Sguardi su PHAEDRA

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Il 27 luglio 2017 alle Antiche Terme di Baia

<<Solo, è un animo pazzo d’amore>>. Queste le parole della disperazione di Fedra di Lucio Anneo Seneca, andato in scena – dopo il sold out al Teatro Grande degli Scavi di Pompei e la rassegna dello scorso anno a Siracusa – il 27 luglio 2017 alle Antiche Terme di Baia in occasione del progetto finanziato dalla Regione Campania, che ha ospitato altri spettacoli del Dramma Antico, come ‘’I sette contro Tebe’’ patrocinato dall’Istituto Nazionale Dramma Antico di Siracusa, ‘’Le Baccanti’’ di Carlo Boso e ‘’La cantata della grecità’’ con Moni Ovadia. La cornice del parco archeologico rende l’atmosfera suggestiva ed ammaliante, nonostante il numero dei posti non superasse i 273.

Di fronte a Fedra (Imma Villa) si resta letteralmente folgorati, dall’imponenza del personaggio e l’introspezione psicologica, dalla potenza della parola, dalla forza della phonè che il teatro greco trasmetteva e trasmette ancora oggi. L’impareggiabile regia del napoletano Carlo Cerciello ci porta nei luoghi suggestivi del mito, che arrivano fino ai nostri giorni, avvolgendo le nostre vite, attraverso una sceneggiatura impastata di termini moderni che riesce a colpire in pieno il pubblico più vasto. In scena vediamo il vorticoso labirinto della mente femminile: Fedra è dispersa, naufraga nella sua follia amorosa, incapace di ritrovare sé stessa e nemmeno le parole della nutrice, interpretata magistralmente da Bruna Rossi, riescono a farle ritrovare la ragione. Carlo Cerciello conferisce grande importanza al personaggio della nutrice, che qui è una magistra vitae, una madre severa e potente che rimprovera Fedra, richiamandola ai suoi doveri morali, ma ne diventa anche complice del suo peccato mortale.

Fedra è chiusa nel suo dolore: non mangia, non dorme – descrive la nutrice – ed è forte la somiglianza con il dialogo tra la nutrice e Medea (di Euripide), distrutta dal tradimento del marito Giasone. D’altronde Fedra è una nipote della sanguinaria assassina, quindi entrambe fanno parte di una stirpe dannata, destinata all’ inesorabile sofferenza di provare ‘’abominevoli desideri’’.

La straordinaria Imma Villa delinea il personaggio nel suo furor più intenso, nel delirio, provocato dalla passione violenta e inaccettabile, quella di amare il suo figliastro Ippolito, che invece disprezza le donne e si dedica alla caccia e alla vita nei boschi. Dopo il suo ingresso regale in scena, Fedra, seguita dal coro, si spoglia del suo enorme e pomposo abito, che resta sulla scena come una baldacchino vuoto, mentre lei cade a terra inerme e impotente, restando coperta da stracci color cenere. Fedra diventa una tenera adolescente che non riesce a controllare il suo animo nel quale divampa questo amore contro natura: decide di custodirlo come un segreto da portare con sè nella tomba, poiché non riesce a svelarlo a Ippolito, che gli ricorda probabilmente il marito da giovane. Ma non ci riesce: un bacio la tradisce. Intensamente bacia il suo figliastro al centro della scena, ma non è il bacio tenero di una matrigna. Il rifiuto genera in lei la vendetta. Mente a Teseo, raccontandogli che Ippolito ha cercato di abusare di lei. Il padre, infuriato, invoca la maledizione sul figlio.

Corriere_dello_SpettacoloIntenso il lavoro operato dall’attore palermitano Fausto Russo Alessi che interpreta sia il giovane Ippolito che Teseo, emerso dagli Inferi, sottolineando la diversità dei due personaggi sia nel corpo che nella voce.

Suggestivo è l’effetto orientale del coro di uomini e donne, nella scelta dei costumi (di Alessandro Ciammarughi), lunghi kimoni dalle sfumature dorate e nella dinamicità dei movimenti (coreografati dal maestro Dario La Ferla) che ora lenti e ondulatori, ora veloci e scattanti ricordano danzatori giapponesi del teatro di Bali. A capeggiarlo due corifee soprani lirici che accompagnano il racconto della vicenda con la loro voce, dialogando con il koros che risponde alle domande come da tradizione nel dramma antico. Il Coro non perde mai il contatto con i personaggi, anche quando non agisce è sempre presente, giudica, deplora sorti infelici, talvolta polemizza, consiglia. Ma il coro è anche drammaticamente impotente, non può intervenire sui fatti che avvengono indipendentemente, perché già inscritti in una storia fatale e immodificabile dai mortali.

Un’opera completa quella di Carlo Cerciello, resa potente ed esplosiva dalle musiche di Paolo Coletta, una commistione di canzone lirica con effetti moderni, echi orientali e liturgici, il tutto immerso in una scenografia (di Roberto Crea) cupa e lugubre avvolta nel mistero, delineata da una foresta di lunghi alberi lignei posizionati sul fondale della skene.

Il finale mostra direttamente sulla scena episodi crudeli, come la dispersione della membra di Ippolito, fatto massacrare per volere del padre.

Gli attori si sono misurati con grandi scene di orrore e pietà, vere e proprie suasoriae, di lunga durata, difficili da gestire sulla scena, soprattutto nel silenzio assordante delle pause, ma sono riusciti a tenere il pubblico col fiato sospeso, che resta rapito e immobile e solo alla fine si lascia trasportare in un caloroso applauso.

Fondamentali sono le iniziative di questo tipo e le rappresentazioni del Dramma Antico, che arricchiscono la storia e la tradizione della nostra Regione, che va valorizzata e tutelata grazie al passato della nostra immensa cultura.

Elena Dentato

traduzione Maurizio Bettini
con Imma Villa, Fausto Russo Alesi, Bruna Rossi, Sergio Mancinelli, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia, Federica Cavallaro, Maddalena Serratore, Nadia Spicuglia, Claudia Zappia
coro Valerio Aulicino, Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Andrea Cannata, Aurora Cimino, Carla Cintolo, Cinzia Coniglione, Corrado Drago, Alice Fusaro, Desiree Giarratana, Marcello Gravina, Ivan Graziano, Virginia La Tella, Anita Martorana, Riccardo Masi, Maria Chiara Pellitteri, Paolo Pintabona, Vladimir Randazzo, Sabrina Sproviero, Francesco Torre, Giulia Valentini, Arianna Vinci
regia Carlo Cerciello
regista collaboratore Raffaele Di Florio
assistente alla regia Walter Cerrotta
scena Roberto Crea
assistente scenografo Michele Gigi
costumi Alessandro Ciammarughi
musiche Paolo Coletta
coreografia Dario La Ferla
direttore di scena Mattia Fontana
progetto audio Vincenzo Quadarella
progetto luci Elvio Amaniera
costumista assistente e responsabile sartoria Marcella Salvo
responsabile trucco e parrucco Aldo Caldarella
costumi Laboratorio di sartoria Fondazione Inda Onlus
scenografie Laboratorio di scenografia Fondazione Inda Onlus
area comunicazione www.indafondazione.org
Foto copertina Franca Centaro

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