non svoltesi per via della 2° guerra). Questa meravigliosa fiction possiede una valenza molto importante e di grande significato in riferimento allo sport. Questo non viene presentato in quanto una mera attività di divertimento o svago, ma come un’attività che possa aiutare l’uomo a fissarsi degli obiettivi. Esso unisce le persone, le loro forze, le loro passioni e i loro desideri, lo sport avvicina le persone e i sentimenti, lo sport inoltre fa aprire la mente- Questo è riportato nella fiction, anbientata proprio nei i campi di prigionia, laddove si trovano diversi uomini provenienti da ogni parte del mondo. Qui si manifestano le tensioni, le commozioni, le paure, ma allo stesso tempo è presente il coraggio di unirsi attraverso lo sport che per perseguire un obiettivo comune, in un contesto dove la semplicità e l’umiltà sono al primo posto di tutto, dove ognuno crede nell’altro, dove non esiste alterità, ma uguaglianza. Lo sport crea amicizia, sviluppa l’unione e il desiderio di prendersi mano nella mano ed aiutarsi insieme l’uno con l’altro. Lo sport nella fiction non guarda più ruoli, posizioni e nemmeno i colori. Tutti uniti per una causa comune, quella della libertà.
Tra i frammenti più belli della serie troviamo il coraggio di una madre ebrea che getta suo figlio dal camion mentre vengono trasportati nei campi di concentramento per salvarlo. Bambino che viene trovato da un soldato italiano prigioniero ed esperto di pugilato, un personaggio rassegnato alla situazione storica, ma che con speranza afferma: “prima o poi finirà la guerra”, una guerra che dipende solo dai capricci dei governanti. Il soldato viene sfidato a pugilato dal superiore del campo di prigionia appassionato anch’egli di questo sport, ma egli salendo sul ring non si batte contro il superiore, facendosi picchiare, proprio come se tale atteggiamento simbolizzi un la sua rassegnazione. Andando avanti nella serie egli metterà a nudo anche il proprio coraggio e le proprie forze, quando incontra una ragazza di cui si innamora e a cui affida il bambino ebreo. Il soldato mostra una certa sensibilità di fronte a questo bambino e probabilmente è proprio per lui e per la ragazza che decide di combattere e partecipare alle Olimpiadi, decisione che avviene dopo essere stato gettato in un pozzo nero, per la punizione di essersi allontanato dal lavoro. Tra i prigionieri vi è anche un ragazzo che sta male e che gli altri cercano di escludere dallo sport, anche se lui vorrebbe partecipare, come se lo considerasse l’unico rimedio per stare bene. Tutti i personaggi della fiction mostrano il desiderio di raggiungere la libertà. Un altro personaggio emblematico è un ex comandante, che rivela che la vita lo ha reso più freddo, dopo che era stato costretto a fermare un prigioniero che stava tantando di fuggire dal campo per andare dalla sua donna che stava partorendo il loro figlio, ma gli viene fatto notare che in realtà non è duro e freddo come può sembrare, se è riuscito ad unire tutti attraverso lo sport (è lui infatti l’ideatore dell’attività sportiva nel campo).
Lo sport in questo caso assume un valore universale, esso rappresentata tutto: loro stessi, la patria e le nuove generazioni; rappresenta il lottare per il bene di tutti, vincere una partita per tutti, per la libertà di tutti, diventando così un vero e proprio elemento educativo e chissà che lo sport (come l’arte, musica, pittura…) non possa diventare veramente un insegnamento socio-educativo per un’educazione civica per un nuovo approccio che vada verso la fondazione di una nuova società? Chissà poi che non possa divenire un nuovo approccio d’apprendimento scolastico che aiuti a creare rapporti d’incontro creativi? Staremo a vedere…

Giuseppe Sanfilippo

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