Geppetto e Geppetto al Complesso Palapartenope

Data:

Al Teatro Palapartenope di Napoli, l’8 novembre 2017

Uno degli spettacoli più importanti dell’anno, coprodotto dal TEATRO STABILE DI GENOVA, Geppetto e Geppetto ha debuttato nel giugno 2016 al Festival delle Colline Torinesi ottenendo un ampio consenso, confermato dai premi e dal successo di pubblico, registrando sold out in tutta Italia. Giunto in data 08/11/2017 anche al Complesso Palapartenope di Napoli.

Questa è la storia di un papà che vuole fare il papà e di un figlio che vuole fare il figlio: tra i due, all’apparenza, manca solo una mamma. E’ il desiderio di un Geppetto di farsi amare da un figlio che non è sangue del suo sangue. E’ il desiderio di un ragazzo di ritrovare una figura paterna, vissuta nell’assenza di una figura materna, che lo possa accompagnare nel mondo degli adulti senza subire alcuna mancanza. La storia pone dinanzi un quesito che oggi è sempre più pressante nella comunità odierna ovvero quello del: i figli nati da persone dello stesso sesso sono considerati cittadini di “serie b”? Quali mancanze e problemi avranno da grandi nel crescere senza due figure dal sesso opposto? Questa storia vuole trovare una soluzione a queste pressanti domande e lo fa con un divertente ma profondo motto, “se ci sarebbe più amore” è la storia di Geppetto e Geppetto, rispondendo alla domanda con un’altra domanda, ma che fa subito riflettere e si insinua nella mente di chi guarda lo spettacolo.

Geppetto e Geppetto è si  la storia di una coppia di omossessuali che decide di diventare genitori ma dietro c’è molto di più da leggere, perché ciò di cui parla questo testo di Tindaro Granata è dell’amore,  “se ci sarebbe più amore” per l’appunto le cose come andrebbero? Davvero due persone dello stesso sesso crescerebbero un bambino disagiato e deriso come ci vogliono far credere molti politici italiani e uomini di chiesa?

Lo spettacolo è incredibilmente sincero, così come veri sono gli attori che portano in scena con incredibile tenerezza e rabbia tutto il vissuto di una storia dolorosa, che ha bisogno di essere raccontata, perché questo è un tema abusato e trattato pure male, questa volta invece la si racconta bene ed in modo leale e sincero, raccontando gli aspetti negativi come il far crescere il proprio figlio in una società che forse in parte non è pronta e dunque il bambino potrebbe crescere nel razzismo e nella omofobia in cui son proiettati i genitori ma si mostra anche l’aspetto più vero e sincero dell’essere genitori, raccogliendo oneri e onori e spesso non è facile “tirar su” un bambino.

 I personaggi infatti hanno esigenza di farsi ascoltare, di spiegarsi, di rivelarsi, sempre con incredibile delicatezza e sincerità. Lo spettacolo seppur di media durata delinea molto bene la connotazione dei personaggi, tracciandone un profilo autentico e che non cade mai in clichè, stereotipi e luoghi comuni.

Geppetto e Geppetto non è una storia pro-adozione per le coppie gay, non è uno spettacolo politically correct…in questo non è banale. Infatti con grande intelligenza il testo di Granata non si pone a favore di una o dell’altra bandiera, lascia decidere allo spettatore e non è detto che esso alla fine si schieri da una parte, non è questo l’obiettivo dello spettacolo in fondo.

La struttura è quella di un vero e proprio dramma didattico, scenograficamente rappresentato solo da un tavolo – epicentro simbolico della vita familiare – dal quale pendono tre cartelli che con calligrafia bambinesca nominano la funzione dell’oggetto: agenzia, cucina, scuola. Due file di sedute laterali offrono alloggio agli attori “fuori scena” che, rimanendo visibili, diventano spettatori. Non c’è altro se non le magliette nere degli attori sulle quali appaiono i nomi di ogni personaggio interpretato. Magliette nere, nomi bianchi ma con i colori dell’arcobaleno insiti nella tematica Lgbt che si tratta. Attualissima la tematica, e d’impatto vederla rappresentata su un palcoscenico, senza effetti speciali. Come il Geppetto della favola più conosciuta al mondo, i due “fabbricano” il proprio figlio, non con sega e martello ma con la pratica della gestazione per altri.

Tra mamme che non accettano subito la posizione del figlio, padri che amano contro ogni pregiudizio il figlio, tra tempi sbagliati e vari tipi di amore, lo spettacolo spicca per il suo coraggio, trattando temi spinosi che potrebbero turbare una parte di pubblico, ma che invece dovrebbe provare a vedere questo spettacolo per ricredersi dinanzi a un’ottima trama che accompagna lo spettatore e non lo turba, tutt’altro lo fa riflettere e fa crollare muri, quelli del pregiudizio.

Questa situazione crea nel bambino una sorta di “rifiuto” del padre-non padre: perché mi avete fatto nascere così, chiede disperato il piccolo Matteo, perché mi avete voluto a tutti i costi! Alla fine della fiera, ciò che emerge è che le emozioni in ballo per chi desidera diventare genitore sono esattamente le stesse in ogni padre, di qualsiasi orientamento sessuale esso sia, famiglie arcobaleno e non.

Morale della favola, in questa storia Granata ci vuole raccontare:  “essere genitori richiede coraggio, amore, dedizione, perché i figli non perdonano nulla”.

Marco Assante

di Tindaro Granata
regia Tindaro Granata
con (in ordine alfabetico) Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Carlo Guasconi,
Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli
regista assistente Francesca Porrini
allestimento Margherita Baldoni
luci e suoni Cristiano Cramerotti
assistente ai movimenti di scena Micaela Sapienza
organizzazione Paola A. Binetti
coproduzione Teatro Stabile di Genova, Festival delle Colline Torinesi, Proxima Res

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