“Le Baccanti”, Dionysus il Dio nato due volte

Data:

Dal 7 al 19 febbraio 2017 al Teatro Vascello di Roma

 

«Le baccanti cominciano ad agitare il tirso per i loro riti…

l’eccitazione si era trasmessa all’intero bosco, alle belve:

non c’era più niente di fermo, tutto si agitava in frenesia.»

(Euripide, Le Baccanti)

Surreali e cupi sono i toni della tragedia greca “Le Baccanti” e il dramma di una morte tragica e dolorosa, come punizione divina inferta dal dio Dioniso.

Nulla è dato al caso e anzi tutto è rifinito nei minimi dettagli per trasformare un classico in un esperimento che fa specchiare l’irrazionale e con il razionale, il divino con l’umano e il passato con il presente.

Lo spazio scenico viene pienamente utilizzato, i personaggi si muovono tutti come in una danza e si fanno cullare come da onde, prima lente e suadenti, poi forti e maligne, a seconda del momento catartico che vivono nella storia, ma tutte seguono la climax dirompente del loro sentimento, dei loro vaneggiamenti, dei loro tormenti come la furia di un fiume che rompe gli argini.

Via il superfluo per la scenografia, solo una montagna, il monte Citerone in particolare, e un telo trasparente che diventa come un  quadro vivo che si muove e che copre il retro del palco e rende ancor più magica e oscura l’atmosfera e la trama, a volte viene rabbuiato, a volte illuminato, per mostrare le sagome delle baccanti e i loro bastoni di tirso, come esseri presenti e pronti a giudicare secondo giudizio e volere divino.

Gli attori e la coralità ad effetto delle Baccanti è l’essenziale nella rappresentazione: un continuo  incalzare di voci, altalenanti nel ritmo e nel volume, si fanno sentire con suoni stridenti, o con versi ringhianti come bestie, o a ritmi orgasmici, come burattini mossi e gestiti dal divino, impossessate e senza potere alcuno su di sé, perse nel limbo recondito della loro mente, che non gli appartiene più.

Tutto questo, diventa strumento per rappresentare l’ingannevole doppiezza del dio protagonista, un dio seducente, ma poi anche crudele e vendicativo, in quanto offeso, che prende posizione e si vendica facendo commettere l’omicidio più feroce: una madre che uccide il proprio figlio senza rendersene conto accecata dall’invasamento e dall’ebbrezza dei riti sacri per l’immortale dio figlio di Zeus pensa di aver una testa di leone come trofeo di caccia tra le mani e invece tiene ancora calda quella del figlio.

Il dolore al centro della scena esplode dalla prorompente Manuela Kustermann, che interpreta proprio Agave, la madre di Penteo, il vero colpevole nel testo di Euripide, colui che ha dubitato dell’essenza divina di Dioniso e con la sua tracotanza dando del bastardo al dio, si è condannato al disonore e alla punizione più straziante.

le baccanti 3È un teatro di carnale tensione, che catapulta il passato in uno squallido presente: nel finale catartico, infatti, Agave si rende conto con orrore del misfatto commesso tanto orribile quanto allora stesso tempo purificante (la verità è libertà pura), realizzazione e purificazione che per noi uomini di oggi ancora imbambolati e anestetizzati a causa di una tecnologia assillante, non si sono ancora verificate. Noi infatti, manipolati subdolamente e incastrati in una realtà sempre più online, nascosti da mille schermi di telefoni e computer e schiacciati dalla società che ci vuole tutti uguali e che ci spinge sempre di più a pensare come automi, non siamo ancora riusciti a realizzare l’esistenza come “hic et nunc” (qui e ora), non trovando una liberazione che ci possa decontaminare per tornare a essere unici e magari, felici.

Se per Euripide, uno dei maggiori drammaturghi e poeti greci del 400 a.C, gli dei capricciosi e funesti sono i detentori di un destino caustico, oggi nel 2017, siamo noi stessi a essere padroni delle nostre azioni e a dover rispettare noi stessi prima di tutto, prendendo posizioni e decisioni, dal personale alla politica che governa la collettività. La realizzazione sta proprio nel potersi svegliare e reagire, perché oggi abbiamo la possibilità di cambiare la storia, perché oggi non abbiamo nessun dio ingiusto che decide per noi.

Uno spettacolo intenso e impegnativo di quasi due ore che svela le sue sfumature e i suoi talentuosi artisti come il riflesso degli innumerevoli colori della coda di un pavone.

Assolutamente da vedere.

Flavia Severin

Un progetto di Daniele Salvo sulle Baccanti di Euripide
Con: Manuela Kustermann, Daniele Salvo, Paolo Bessegato, Paolo Lorimer, Simone Ciampi, Diego Facciotti, Giulia Galiani, Annamaria Ghirardelli, Melania Giglio, Francesca Mària, Silvia Pietta, Alessandra Salamida, Giulia Diomede
Regia: Daniele Salvo
Produzione: La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello Roma – Tieffe Teatro Milano
Teatro Di Stato Constanta Romania

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