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La storia dell’arte incontra il teatro: Vittorio Sgarbi celebra Bartolomeo della Gatta

Data:

Teatro Mario Spina, Castiglion Fiorentino. Lunedì 3 aprile 2017

“IN FUTURO BARTOLOMEO DELLA GATTA SARA’ PER CASTIGLION FIORENTINO QUELLO CHE PIERO DELLA FRANCESCA E’ STATO, ED E’, PER SANSEPOLCRO”. Con questa profezia/auspicio Vittorio Sgarbi ha introdotto al folto pubblico del teatro Spina di Castiglion Fiorentino uno dei più illustri quanto sottovalutati cittadini castiglionesi della storia. Fiorentino di nascita ma castiglionese d’adozione, il pittore e miniatore Bartolomeo della Gatta (1480-1502) è stato, a detta del critico d’arte ferrarese, una figura di primissimo piano del Rinascimento, un artista degno di Piero della Francesca e, sempre secondo il “Vittorio nazionale”, perfino superiore a Luca Signorelli. Nonostante un curriculum di tutto rispetto (la frequentazione di tutti i grandi geni toscani dell’epoca, da Verrocchio a Leonardo, senza dimenticare, ovviamente, Piero; il contributo agli affreschi della Cappella Sistina, oltre alle opere lasciate a Castiglion Fiorentino, Arezzo, Cortona…), Bartolomeo della Gatta è rimasto, per varie circostanze storiche, una figura “di nicchia”, costantemente all’ombra di Piero della Francesca, almeno fino alla seconda metà del novecento: sì, perché dagli anni settanta in poi, grazie all’opera di studio e divulgazione di alcuni critici d’arte, è cominciata una vera e propria (ri)scoperta dell’artista toscano, culminata in questa serata-evento celebrata da uno tra i più grandi estimatori e conoscitori al mondo di Bartolomeo della Gatta, cioè Vittorio Sgarbi.

Accettando la proposta del sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli (l’evento è stato organizzato dal Comune con la collaborazione dell’associazione Mente Glocale, la stessa –lo voglio ricordare- che sta dietro alla “Sagra del Cinema”, ormai una manifestazione di punta per il territorio castiglionese e non solo), giustamente desideroso di valorizzare e far conoscere alla gente un vero e proprio patrimonio cittadino, Sgarbi ha riproposto, adattandola su misura per Bartolomeo della Gatta, la fortunata formula con la quale ha portato in giro per i teatri d’Italia la vita e le opere di quel genio immenso e tumultuoso che risponde al nome di Caravaggio. Nel corso di questa serata speciale (una prima assoluta, un vero e proprio “episodio zero” che, chissà, potrebbe avere anche un seguito…) intitolata “Bartolomeno della Gatta, un genio misconosciuto”, Sgarbi ha tenuto una vera e propria lezione monografica di storia dell’arte. Oltre a tratteggiare brevemente la vita e le opere di Bartolomeo, il critico ha commentato (con l’ausilio di riproduzioni fotografiche proiettate su uno schermo) alcune tra le sue opere più importanti e significative (come, ad esempio, la Pala di San Giuliano, San Francesco riceve le stimmate, San Girolamo penitente nel deserto, i ritratti dedicati a San Rocco), sottolineando la stretta parentela artistica tra il pittore castiglionese e Piero della Francesca. Ad aprire, inframmezzare e chiudere lo spettacolo, gli interventi pianistici (musiche di Liszt, Scarlatti, Debussy; Satie e Schumann) di un altro castiglionese doc: il maestro Luigi Tanganelli.

C’è poco da fare: quando, lontano dalle telecamere e dal circo mediatico di cui lui stesso avverte la drammatica mediocrità (bisognerebbe domandargli, quindi, per quale motivo accetti di farne ancora parte, ma forse tutti conosciamo la risposta…), Sgarbi sveste i panni del suo personalissimo Mr. Hyde, cioè dell’opinionista televisivo perennemente sopra le righe (eufemismo) interpellato per qualunque cosa tranne che- lamenta ancora l’interessato- per parlare di pittura, scultura, ecc… e torna “in sé” per fare ciò che più ama e sa fare, ovvero il critico d’arte, è davvero, come avrebbe detto Pino Daniele, “tutta n’ata storia”! Col suo eloquio fluido, chiaro e appassionato riesce ad avvincere senza essere mai pedante o noioso, e a rendere comprensibile e affascinante una materia tutt’altro che semplice anche ai neofiti: è così che si fa vera divulgazione. In questo felice incontro tra teatro e storia dell’arte l’intento didattico si sposa a meraviglia con le esigenze dello spettacolo, e pazienza se ogni tanto al Nostro – un caso da manuale di mistica fusione tra sacro e profano, di “aulico” e “volgare” che convivono, inseparabili, all’interno della stessa anima- sfugga qualche parolaccia o qualche impagabile sentenza delle sue (ne ha fatto le spese perfino il sindaco Agnelli, per non parlare poi dei due inviati de Le iene, che lo hanno raggiunto a sorpresa un paio d’ore prima dell’inizio dello spettacolo, scatenando il classico repertorio sgarbiano): tutto ciò, in fondo, non fa altro che rendere il piatto più saporito…

Francesco Vignaroli

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