883: LA DURA LEGGE DEL GOL. Nesso Musica e sport come filosofia di vita e racconto della nostra interiorità e del comportamento umano e sociale

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In passato ho scritto temi in riferimento alla filosofia dello sport e della vita. Oggi ritorno sul tema, per trattare ancora quel punto di vista in cui sostengo che di fronte alla nostra esistenza, ogni singolo uomo scopre dentro di sé un rigore imposto dall’anima. Questo rigore ci impone di ricercare una realizzazione o meglio chiede di cercare e trovare qualcosa che dia senso al nostro essere al mondo. In questa partizione quel “Rigore imposto dall’Anima” lo vediamo attraverso “La dura legge del gol”, successo musicale dei mitici 883, gruppo di cui Max Pezzali era componente. Questo loro pezzo ci parla della ricerca di realizzazione attraverso una partita di calcio a cui possiamo sostituire addirittura il lavoro. Dall’altro lato, lo stesso pezzo descrive l’importanza di avere delle buone relazioni umane. Il rigore imposto dall’anima ci richiede anche questo. Le relazioni umane sono un postulato fondamentale alla vita dell’essere umano. Esse sono il primo e assoluto grado di realizzazione del proprio sé. Il primo stadio umano che formano l’identità e il benessere della persona. Se, riflettiamo, quando non abbiamo buone relazioni umane non ci sentiamo realizzati. Quando alcuni rapporti non sono andati per come speravamo sperimentiamo un senso di tristezza, anche se la vita continua, pur se in una parte di noi una piccola malinconia c’è sempre. E proprio gli 883 nella loro “La dura legge del gol” ci riportano quanto appena detto. Infatti, nei versi del loro testo si recita: “Chi le ha inventate le fotografie/Chi mi ha convinto a portar qui le mie/Che poi lo sappiamo/Scattano le paranoie” – “Le facce nella foto accanto a noi/Entrate nelle nostre vite e poi/Scappate di corsa/Per non tornare mai” – “Quanti in questi anni ci han deluso/Quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato…” in questi versi si narra proprio la nostalgia di un passato, fatto anche di aspettative che non sono state quelle sperate. Non si parla solo di una squadra di calcio che giocando ha deluso perché ha perso quella partita, bensì si raccontano delle relazioni umane che non ci sono più, le stesse che hanno deluso, volendo sottolineare quel vuoto che quei rapporti hanno lasciato.. Il testo parla di paranoie. Tale termine è sinonimo di pazzia o di ossessione, ciò nel brano non è una presenza per un puro caso, di fatto, a volte alcune sofferenze provenienti dai rapporti appaiono incomprensibili e definiti proprio paranoiche. Ciò è sbagliato, la “paranoia” di fronte a un dolore non esiste, sussiste solo un comportamento anomalo ma frutto del vuoto che una relazione ha lasciato. Talvolta questo vuoto diviene un trauma, in un contesto ove tutto non sempre è comprensibile. La comprensione si può ottenere in due modi: a). La propria esperienza può essere capita da una persona che ha vissuto la stessa cognizione. b). Attraverso la facoltà umana dell’empatia, la attitudine umana che permette di fare dell’esperienza di chi ci sta di fronte una propria esperienza. Ciò richiede una grande umiltà che conduce l’essere ad essere sempre pronto ad ascoltare e a impegnarsi a comprendere. In questo la formazione o un titolo di studio serve, è importante ma non fa tutto. Solo chi ha provato determinati sentimenti e emozioni può comprendere. Solo chi usa la propria facoltà dell’empatia e solo se ci si avvicina a una persona che soffre, può capire. Quando non si comprendono un essere umano dice al suo simile “Sei paranoico..”. Questo è un aspetto affabile della natura umana, che mostra il limiti dell’umano. Limite che non può essere superato. Non tutto sappiamo, abbiamo dei saperi e siamo fatti di limiti, davanti alla vita in cui c’è sempre qualcuno pronto a capire. Colui che come recita il testo degli 883 “Si alza dalla sedia del bar chiuso/Lentamente Cisco e all’improvviso dice/”Voi non capite un c… è un po’ come nel calcio”/È la dura legge del gol, Fai un gran bel gioco però, Se non hai difesa gli altri segnano, E poi vincono, Loro stanno chiusi ma Alla prima opportunità, Salgon subito e la buttan dentro a noi, La buttan dentro a noi…”. In parole semplici,  il brano sostiene che la vita è come il calcio, in cui giochi ma se non abbiamo buone difese gli altri segnano…

la vita è una lotta in cui bisogna essere forti. Bisogna avere delle buone difese, perché in questa lotta l’essere si scontra con quel rigore imposto dall’anima. Il testo segnala che in questa lotta non ci sono più amici o meglio che per stare in campo si è pronti anche a rinnegare l’amicizia, perché tra queste ci può essere chi può segnare e vincere, in un quadro in cui c’è tanta tristezza, perché ci si ferisce… ma la regola è una legge. Tale legge è la dura legge  del gol, una legge che è come una ruota che gira e rigira, infatti il testo continua “Da queste foto io non lo direi/Che di tutta sta gente solo noi/Siam rimasti uniti/Senza fotterci mai/Sull’amicizia e sulla lealtà/Ci abbiam puntato pure l’anima/Per noi che l’ha fatto/Chi per noi lo farà/Quanti in questi anni ci han deluso, Quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato [….] è un po’ come nel calcio, È la dura legge del gol…”. La dura legge del gol ha bisogno anche dell’essere umano per raggiungere quel gol. Infatti, molte volte incontriamo persone che si mostrano amici fino a quando giungono a un obiettivo. Arrivato a questo coloro che ci erano tanti amici ci buttano via. Altre volte, questa norma non si nota e mai nessuno si accorge di essere stato usato. Accade quando hai una certa posizione che può aiutare a raggiungere un obiettivo. Gli 883 descrivono ciò come la dura legge del gol, ma non è una norma imposta dalla natura bensì dalla libertà umana. È l’essere umano che fonde tale norma e non la natura. È un postulato che l’essere definisce come strategia per vincere una partita. Allo stesso tempo, la vittima in molti casi ama questo, anzi, vuole proprio, in modo inconscio. Preferisce la persona ruffiana piuttosto che quella che gli propone un percorso. Altre volte ancora, la vittima attira per un comportamento proprio, che ha un proprio obiettivo, quello di avere persone attorno a sé. Riconosce il bisogno di rapporti ma il mondo in cui cerca di costruirli è errato, non sa che attira come personaggio e non come persona. C’è tanto da dire ma abbrevio con un ultimo pezzo del  testo che racconta di un “tipo con il cappellino blu, Dei New York Yankees” – quello lì sei tu […] E quella nella foto accanto a te, non è il fenomeno della tua ex, Quella che diceva: “Scegli o loro o me [….]: si narra quindi anche alcune situazioni particolari, in cui ti vengono imposte delle scelte, come il caso del tipo col cappello, che si trovava una ragazza che lo poneva di fronte a una determinata scelta. È come nel calcio, perché sei alla ricerca di una mossa giusta che possa soddisfare quel rigore imposto dall’anima, ma con tanta e tanta difficoltà, perché puoi scegliere una via o una cosa, lasciando altre, con dispiacere. “è la dura legge del gol” o “è la dura regola della vita”, in un’esistenza in cui siamo uno “squadrone” dice il testo, cioè un gruppo, come se si sottolineasse che alla fine si vince solo se uniti. Tale unione raffigura l’importanza delle relazioni. Le esalta come l’unica vera vittoria della vita o il fondamento che porta a questa. Lo stesso fondamento che conduce al benessere umano.

 Giuseppe Sanfilippo

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