“Gli sdraiati”… Era meglio il romanzo

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Il brutto e deludente film “Gli sdraiati” di Francesca Archibugi, che già aveva toppato con il precedente “In nome del figlio” copia scadente del magnifico film francese (ma si sa il cinema francese non è quello italiano…) “Le Prénom” di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, ci fa sorgere la domanda legittima di come si possa prendere un bel romanzo, divertente, profondo, ben scritto e farne una cosa noiosissima, diretta male, senza ritmo, senza passione, dove figli e padri o madri si meritano a vicenda, nessuno è simpatico, nemmeno moderatamente degno di un briciolo di interesse. E nessuno si salva, tutti cascano in una latrina di macchiettismo, poca originalità, scene inutili e banali e per di più incomprensibili, dialoghi senza verve, personaggi di cui non ci importa proprio nulla. Per non parlare della recitazione che è al di sotto di ogni aspettativa, attori giovani (le nostre nuove promesse? Meglio non farle) che si mangiano le parole (scuole di dizione, no?) e non si capisce nulla di quello che dicono. Comunque tutti recitano malissimo. Ma l’Archibugi non se ne è accorta? Non ha lavorato con loro? Non era sul set? O cosa pensava, che il pubblico è così cretino che beve tutto solo perché ci si è fatti un certo nome? Ma in Italia funziona ancora così? Triste direi ma vero. E ancora più triste è che si producano film così brutti.

Il film sembra un tour promosso da un’agenzia di viaggi milanese per far vedere la Milano bene e da bere, quella che gira intorno a Piazza Gae Aulenti, appartamenti di lusso che vengono regolarmente messi a soqquadro, se fossimo a Roma direi dai Pariolini qui potrei dire Garibaldini…? E l’impotente Bisio, spaesato come un pinguino alle Maldive, si fa fare di tutto senza fiatare e forse è meglio, perché quando fiata dice tali banalità che ha quasi ragione il figlio a incazzarsi. Non reagisce mai ma proprio mai, per paura di perdere il figlio? Per sensi di colpa? O semplicemente perché è un debole e una vera nullità? Eppure è una star della TV! Wow! Non si capisce cosa muova i personaggi, acquosi e insopportabili. Tutti lavorano poco e studiano anche meno, sorridere non se ne parla, facce sempre truci e incazzate. Ma ogni tanto il suo contrario farebbe più risultare il lato negativo di questa massa di idioti.

E poi il fuoco drammatico non sono più gli “sdraiati” come nel libro ma la vicenda squallida del padre che ha avuto una relazione con la domestica per cui c’è il dubbio che la ragazza del figlio possa essere sua figlia. So what?

E la scena finale è tirata via frettolosamente, senza un minimo di poetica, quella che si meritava.

Peccato che l’aspettativa dopo aver letto con molto piacere il libro sia stata delusa da un film che non è la fotografia di nulla, lo spaccato di nulla, che non va in fondo ai personaggi, alle loro vicende, ai loro sogni (ma tanto non ne hanno), alle loro sofferenze (ma tanto non ne hanno) e che riesce solo ad annoiarci e a irritarci.

Come rovinare una bella storia in mala fede e con la convinzione che gli spettatori siano proprio degli imbecilli. Imbecilli noi? LOL

Daria D.

Gli sdraiati regia di Francesca Archibugi dall’omonimo romanzo di Michele Serra
Sceneggiatura di Francesca Archibugi e Francesco Piccolo
Claudio Bisio
Gaddo Bacchini
Ilaria Brusadelli
Cochi Ponzoni
Antonia Truppo
e molti altri (tutti mediocri)
Fotografia Fabio Cianchetti
Montaggio Esmeralda Calabria
Musiche Battista Lena
Scenografia Alessandro Vannucci
 
Casa di Produzione RAI Cinema con il contributo di MiBACT

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