“Parenti serpenti” al Teatro Cilea: quando il cinema si fa teatro e il teatro si fa cinema

Data:

Fino al 29 gennaio 2017 al Teatro Cilea di Napoli

Mai titolo fu più azzeccato per rappresentare la realtà che spesso si vive all’interno delle famiglie italiane: lo sapeva bene Mario Monicelli quando nel 1992 diresse il film “Parenti serpenti” divenuto poi un cult del cinema italiano, su soggetto di Carmine Amoroso. E perché non portarlo a teatro? Un esperimento già provato da qualche tempo: sta prendendo piede infatti la volontà (richiesta anche dal pubblico) di trasportare sulle tavole del palcoscenico importanti film che hanno fatto la storia del cinema. Certo non è facile: dipende innanzitutto dal film, dagli attori, dalla storia e dall’adattabilità di questa all’ambiente teatrale. In questo caso possiamo ben dire che la prova è riuscita, come testimoniano i continui sold-out registrati durante tutta la tournèè. La storia è conosciutissima: gli anziani Saverio e Trieste ospitano, come ogni anno nella loro casa di paese, i quattro figli durante le vacanze natalizie; vivono tutti fuori e sono apparentemente realizzati (chi più chi meno) in ambito lavorativo e sentimentale. Tutto sembra andare come previsto: la voglia di raccontarsi, di stare insieme, finché alla richiesta dei genitori di voler vivere con uno dei propri figli scatena tutta una serie di litigi tra i quattro eredi, nessuno dei quali vuole “accollarsi” in casa propria i genitori. La soluzione trovata dai figli però rispecchia tutt’altro che l’unità familiare tanto decantata e professata fino a quel momento.

Parenti_Serpenti_Corriere_Dello_SpettacoloLa regia di Luciano Melchionna si muove su due fili paralleli: innanzitutto l’attualizzazione del testo e della storia, nella quale a distanza di più di vent’anni è facile immedesimarsi, attraverso l’inserimento di elementi moderni (il cellulare, il “selfie”, la figlia di Alessandro e Gina che aspira ad entrare ad Amici, mentre nel film originale il programma era “Fantastico”) senza però toccare la sceneggiatura originale e le scene cult del film; l’altro filo è il tratto sperimentale della messa in scena (al quale ci ha già abituato con “Dignità autonome di prostituzione”): Melchionna utilizza l’intero spazio teatrale per far rivivere le storie dei personaggi, facendo interagire gli attori con il pubblico in sala che “interpreta” la gente del paesino di montagna. Rompe così la canonica quarta parete (tanto amata dal teatro tradizionale) fondendo teatro e cinema: un po’ come fece Ejzenstejn quasi un secolo fa (attraverso tecniche diverse), si serve dello spazio, della musica e del gioco di luci per ricreare – così come nel cinema – il passaggio repentino da una scena all’altra, cosa che nella cinematografia viene ricreato attraverso il “montaggio”. Gli attori poi, ci mettono il proprio per la brillante riuscita dello spettacolo: Lello Arena e Giorgia Trasselli si scoprono una coppia che funziona sia in termini di resa scenica dei due amorevoli e sfortunati genitori che in termini più squisitamente tecnici, dimostrandosi ancora una volta capaci e padroni del loro mestiere; non da meno il resto del cast che condivide la scena con i due protagonisti: Fabrizio Vona, Autilia Ranieri, Annamaria Vitolo, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Raffaele Ausiello, esilaranti nella scena durante la quale vengono a galla gli scheletri nell’armadio di tutti i componenti del nucleo familiare. La scenografia di Roberto Crea poi è la rappresentazione della famiglia: quasi un nido, uno spazio in cui ci si raccoglie e dove si trova sicurezza e serenità; è una scena che inoltre ben si sposa con la scelta registica di fondere il teatro con il cinema: la porta centrale che ora è porta di ingresso, ora dà accesso alle altre stanze della casa, e il soppalco dal quale nonno Saverio da buon capostipite osserva, quasi come un giudice super partes, la famiglia che si sgretola.

Lo spettacolo ha debuttato lo scorso 26 Luglio al Festival Teatrale di Borgio Verezzi (co-produttore dell’allestimento) e ha ottenuto il Premio Camera di Commercio delle Riviere di Liguria 2017 per essersi distinto per le soluzioni registiche e la qualità dell’allestimento. Un nuovo successo per Ente Teatro Cronaca VesuvioTeatro (società produttrice) che, fino alla fine della stagione, sarà presente in altri teatri napoletani con altrettanti interessanti allestimenti.

Francesco Pace

Di: Carmine Amoroso
Regia: LUCIANO MELCHIONNA
con: Giorgia Trasselli
e con: (in o. a.) Raffaele Ausiello, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Autilia Ranieri, Annarita Vitolo, Fabrizio Vona
Scene: ROBERTO CREA
Costumi: MILLA
Musiche: STAG
Assistente alla Regia: SARA ESPOSITO
Produzione: ENTE TEATRO CRONACA VESUVIOTEATRO in collaborazione con BON VOYAGE PRODUZIONI e con il FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI

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