Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

L’ironia e la comicità di Pippo Franco per l’avventure coraggiose del cavaliere Brancaleone in Calabria

Data:

Al Salone Margherita di Roma, fino al 19 marzo 2017

Determinante per l’essere umano è il sapiente uso della ragione che lo distingue dagli altri animali e ricordarsi d’essere un elemento celeste aperto all’umanità per viverla secondo precisi canoni etici e non distruggendosi ma dominando l’universo. Questo è l’ammonimento didascalico che ci viene dal lavoro BRANCALEONE E LA SUA ARMATA, derivato dalla silloge di testi da lui raccolte sulle imprese dei cavalieri meridionali e normanni, uniti nel nome della cristianità contro i Saraceni nel mezzogiorno della nostra penisola nel basso medioevo. Egli, che è  anche un eccellente storico e critico d’arte avendo frequentato il liceo artistico, si rifugia dal medico eremita Colombello, dipendente dal vescovo di Trani, desiderando espiare i suoi peccati ed in particolare la viltà e codardia, l’accidia, per cui, per non correre pericolo letale sul campo di battaglia, si è finto morto contro i Mori. Ciò ci ricorda l’ipocrisia del soldato fanfarone Virgopolinice nel Miles Gloriosus di Plauto, il cui vantato eroismo sarà ripreso dal Ruzzante nel DD”Parlamento o Irreduce dal campo”; ma qui sulla boria e vanagloria del presunto eroe, ha il sopravvento il pentimento con l’aspirazione al suicidio,altro peccato,chiedendo al religioso un farmaco terapeutico.Colombello, interpretato con potente incisività e brio dal vecchio comico di successo G. Battaglia,gli dà una pozione che non è un’erba velenosa come la cicuta di Socrate, ma un lassativo che lo libera fragorosamente ed in abbondanza dai diavoli che ha in corpo. Ora può, redento, assumersi l’incarico di cacciare dal castello di Bellafonte gli Arabi che l’hanno occupato, tardando i Normanni ad arrivare; Brancaleone con la benedizione dell’Episcopo può costituire un’armata improvvisata, formata da ignoranti contadini, artigiani e comici, come Folco e Marozia, incarnati brillantemente da G. Miseferi e da Geggia, innamorati litigiosi di contro a Tancredi ed Eufemia coppia teneramente affettuosa. Seguono esilaranti gags, colpi di scena e siparietti irresistibili come l’incontro della strega appestata, che in realtà è Cecilia dei GIACOMI, resa splendidamente da SARA Adami, che s’è sottratta alla dispotica tirannia del consorte principe AGASTO DA pomposa, vicino Ferrara con la suggestiva abbazia. Gli armati non si tireranno indietro nemmeno di fronte al rischio della peste che sta seminando di morti le terre di Lucania e Calabria, mettendo in evidenza le qualità semplici ed essenziali, positive, di questi popolani che con la loro bonomia e goffi atteggiamenti comici, vedasi L’Ezzelino rappresentato da Tonino Tosto con carattere ipocondriaco per la sua supposta malattia che rintracceremo nel malato immaginario di Molière, rendono la doppia identità amara e buffa dell’esistenza, in cui deve trionfare l’amore per Dio ed il prossimo, similmente al premio dato per i suoi meriti a Brancaleone. Si replica AL salone margherita di via due macelli fino al 19/03 c. m.

Susanna Donatelli

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