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Alessandro Pagani e le sue “Trincee”

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Alessandro Pagani è un musicista fiorentino, che dopo una serie di esperienze che contraddistinguono una vita dedicata alla musica, ha deciso di creare insieme al suo gruppo Stolen Apple un disco: “Trenches”…

Ciao Alessandro, innanzitutto potresti presentarti in breve per chi non ti conosce?

Sono nato a Firenze nel 1964 dove vivo tuttora e dove la musica mi ha accompagnato da sempre. Ho iniziato a suonare negli anni ’80, tra le band a cui ho preso parte posso citare “Stropharia Merdaria”, “Subterraneans”, “Malastrana” e “Valvola”, con cui ho fondato l’etichetta Shado records, attiva fino al 2007. in questo momento sono batterista di Stolen Apple, ex Nest, con i quali ho registrato l’album d’esordio “Trenches”, uscito il 23 settembre e distribuito da Audioglobe.

“Trenches: trincee. . . la mente dell’uomo è in trincea, o le trincee sono nelle nostre menti?”, spiegami questa frase.

Ognuno di noi ha dentro di sé, chi più chi meno, delle barriere, frutto della sua natura ma anche della sua educazione e delle sue esperienze, intese come trincee in senso difensivo ma anche come impedimenti che ci frenano verso esperienze ulteriori. È molto pertinente all’attualità il fatto che la mente dell’uomo sia in trincea, nel senso che stiamo attraversando da tempo un’epoca d’enorme incertezza riguardo i conflitti fra i popoli, le contrapposizioni politiche e religiose, la distruzione di risorse naturali ed economiche… così è facile immaginarsi appiattiti in un riparo, da dove ogni tanto, con prudenza, provare a scrutare fuori, con paura.

Come sei arrivato a questo album e che cosa ti aspetti?

non c’è stato un progetto di partenza, salvo la volontà di fissare la nostra ultima produzione con delle registrazioni che rispettassero il più possibile il nostro suono abituale. tutto il resto è venuto prendendo consapevolezza e spunto dal raggiunto gradino precedentemente, dai messaggi alla grafica di copertina, fino ai contatti intrapresi per la promozione.

Come definiresti la tua musica?

Le classificazioni non sono mai state il nostro forte. la si può chiamare post rock, ma chissà cosa vuol dire davvero… di sicuro è il frutto di esperienze musicali e di ascolto molto eterogenee.

Oggi essere musicista è ancora più complicato rispetto ad anni fa…

È un discorso complesso, di sicuro il concetto di fare musica è cambiato notevolmente, a partire da chi crea fino al fruitore. se anni fa l’interesse verso nuove sonorità suscitava attenzione nell’ascoltatore, oggi non è più così, si va ai concerti a fare tutto fuorché ad ascoltare musica, non si acquista più il cd, tanto è scaricabile, non si approfondisce la ricerca di un genere musicale nuovo o di un artista particolare, cose che invece arricchirebbero la cultura personale. tutto ciò per chi fa musica non è rassicurante. Da qui tutta una serie di nuove valutazioni legate ai lives, al nuovo modo di ascoltare musica, all’approccio diverso nei confronti del pubblico da parte degli addetti ai lavori.

Hai degli artisti di riferimento?

Troppi… e tutti di alto valore.

Progetti futuri?

“Trenches” sta avendo un buon riscontro, ci piacerebbe far conoscere questo lavoro presentandolo dal vivo, sperando che, con la promozione e anche con interviste come queste, possa essere diffuso anche al di fuori del circuito fiorentino, dove di fatto stiamo già da tempo suonando questi pezzi assieme ad altri del nostro precedente repertorio. Ci piacerebbe anche girare un video. Contemporaneamente, com’è logico, stiamo cercando di comporre materiale nuovo, non vorremmo fermarci qua.

Stefano Duranti Poccetti

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