Federico Buffa al Rossetti racconta in modo splendido le Olimpiadi del 1936

Data:

Trieste, Il Rossetti, 15 e 16 novembre 2016

Ottant’anni fa, prima dello scoppio della guerra che tre anni dopo sconvolgerà il mondo, due universi si fronteggiano a Berlino: l’ideologia nazista e lo sport olimpico. Hitler è al potere dal 1933, ma fin dal 1931 il Comitato Olimpico Internazionale aveva accettato la candidatura della Germania per l’organizzazione dei Giochi del 1936. Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda tedesco, convinse il dittatore riluttante ad usare quest’occasione di grande visibilità per mostrare al mondo la grande macchina organizzativa tedesca ed offrire nel contempo elementi utili a nutrire le illusioni di tanti sulla non pericolosità del nazismo. A ciò si aggiunse la precisa intenzione di creare un legame indissolubile fra gli ideali della Grecia classica ed il Reich che si immaginava millenario.

Sorsero tentativi di boicottaggio, ma alla fine furono soltanto due le nazioni a rifiutarsi di partecipare: la Spagna e l’Unione Sovietica. Quell’edizione si rivelò davvero grandiosa per livello di organizzazione, attenzione scenografica e potenza mediatica (le prime Olimpiadi ad essere trasmesse in diretta radio-televisiva con le riprese di Leni Riefenstahl che ne trasse in seguito il film Olympia, ancora oggi un caposaldo del cinema).

Federico Buffa, il famosissimo giornalista sportivo per Sky ne ha fatto, assieme ad Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica, uno spettacolo teatrale che coinvolge in modo sorprendente un pubblico numeroso ed eterogeneo costituito in gran parte di giovani: sono tanti i nomi che gli spettatori riconoscono o imparano a conoscere, tanti gli episodi e le notizie legati a questo storico e discusso evento a sfilare nelle due ore abbondanti in cui Federico Buffa cattura totalmente l’attenzione della platea assieme alla cantante Cecilia Gragnani, Alessandro Nidi al pianoforte e Nadio Marenco alla fisarmonica.

buffa_corriere_dello_spettacoloCon Le Olimpiadi del 1936 si assiste non soltanto ad uno spettacolo di grande interesse, ma anche ad un importante recupero della narrazione attraverso il teatro, luogo vivo, capace di ricordarci in modo alto quanto sia importante ritornare ad ascoltare qualcuno che lì, in carne e ossa di fronte a noi racconta qualcosa trasmettendoci, oltre alla storia, le sue emozioni. L’idolo del giornalismo sportivo della televisione si trasforma in attore con un atto di responsabilità civile: la sua esperienza e conoscenza viene messa al servizio di qualcosa che va al di là del semplice spettacolo di intrattenimento e quel che emerge sono soprattutto le storie di otto fra uomini e donne, ricordati alla fine dello spettacolo in modo simbolicamente forte, che vi parteciparono e che con il loro comportamento resero quei Giochi Olimpici davvero immortali.

Quando le ombre calano, le luci che si accendono brillano maggiormente ed è questo che affiora ascoltando ciò che fecero queste otto persone: l’afro americano Jesse Owens assieme al tedesco “ariano” Lutz Long; la campionessa di scherma Helene Mayer, ebrea tedesca; la nuotatrice italiana Ondina Valla; il lottatore germanico, dichiaratamente comunista, Werner Seelenbinder; il maratoneta coreano Sohn Kee-Chung, la cui storia si interseca con quelle del britannico Ernest Harper e del connazionale Shoryu Nan; l’allenatore austriaco di calcio Hugo Meisl e la sua amicizia con il rivale italiano Vittorio Pozzo. Sono queste le storie da ricordare e Federico Buffa lo fa in modo efficace, alternandole a momenti brillanti ed impersonando in alcuni momenti il responsabile del villaggio olimpico maschile Wolfgang Fürstner, ottavo protagonista dello spettacolo. Gli si deve sincera gratitudine.

Le Olimpiadi del 1936 a Berlino furono doppiamente esemplari: dimostrarono come gli eventi di massa travolgano gli individui e scrivano la Storia, ma anche quanto siano i singoli a lasciare alla fine la traccia più profonda. Le azioni di queste donne e di questi uomini insegnano con chiarezza alle generazioni successive alla loro che non è il potere, spesso conquistato con prepotenza e arroganza, né i vantaggi per se stessi sempre inevitabilmente effimeri, ma la solidarietà e il rispetto per la dignità di ognuno a spostare un po’ più in alto l’assicella di quel che ci rende Uomini, non importa se soltanto di qualche millimetro. È merito dello Sport? Forse è grazie ai singoli che, in tale contesto, nutriti dalle radici sane di questa antica pianta, sanno riconoscere chi condivide la stessa loro visione e, motivati ancor di più dalle pressioni contrarie che altri vorrebbero imporre, si ribellano, agiscono e condividono con altri un pezzo della loro vita restituendo con generosità al mondo quanto dal mondo hanno ricevuto.

Ovunque, a tutte le latitudini, si proclamano a gran voce principi che vengono immediatamente sviliti da azioni opposte, oggi come in ogni tempo, ma quel che importa è insistere a raccontare storie come queste perché siano esempio per continuare a cercarne di nuove da inserire in questo meraviglioso medagliere, da conservare con cura e mostrare con gioia.

Paola Pini

Trieste, Il Rossetti, Teatro Stabile del Friulia Venezia Giulia
Sala Assicurazioni Generali
15 e 16 novembre 2016
 
Le Olimpiadi del 1936
Di Federico Buffa, Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica
Regia di Emilio Russo e Caterina Spadaro
Con Federico Buffa
E con Alessandro Nidi (pianoforte), Nadio Marenco (fisarmonica) e Cecilia Gragnani (voce)
Direzione musicale di Alessandro Nidi
Costumi di Pamela Aicardi
Luci di Mario Loprevite
Foto di Laila Pozzo
Produzione Tieffe Teatro di Milano – Centro di produzione
 

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